La quotazione in Borsa di SpaceX ha avuto un effetto collaterale interessante: ha acceso la luce su chi possiede la società di Elon Musk. I documenti depositati dopo l’IPO del 12 giugno permettono infatti di ricostruire con una precisione prima impossibile le partecipazioni dei grandi investitori istituzionali.
Prevedibilmente, Musk resta saldamente al comando: secondo un documento regolamentare di SpaceX possiede il 48,4% della società. Dietro di lui emerge però un gruppo ristretto di investitori che negli anni ha scommesso sull’azienda quando era ancora privata. E che oggi si ritrova con partecipazioni da decine di miliardi.
Google guida la classifica
Il primo investitore istituzionale è Alphabet. La società madre di Google possedeva alla fine di giugno 551,2 milioni di azioni SpaceX, valutate allora 94,2 miliardi di dollari (circa 81,4 miliardi di euro).
Il suo guadagno è stato davvero notevole. Google aveva investito 900 milioni di dollari (circa 778 milioni di euro) in SpaceX nel 2015. Dieci anni dopo quella scommessa ora vale oltre cento volte tanto. Certo, il successivo calo del titolo di Elon Musk ha ridotto il valore della partecipazione, ma non le dimensioni dell’operazione.
Dietro Alphabet troviamo Fidelity Investments con 302,6 milioni di azioni, Gigafund Management con 171,8 milioni e il Public Investment Fund dell’Arabia Saudita con 154,1 milioni.
Seguono Nvidia con quasi 123 milioni, Baillie Gifford con 51,4 milioni e BlackRock con 51 milioni. Reuters sottolinea che Alphabet, Fidelity, Gigafund, Baillie Gifford e BlackRock rappresenta insieme quasi tre quarti delle azioni SpaceX dichiarate nei dati analizzati.
La fotografia ha comunque i suoi limiti. I moduli 13F utilizzati per ricostruire le partecipazioni istituzionali si riferiscono alla situazione al 30 giugno ma nel frattempo gli investitori possono aver comprato o venduto azioni. Inoltre non permettono sempre di stabilire quali partecipazioni risalgano al periodo precedente alla quotazione.
Nvidia è anche un fornitore di SpaceX
Il caso di Nvidia è diverso e, dal punto di vista industriale, ancora più interessante. La società di Jensen Huang possedeva alla fine di giugno quasi 123 milioni di azioni SpaceX per un valore vicino ai 21 miliardi di dollari (circa 18,2 miliardi di euro).
Nvidia non aveva però investito direttamente nella SpaceX quotata oggi. La partecipazione deriva dall’investimento effettuato a gennaio in xAI, poco prima che Musk unisse il laboratorio di IA a SpaceX. Quell’operazione ha trasformato Nvidia in uno dei maggiori azionisti istituzionali della nuova società.
Nel frattempo SpaceX è diventata anche un enorme cliente di Nvidia. Durante la prima conference call dopo la quotazione Musk ha annunciato che la società costruirà la propria infrastruttura IA esclusivamente con Nvidia: “Abbiamo deciso di costruire esclusivamente su Nvidia perché riteniamo che l’architettura Vera Rubin sia la migliore”.
Nvidia investe nei suoi futuri clienti
Il rapporto con SpaceX si inserisce in una strategia molto più ampia. Negli ultimi due anni Nvidia ha impegnato oltre 100 miliardi di dollari in società dell’IA, tra cui CoreWeave, Thinking Machines e Safe Superintelligence. Ha investito anche in Cursor, successivamente acquisita proprio da SpaceX.
È un meccanismo che abbiamo già raccontato: Nvidia utilizza la liquidità generata dal boom dei suoi chip per investire lungo la stessa filiera che quei chip li acquisterà.
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A maggio abbiamo raccontato come gli impegni della società nel solo 2026 abbiano già superato i 40 miliardi di dollari e come alcuni analisti paragonino questa struttura al vendor financing dell’epoca delle dot-com.
Ora Huang vuole spingersi oltre. Nvidia sta lavorando con grandi investitori finanziari per mobilitare più di 500 miliardi di dollari (circa 432 miliardi di euro) destinati a finanziare i propri clienti. La società prevede anche di garantire parzialmente prestiti che avranno come garanzia il valore dei suoi chip.
SpaceX prepara la corsa ai data center
SpaceX rende particolarmente evidente la dimensione del meccanismo perché la sua domanda di potenza di calcolo è destinata a crescere rapidamente. Musk prevede di superare i 2 GW entro la fine del 2026 e di arrivare entro la fine del 2027 a una capacità “più vicina a 10 GW che a 5 GW”. E quella capacità, secondo quanto ha appena annunciato, utilizzerà Nvidia.
La quotazione di SpaceX ha quindi fatto emergere qualcosa che quando la società era privata si vedeva solo in parte. Google ha trasformato una scommessa da 900 milioni di dollari in una partecipazione che a fine giugno ne valeva 94 miliardi. Nvidia è entrata indirettamente nel capitale attraverso xAI e contemporaneamente vende a SpaceX l’hardware necessario alla sua espansione.
Il risultato è una fotografia dell’industria tecnologica americana nella quale capitale, infrastrutture e forniture sono sempre più intrecciati. E Nvidia si trova contemporaneamente da entrambi i lati del tavolo.
Fonti: Reuters, Financial Times


