Josh Kushner, fratello del più noto Jared e fondatore di Thrive Capital, era pronto a partecipare a un investimento da 4,2 miliardi di dollari. Ora l’UEFA chiede documenti sulla valutazione della società.
Josh Kushner dice che, potendo tornare indietro, Thrive non entrerebbe più nell’affare FIFA. “Se avessimo saputo in cosa si sarebbe trasformata questa vicenda, non ci saremmo fatti coinvolgere”, ha dichiarato il fondatore della società di investimento, che oggi si ritrova coinvolta nella battaglia giudiziaria sul progetto FIFA Forward Enterprise, voluto da Gianni Infantino.
Kushner non è nuovo ai grandi affari della tecnologia: Thrive Capital, ad esempio, è uno dei principali finanziatori di OpenAI. Josh è il fratello minore del ben più noto Jared, genero di Donald Trump ed ex consigliere della Casa Bianca, protagonista negli ultimi anni di numerose operazioni tra politica internazionale e finanza privata.
Per difendersi, Thrive ha scelto Alex Spiro, avvocato diventato il riferimento di Elon Musk in alcuni dei suoi contenziosi più esposti.
La UEFA, intanto, sta cercando negli Stati Uniti documenti che potrebbero essere utilizzati per una possibile denuncia penale in Svizzera contro Infantino. Al momento, però, il presidente della FIFA non risulta incriminato.
Kushner e il piano da 20 miliardi
Al centro dello scontro c’è FIFA Forward Enterprise, o FFE. Il progetto prevedeva di trasferire in una nuova società una parte delle attività commerciali legate alle competizioni FIFA, comprese entrate provenienti dai diritti televisivi e dalla vendita dei biglietti.
FFE sarebbe appartenuta alle 211 federazioni affiliate alla FIFA. Ciascuna avrebbe poi potuto vendere una parte delle proprie quote a investitori privati. JPMorgan era stata incaricata di trovare i compratori e Josh Kushner era pronto a entrare attraverso Thrive Eternal, veicolo collegato a Thrive Capital.
L’operazione prevedeva la vendita di circa il 20% per 4,2 miliardi di dollari, circa 3,6 miliardi di euro, sulla base di una valutazione di FFE attorno ai 20 miliardi di dollari.
Le quote sarebbero state acquistate dalle singole federazioni e i privati sarebbero così entrati indirettamente nel business commerciale della FIFA.
Milioni sul tavolo (ma poche settimane per decidere)
Il problema è come Infantino ha cercato di portare avanti il progetto. Insieme a FFE, FIFA ha prspettato un forte aumento del denaro destinato alle federazioni: fino a 20 milioni di dollari, circa 17,3 milioni di euro, per il ciclo 2027-2030, più una componente straordinaria che poteva arrivare ad altri 20 milioni.
Alle federazioni veniva però chiesto di prendere posizione entro il 19 settembre 2026, poche settimane dopo la presentazione del piano. Concacaf ha parlato esplicitamente di una “scadenza artificialmente breve”, contestando anche il fatto che un’operazione di quella portata fosse arrivata così avanti senza passare attraverso i normali organi di governo della FIFA.
Dopo la rivolta delle confederazioni, FIFA ha presentato formalmente il cambiamento come un “chiarimento”, ma la tempistica suggerisce un vero arretramento.
Ha dapprima precisato che i primi 20 milioni sarebbero spettati alle federazioni indipendentemente dal loro sostegno individuale, quindi ha separato quella cifra dagli ulteriori fondi legati a FFE. Poche ore dopo, però, Infantino ha ritirato completamente il progetto.
La rivolta (non soltanto europea)
È qui che la ricostruzione di TechCrunch, secondo cui l’Europa avrebbe semplicemente difeso i propri privilegi economici, non ci convince. Le 55 federazioni UEFA si sono opposte duramente, ma lo stesso hanno fatto le 41 federazioni della Concacaf, che comprende Nord America, Centro America e Caraibi.
Anche la Asian Football Confederation ha dichiarato di non essere stata consultata e ha criticato il fatto che una decisione così importante fosse arrivata all’opinione pubblica prima di essere discussa attraverso i normali canali di governo. Tre grandi confederazioni si sono ritrovate quindi contro il metodo seguito da Infantino.
Kushner continua a difendere l’idea originaria. Secondo lui FFE avrebbe permesso di distribuire più capitale alle federazioni dei Paesi meno sviluppati, dove il calcio dispone di molte meno risorse. Thrive, sostiene, avrebbe semplicemente sottovalutato “le dinamiche politiche del calcio mondiale”.
Ma la contestazione riguardava anche tempi, procedure, valutazione degli asset e ingresso di investitori privati.
Ora la UEFA vuole vedere le carte
Il progetto è stato cancellato ma la storia non è finita. La UEFA sostiene che FFE sia stata sviluppata da Infantino con un gruppo ristretto di consulenti e investitori senza un adeguato passaggio attraverso gli organismi della FIFA. Contesta inoltre la valutazione da 20 miliardi di dollari, che ritiene troppo bassa.
Per questo la confederazione europea vuole ottenere documenti sulla costruzione dell’operazione, le comunicazioni tra le parti, i term sheet, i criteri usati per determinare il valore della società e l’identità degli altri investitori interessati. Sono accuse della UEFA che dovranno essere verificate nelle sedi competenti.
Il contrasto con la versione di Kushner è evidente. Il finanziere sostiene di essersi trovato dentro una guerra politica che non aveva compreso. Ma Thrive era pronta a mettere miliardi in un progetto che avrebbe cambiato la proprietà economica di una parte del business di FIFA. Il tutto, mentre alle federazioni venivano prospettati più soldi e veniva chiesto di decidere in tempi strettissimi.
Ora saranno anche i documenti dell’operazione a raccontare come sono andate davvero le cose.
Fonte: TechCrunch


