Ci sono voluti pochi giorni per passare dagli insulti ai negoziati, e forse altrettanti per rischiare di tornare al punto di partenza. Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha ripreso i colloqui con Emil Michael, alto funzionario del Pentagono per la ricerca e l’ingegneria, nel tentativo di definire un contratto che regoli l’accesso del Dipartimento della Difesa ai modelli di intelligenza artificiale dell’azienda.
Un accordo che, se raggiunto, consentirebbe all’esercito americano di continuare a usare la tecnologia di Anthropic e scongiurerebbe la minaccia più concreta sul tavolo: la designazione dell’azienda come rischio per la catena di fornitura militare, annunciata dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth venerdì scorso ma non ancora formalizzata. Una misura che, se attuata, obbligherebbe tutti i fornitori della filiera militare a rescindere i contratti con Anthropic, di fatto un’esclusione forzata da uno dei mercati più strategici per l’industria dell’IA.
Il clima di questa riapertura, però, è tutt’altro che disteso. Appena una settimana fa, Michael aveva attaccato pubblicamente Amodei definendolo un “bugiardo” con un “complesso di Dio”.
Le trattative si erano interrotte dopo che le parti non erano riuscite a concordare una singola clausola contrattuale: quella che vietava l’uso dell’IA per “l’analisi dei dati acquisiti in blocco”, una formulazione tecnica che, nella pratica, copre gli scenari di sorveglianza di massa della popolazione. Una delle linee rosse dichiarate di Anthropic, insieme all’impiego in sistemi d’arma autonomi letali.
La richiesta del Pentagono di eliminare proprio quella frase aveva insospettito Amodei. “Era l’unica riga nel contratto che corrispondeva esattamente allo scenario che ci preoccupava di più”, ha scritto il CEO in un memo ai dipendenti. “L’abbiamo trovato molto sospetto.”
Il memo di Amodei che dice troppo
Quel documento interno è diventato il nuovo epicentro della crisi. Riportato prima da The Information e poi dal Financial Times, il memo contiene accuse che vanno ben oltre la disputa contrattuale.
Amodei sostiene che gran parte dei messaggi provenienti dal Pentagono e da OpenAI, che nel frattempo ha concluso il proprio accordo separato con Hegseth, siano “bugie palesi” o tentativi di “confondere le questioni”.
Definisce l’intesa tra OpenAI e il Dipartimento della Difesa un “teatrino della sicurezza” (“safety theater”, nell’originale). E lascia intendere che Anthropic sia stata penalizzata perché, a differenza di Sam Altman, “non ha tributato elogi in stile dittatoriale a Trump”.
Parole che, una volta trapelate, stanno complicato le stesse trattative. Tant’è che un funzionario dell’amministrazione ha dichiarato ad Axios che i commenti di Amodei rischiano di far saltare ogni possibilità di accordo.
La ragione invocata non è solo politica: “Non puoi fidarti del fatto che Claude non stia eseguendo segretamente l’agenda di Dario in un contesto classificato”, ha detto il funzionario.
Un’accusa che non riguarda le intenzioni dell’azienda, ma la sua affidabilità in ambienti ad alto rischio. E che, posta in questi termini, è molto difficile da confutare con una dichiarazione pubblica.
Anthropic ha risposto sostenendo di non voler esercitare alcun controllo operativo sull’uso di Claude da parte del Pentagono e che le decisioni sul campo debbano restare ai militari.
I dirigenti dell’azienda hanno anche comunicato al Dipartimento della Difesa di rammaricarsi che questa posizione non fosse emersa con chiarezza nella copertura mediatica.
OpenAI ha firmato. Anthropic, ancora no
Mentre Anthropic tratta ancora, OpenAI ha già chiuso. L’accordo siglato da Sam Altman con Pete Hegseth venerdì scorso non è solo una notizia commerciale: è un punto di riferimento politico che cambia le coordinate del negoziato.
Il Pentagono ha ora un’alternativa funzionante. Anthropic, che nel luglio scorso aveva ottenuto un accordo da 200 milioni di dollari con il Dipartimento della Difesa (e che era stata la prima azienda di IA impiegata in ambienti classificati e dalle agenzie di sicurezza nazionale), rischia di perdere quella posizione di vantaggio.
La pressione per trovare un’intesa non viene solo dall’interno dell’amministrazione. Secondo Axios, parlamentari di entrambi gli schieramenti stanno spingendo per una risoluzione, segnale che la questione non è percepita come una battaglia ideologica ma come un problema operativo concreto per la difesa americana.
Eppure, con un memo che accusa l’interlocutore di mentire e il suo principale concorrente di fare teatro, e con la Casa Bianca che mette pubblicamente in dubbio la lealtà del modello, lo spazio per una soluzione si è ristretto.
Le trattative proseguono, ma il testo che Amodei ha scritto per i suoi dipendenti non lo aiuterà certo.
Fonti: Financial Times, Axios


