Dario Amodei ha passato giovedì a fare due cose difficili da conciliare: scusarsi per le parole scritte in un momento di rabbia, e dichiarare guerra al Pentagono in tribunale. Il tutto mentre il Dipartimento della Difesa ha formalizzato la designazione di Anthropic come rischio per la sicurezza nazionale, la stessa etichetta riservata, fino a oggi, ad aziende come Huawei e Kaspersky.
Come avevamo raccontato, la rottura è arrivata venerdì scorso. Il Pentagono pretendeva l’accesso illimitato a Claude per “tutti gli scopi leciti”. Anthropic ha tenuto il punto: niente armi autonome, niente sorveglianza di massa. Hegseth ha risposto con la designazione. Trump ha quindi ordinato a tutte le agenzie federali di cessare immediatamente l’uso dei prodotti Anthropic.
Il memo che ha rovinato tutto?
Mercoledì, un testo interno di Amodei ai dipendenti è trapelato alla stampa, prima a The Information, poi al Wall Street Journal. Nel memo, il CEO ha spiegato che l’amministrazione Trump ce l’ha con Anthropic perché l’azienda non ha versato donazioni né offerto “lodi in stile dittatore” al presidente.
E ha attaccato direttamente OpenAI: le garanzie etiche incluse nell’accordo firmato da Sam Altman con il Pentagono sono, a suo dire, “safety theater”, un teatrino della sicurezza, dichiarazioni di principio svuotate di contenuto.
Altman, ha poi aggiunto, ha fatto disinformazione sostenendo pubblicamente la posizione di Anthropic mentre si affrettava a firmare il proprio accordo. “Sta funzionando su alcuni cretini di Twitter, il che non ha importanza”, ha scritto. “La mia principale preoccupazione è come fare in modo che non funzioni sui dipendenti di OpenAI” che, scriveva, “per effetti di selezione sono una specie di gruppo credulone.”
Ier però sono arrivate le scuse. Amodei ha spiegato che il testo è stato scritto “nel giro di poche ore” da una serie di annunci ravvicinati: il post di Trump su Truth Social, la designazione di Hegseth, il deal di OpenAI con il Pentagono, tutto nello stesso venerdì.
“È stata una giornata difficile per l’azienda. Mi scuso per il tono. Non riflette le mie opinioni ponderate.” Ha precisato che Anthropic non ha fatto trapelare il documento né incaricato nessuno di farlo: “non è nel nostro interesse escalare la situazione.”
Secondo TechCrunch il leak, ma a questo punto sarebbe da sapere da parte di chi, potrebbe aver fatto deragliare trattative che nei giorni successivi si stavano sviluppando in direzione costruttiva. Un danno autoinferto, nel momento peggiore.
Il paradosso OpenAI ha assunto nel frattempo contorni sempre più netti. L’accordo con il Pentagono, annunciato ore dopo la messa al bando di Anthropic, ha generato malcontento interno tra i dipendenti di OpenAI stessa.
Altman ha poi ammesso pubblicamente che la sua azienda “non avrebbe dovuto affrettarsi” a firmare, e ha dichiarato di aver ribadito nei colloqui successivi che Anthropic non dovrebbe essere designata come rischio per la supply chain. Nessuno ha spiegato come queste posizioni si concilino con la firma già apposta.
La battaglia legale di Amodei e i suoi limiti
Amodei ha annunciato che Anthropic impugnerà la designazione in tribunale. “Non riteniamo che questa azione sia giuridicamente fondata”, ha scritto.
La strategia è già delineata: la legge che regola le designazioni di rischio per la supply chain obbliga il Segretario alla Difesa a usare le misure meno restrittive possibili. Anthropic sosterrà che la portata interpretata da Hegseth, capace di colpire qualsiasi azienda che abbia contratti con il Pentagono, eccede quello che la norma consente.
La lettera formale ricevuta dall’azienda, sostiene Amodei, è scritta in termini più circoscritti: si applica all’uso di Claude “come parte diretta di contratti con il Department of War”, non a tutti i clienti che abbiano rapporti con il dipartimento.
I want to end all speculation: there is no active @DeptofWar negotiation with @AnthropicAI https://t.co/9gLiK6DNYH
— Under Secretary of War Emil Michael (@USWREMichael) March 6, 2026
Microsoft ha già fatto propria questa lettura, dichiarando che i propri legali hanno concluso che Claude resta disponibile sulle sue piattaforme, eccetto per il Department of War direttamente.
Le probabilità di successo del ricorso vanno però valutate con lucidità. Dean Ball, ex consigliere dell’amministrazione Trump sull’IA, e tra le voci critiche verso il comportamento di Hegseth, ha avvertito che “i tribunali sono molto riluttanti a mettere in discussione il governo su ciò che costituisce o meno una questione di sicurezza nazionale. L’asticella è quindi posizionata molto in alto. Non impossibile da superare, ma molto alta”, ha quindi concluso.
La norma lascia al Pentagono ampia discrezionalità su tutto ciò che riguarda la sicurezza nazionale e limita le ordinarie possibilità di impugnazione. Anthropic combatterà. Ma il terreno non è favorevole.
Un precedente che riguarda tutti
Nel frattempo, Claude continua a girare. I sistemi militari americani nelle operazioni in Iran dipendono in parte dai modelli di Anthropic, integrati nel Maven Smart System di Palantir.
Amodei ha detto che l’azienda continuerà a fornire i propri modelli al Pentagono “a costo nominale”, per tutto il tempo necessario alla transizione, togliendo all’amministrazione l’argomento della discontinuità operativa, e presentandosi come attore responsabile anche mentre litiga in tribunale.
La senatrice Kirsten Gillibrand ha definito la mossa “sconsiderata, miope, autodistruttiva e un regalo ai nostri avversari”. La sostanza regge: uno strumento politico concepito per isolare Huawei e Kaspersky viene applicato a un’azienda americana che si è rifiutata di rimuovere i propri limiti sull’uso dell’IA nelle armi autonome e nella sorveglianza di massa.
Il messaggio implicito al resto dell’industria è trasparente. Chi non si allinea è trattato come un nemico.
Fonti: Wall Street Journal, TechCrunch, CNBC


