Anduril sta trattando con i propri investitori una valutazione da cento miliardi di dollari. La notizia, rivelata da un’esclusiva di Reuters che cita fonti anonime, racconta un salto di quaranta miliardi rispetto allo scorso maggio, quando l’azienda della difesa ha chiuso un round da 5 miliardi a una valutazione di 61.
In poco più di due mesi il valore dichiarato è arrivato a sfiorare quello di Lockheed Martin, uno dei maggiori gruppi militari al mondo, che in Borsa capitalizza circa 130 miliardi.
L’azienda smorza i toni e in una nota sostiene che nessuna decisione è stata presa e che chiunque affermi di conoscere termini, struttura, prezzo o tempistiche “sta speculando o è male informato”. Nei fatti, la trattativa descritta da Reuters procede, e il mercato ha già cominciato a prezzarla.
La difesa “a perdere” che cambia le regole
Dietro il successo di Anduril c’è un cambio di dottrina. Al centro ci sono i sistemi cosiddetti “a perdere” (o “attritable” nel gergo del settore): hardware economico, prodotto in serie e concepito per essere sacrificato in combattimento, al posto delle piattaforme costose e difficili da rimpiazzare che hanno definito i contratti della difesa per decenni.
Il modello è quello visto nella guerra in Ucraina, dove i droni autonomi a basso costo hanno riscritto la logica del campo di battaglia.
Anduril, di cui abbiamo raccontato più volte, ha costruito la propria offerta esattamente su questa idea: droni, mezzi autonomi e velivoli senza pilota guidati dall’IA, spesso assemblati con componenti commerciali facilmente reperibili.
Non è la sola a cavalcare l’onda. Ethan Thornton, amministratore delegato di Mach Industries, rivendica di progettare sistemi per la guerra di oggi a costi molto inferiori rispetto ai fornitori tradizionali, citando proprio l’uso ucraino dei droni.
Un settore in crescita
Il denaro segue la domanda. Nei primi sei mesi dell’anno gli investimenti di venture capital nella difesa tech hanno superato i 12 miliardi di dollari, più del doppio rispetto al periodo precedente e già oltre i quasi 10 miliardi raccolti in tutto il 2025.
La guerra in Medio Oriente e quella in Europa orientale hanno trasformato un comparto di nicchia in una delle scommesse più affollate del capitale privato. E i numeri lo confermano.
A marzo Shield AI, che produce velivoli militari, ha raccolto 1,5 miliardi; Mach Industries ha quadruplicato la propria valutazione a 1,8 miliardi; la tedesca Helsing, come abbiamo raccontato, ha toccato una valutazione di 18 miliardi con un round da oltre un miliardo di dollari.
Proprio Helsing mostra il volto europeo del fenomeno, con il capitale tech del continente che entra in un settore fino a ieri riservato agli Stati e ai grandi gruppi industriali.
Il problema della propulsione
C’è una variabile molto sensibile nella guerra “attritable”: la propulsione. I motori a razzo a combustibile solido restano un punto critico della filiera, e per questo Mach ha acquisito a maggio Exquadrum, produttore di motori a combustibile solido, mentre il Pentagono ha finanziato l’espansione della capacità produttiva nazionale di Anduril nello stesso ambito.
Il dettaglio racconta il rapporto reale tra Silicon Valley e lo Stato. Le start-up della difesa si presentano come alternativa snella e privata ai colossi tradizionali, ma in alcuni ambiti restano legate al finanziamento pubblico.
Anduril: denaro, politica e borsa
L’operazione intreccia interessi che vanno oltre il bilancio. Tra gli investitori di Anduril, secondo PitchBook, figura anche JD Vance, attuale vicepresidente degli Stati Uniti. Abbiamo così un fornitore della difesa che tratta una valutazione da cento miliardi mentre il numero due dell’amministrazione ne è tra i finanziatori. Accanto a lui ci sono Thrive Capital, Andreessen Horowitz e Founders Fund di Peter Thiel.
Resta la distanza tra il prezzo e i conti. Anduril ha dichiarato ricavi per 2,2 miliardi di dollari nel 2025, il doppio dell’anno precedente. Ma a cento miliardi di valutazione, il rapporto tra prezzo e fatturato sfiora le 45 volte, contro i multipli a una cifra dei contractor quotati come Lockheed e Raytheon.
La struttura in due fasi ipotizzata da Reuters, con impegni vincolati al raggiungimento di obiettivi finanziari, funzionerebbe come un prezzo minimo garantito in vista di una possibile quotazione, che il fondatore Palmer Luckey avrebbe già indicato come traguardo. Anche se per ora Anduril nega che qualcosa sia stato deciso.
Fonte: Reuters


