Nessun laboratorio di intelligenza artificiale aveva corteggiato l’apparato militare e di sicurezza americano con più determinazione di Anthropic.
Dario Amodei aveva incontrato di persona il Segretario alla Difesa Pete Hegseth nella speranza di raggiungere un accordo. L’azienda aveva firmato contratti con il Dipartimento della Difesa per un valore fino a 200 milioni di dollari. Aveva scelto di sedersi al tavolo quando altri preferivano starne lontani. Il risultato è una lista nera.
Il Pentagono come sappiamo ha designato formalmente Anthropic come rischio per la catena di approvvigionamento federale dopo che l’azienda si è rifiutata di rimuovere i propri limiti sull’uso dell’IA per armi autonome e sorveglianza domestica. Donald Trump ha poi ordinato via social all’intero governo di smettere di usare Claude.
Ieri Anthropic ha confermato le intenzioni che avevamo riportato il 6 febbraio e ha depositato due ricorsi in tribunale, definendo le azioni del governo “senza precedenti e illegittime” e sostenendo che la Costituzione non consente di punire un’azienda per le proprie posizioni.
Lo strumento e il suo peso
La designazione come “rischio per la catena di approvvigionamento” non è uno strumento ordinario. È un meccanismo amministrativo normalmente riservato a entità straniere considerate minacce alla sicurezza nazionale (il caso più noto è quello di Huawei).
Applicarlo a un’azienda americana privata è storicamente anomalo, e proprio su questo Anthropic costruisce parte della sua difesa legale.
Il primo ricorso, depositato presso un tribunale federale della California, chiede di annullare la designazione e bloccare le agenzie federali dall’applicarla.
Il secondo, presentato alla Corte d’Appello federale, riguarda una designazione parallela ancora più ampia: quella che potrebbe escludere Anthropic dall’intera filiera degli appalti civili, non solo militari.
Amodei ha precisato che la designazione ha per ora “un ambito ristretto” e non impedisce alle aziende di usare Claude in progetti non legati al Pentagono. Ma l’incertezza giuridica pesa già.
Anthropic, il fronte è diviso
“Alcune aziende potrebbero sospendere l’adozione di Claude mentre tutto viene risolto in tribunale”, ha avvertito l’analista di Wedbush Dan Ives. È il rischio concreto per il business di Anthropic: non solo i contratti governativi diretti, ma la fiducia del mercato aziendale più ampio.
Sul fronte della solidarietà, decine di ricercatori e ingegneri di OpenAI e Google (tra cui il Chief Scientist di Google Jeff Dean), hanno depositato un amicus brief, cioè un documento di sostegno alla causa di Anthropic da parte di terzi non direttamente coinvolti nel processo.
Il loro argomento è sistemico: silenziare un laboratorio scoraggia l’intero settore dal discutere apertamente rischi e limiti dell’IA. “Silenziando un laboratorio, il governo riduce il potenziale del settore di innovare soluzioni”, hanno scritto.
Eppure, come sappiamo OpenAI ha annunciato un nuovo accordo per portare la propria tecnologia nella rete del Dipartimento della Difesa. Il CEO Sam Altman ha dichiarato che il Pentagono condivide i principi di OpenAI sulla supervisione umana dei sistemi d’arma.
Il messaggio implicito è difficile da ignorare: chi accetta meno restrizioni trova la porta aperta.
Fonte: Reuters


