Anthropic ha vinto il primo round della sua battaglia legale contro il Pentagono. Il giudice federale Rita Lin ha annullato la designazione dell’azienda come “rischio per la catena di approvvigionamento”, stabilendo in una sentenza di 59 pagine che la decisione del Dipartimento della Difesa era “illegale e priva di fondamento”. “Il vuoto richiamo alla sicurezza nazionale non è un lasciapassare per punire e vendicarsi dei critici del governo”, ha sentenziato la Lin.
Secondo il giudice, il Pentagono era libero di decidere con quali aziende lavorare ma non poteva usare una classificazione pensata per proteggere i sistemi militari da infiltrazioni o sabotaggi, senza dimostrare che Anthropic rappresentasse davvero quel tipo di rischio.
La misura ha escluso Anthropic da alcuni contratti militari e, secondo i dirigenti dell’azienda, potrebbe costarle miliardi di dollari tra affari persi e danni alla reputazione. È inoltre la prima volta che un’azienda americana viene pubblicamente classificata in questo modo attraverso una norma nata per difendere i sistemi della Difesa dal sabotaggio straniero.
I limiti che Anthropic non voleva togliere
Lo scontro era nato da una richiesta precisa. Il Pentagono voleva poter utilizzare Claude per “tutte le finalità consentite dalla legge”, comprese le applicazioni militari e di intelligence più sensibili.
Anthropic aveva accettato l’impiego dei propri modelli in ambito militare ma si era rifiutata di eliminare due limiti: niente sorveglianza di massa dei cittadini americani e niente armi completamente autonome.
La posizione dell’azienda è che gli attuali modelli di IA non siano abbastanza affidabili da poter decidere autonomamente in contesti letali e che la sorveglianza di massa violi i diritti dei cittadini. Il Pentagono sostiene invece che un’azienda privata non possa decidere come le forze armate utilizzano legalmente una tecnologia acquistata.
Il confronto è rapidamente degenerato. Il Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, ha classificato Anthropic come rischio per la sicurezza nazionale e per la catena di approvvigionamento. L’azienda ha risposto portando il governo in tribunale.
Il Primo e il Quinto Emendamento
Anthropic ha costruito parte della propria causa su due diritti costituzionali che per un lettore italiano richiedono qualche spiegazione.
Il Primo Emendamento della Costituzione americana tutela, tra le altre cose, la libertà di espressione. Anthropic sostiene che il governo l’abbia punita per aver espresso pubblicamente le proprie posizioni sui limiti che dovrebbero essere imposti all’IA militare.
Il Quinto Emendamento garantisce invece il cosiddetto “due process”, cioè il diritto a un procedimento equo prima che il governo possa privare qualcuno di diritti o interessi tutelati. In questo caso Anthropic sostiene di essere stata inserita nella blacklist senza avere la possibilità di contestare la decisione prima che producesse conseguenze sul suo business.
Il governo ha respinto questa ricostruzione. Secondo il Dipartimento di Giustizia, la designazione derivava dal rifiuto di Anthropic di accettare determinate condizioni contrattuali, non dalle opinioni espresse dall’azienda.
Inoltre, i limiti imposti a Claude avrebbero potuto creare incertezza su ciò che il Pentagono poteva fare con il modello e persino il rischio che alcuni sistemi venissero disabilitati durante operazioni militari.
Ma il governo cercava Anthropic…
È il comportamento dell’amministrazione nei mesi successivi ad aver indebolito uno dei suoi argomenti. Dopo aver definito Anthropic un rischio per la sicurezza nazionale, il governo ha continuato a cercare la sua tecnologia.
Ad aprile, come abbiamo scritto, alcuni esponenti dell’amministrazione avevano ripreso i contatti con Dario Amodei dopo l’arrivo di Mythos, il nuovo modello di Anthropic con capacità informatiche offensive tali da attirare l’interesse delle autorità federali.
La capogabinetto della Casa Bianca, Susie Wiles, e il Segretario al Tesoro, Scott Bessent, avevano incontrato Amodei, mentre diverse agenzie cercavano di ottenere accesso al modello.
Lin ha utilizzato proprio questa contraddizione nella sentenza. “Nulla di tutto questo è coerente col timore reale che Anthropic sia un sabotatore disposto ad avvelenare il proprio software per danneggiare la sicurezza nazionale”, ha scritto.
Se insomma il governo temeva davvero che Anthropic potesse compromettere i sistemi americani, ha osservato in sostanza il giudice, era difficile spiegare perché continuasse a voler utilizzare le sue tecnologie più avanzate.
La battaglia non è finita
Anthropic ha accolto la sentenza dichiarando di voler continuare a “lavorare in modo produttivo con il governo” sull’impiego dell’IA per la sicurezza nazionale. La vittoria in California, però, non chiude lo scontro.
Il governo dovrebbe infatti presentare appello. Anthropic ha però una seconda causa ancora aperta a Washington. Riguarda un altro provvedimento del Pentagono, adottato in base a una norma diversa, che potrebbe estendere l’esclusione dell’azienda dai contratti militari anche a quelli civili del governo federale.
Resta così aperto il problema che aveva fatto partire l’intera battaglia: chi stabilisce i limiti quando un modello di IA entra nei sistemi militari?
Anthropic rivendica il diritto di mantenere due linee rosse sulla propria tecnologia. Il Pentagono rivendica quello di utilizzare senza vincoli imposti da un’azienda privata gli strumenti che acquista per scopi consentiti dalla legge.
Questa volta, almeno sul modo in cui il governo ha cercato di imporre la propria posizione, il tribunale ha dato ragione ad Anthropic.
Fonti: Washington Post, Axios, Reuters


