Bending Spoons debutta al Nasdaq e vale 25 miliardi di dollari

by | 5 Lug 2026 | Business, Main

Il palazzo di Bending Spoons a Milano
Riassunto IA
  • Bending Spoons ha debuttato al Nasdaq il 1° luglio con il ticker BSP, chiudendo la prima seduta a +39,7% e una capitalizzazione oltre i 25 miliardi di dollari.
  • Il gruppo milanese fondato da Luca Ferrari costruisce la sua crescita comprando aziende tecnologiche in difficoltà, come Evernote, WeTransfer e Vimeo, e rilanciandole senza mai rivenderle.
  • Nel 2025 Bending Spoons ha registrato ricavi per 1,31 miliardi di dollari, ma resta sotto osservazione per il debito di 4,4 miliardi e la scarsa trasparenza sui conti.
Tempo di lettura: 4 minuti

Bending Spoons è sbarcata a Wall Street. Il 1° luglio le azioni della società milanese hanno iniziato a essere scambiate sul Nasdaq Global Select Market con il ticker BSP, al prezzo di 29 dollari, sopra la forchetta indicata in precedenza di 26-28 dollari. La prima seduta si è chiusa con un rialzo del 39,7%, a 40,50 dollari, dopo aver toccato in giornata un massimo di 43,98 dollari. La capitalizzazione ha superato i 25 miliardi di dollari. L’operazione ha permesso di raccogliere complessivamente 1,68 miliardi di dollari, uno dei collocamenti più consistenti mai realizzati da una società tecnologica europea.

Un’origine ispirata a un film

Bending Spoons nasce nel giugno 2013, quando Luca Ferrari, Matteo Danieli e Francesco Patarnello, che si erano conosciuti studiando ingegneria a Copenaghen, chiudono la loro prima startup, Evertale, un diario digitale nato durante un viaggio in Indonesia e naufragato dopo aver raccolto un milione di dollari. Il nome della nuova società arriva da un’idea di Danieli dopo aver rivisto Matrix la sera prima: la scena in cui un bambino piega un cucchiaio con la mente, sostenendo che non sia il cucchiaio a piegarsi ma la percezione di chi guarda. Con i 40.000 dollari rimasti, i fondatori si trasferiscono a Milano nel 2014 insieme ad altri due collaboratori, Tomasz Greber e Luca Querella.

Comprare, non vendere: il modello Bending Spoons

La strategia del gruppo si distingue sia dal venture capital sia dal private equity classico. Bending Spoons individua aziende tecnologiche che hanno perso slancio ma conservano un nucleo di valore, che si tratti di un marchio riconoscibile, di una base di utenti fedeli o di un buon prodotto, e le ristruttura quasi integralmente. A differenza dei fondi di private equity, però, non punta a rivendere: i ricavi devono arrivare dalla gestione a lungo termine delle aziende acquisite. Il gruppo ha completato oltre 50 acquisizioni, tra cui Evernote, WeTransfer, Vimeo, Brightcove, Meetup, Komoot, Eventbrite e AOL, arrivando a servire oltre 500 milioni di utenti attivi mensili e più di 9 milioni di clienti paganti.

Il caso più citato resta quello di Evernote, rilevata nel 2023 quando l’app di note era in evidente difficoltà dopo vari cambi di gestione. L’operazione fu accompagnata da licenziamenti diffusi, compreso l’intero team statunitense, oltre ad aumenti di prezzo e alla rimozione di funzioni molto usate dagli utenti storici. Ferrari la considera comunque l’acquisizione più riuscita del gruppo, sostenendo che le fondamenta tecnologiche siano state riscritte quasi da zero e che le nuove iscrizioni siano tornate a crescere dopo anni di calo.

Gli “Spooners” e la selezione durissima

Bending Spoons attribuisce buona parte dei propri risultati ai circa 700 dipendenti interni, chiamati “Spooners”, assunti per sostituire il personale licenziato nelle società acquisite e per portare nuove competenze. La selezione è estremamente rigida: lo scorso anno sono state assunte meno di 300 persone su 800.000 candidature. Gli stipendi sono elevati, nel tentativo di attrarre laureati che altrimenti finirebbero nei fondi di investimento. Secondo i dati diffusi dalla società, i ricavi generati per ogni dipendente hanno raggiunto 2,57 milioni di dollari nel 2025 e un milione di dollari nel solo primo trimestre 2026, elementi che hanno spinto i fondatori a farsi quotare il borsa, ma a New York.

I numeri della quotazione

L’offerta pubblica iniziale ha riguardato complessivamente 57.971.015 azioni ordinarie: 34.398.640 emesse direttamente da Bending Spoons, per proventi lordi di circa 954 milioni di dollari, e 23.572.375 cedute da azionisti già presenti nel capitale, tra cui Tamburi Investment Partners e il fondo scozzese Baillie Gifford. La società non incasserà nulla dalla vendita di queste ultime. La Securities and Exchange Commission ha dichiarato efficace la registrazione il 30 giugno, con l’operazione guidata da Goldman Sachs, J.P. Morgan e Allen & Company come joint lead book-running manager, affiancati da un consorzio che comprende, tra gli altri, Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banca Akros. Nel 2025 Bending Spoons ha registrato ricavi per 1,31 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto ai 671 milioni dell’anno precedente, con un utile operativo di 278 milioni e un margine del 21%.

Le critiche: debito e scarsa trasparenza

Il modello di crescita per acquisizioni, spesso finanziate a debito, ha attirato anche diverse critiche. Oltre tre quarti delle operazioni sono state concluse negli ultimi tre anni, un ritmo che alimenta incertezza sulla tenuta nel lungo periodo dei marchi assorbiti e che ha portato il gruppo a un indebitamento complessivo di circa 4,4 miliardi di dollari. A questo si aggiunge una scarsa disponibilità di dati finanziari dettagliati, che rende difficile valutare l’andamento delle società dopo l’acquisizione. Proprio la mancanza di trasparenza avrebbe spinto alcuni istituti di credito a rifiutare finanziamenti al gruppo, un fattore che secondo Ferrari ha inciso sulla decisione di quotarsi: le banche, ha spiegato, preferiscono prestare a società pubbliche, sottoposte a una regolamentazione più stringente, soprattutto se quotate negli Stati Uniti.

Non tutti i giudizi sono negativi. Joe Hyrkin, ex amministratore delegato di Issuu, piattaforma editoriale acquisita nel 2024, ha difeso il metodo di Bending Spoons sostenendo che i dipendenti licenziati abbiano ricevuto liquidazioni adeguate e che il nuovo prodotto abbia effettivamente recepito idee già presenti nella roadmap precedente.

Cosa succede adesso

Ferrari non si è sbilanciato su possibili prossimi obiettivi, pur affermando che il gruppo ne monitora costantemente un centinaio. Le aziende attive nell’intelligenza artificiale restano escluse dalla lista: secondo Ferrari, si tratta per lo più di realtà giovani già ricche di energie e capacità di innovazione, quindi con meno margini in cui Bending Spoons potrebbe fare la differenza. Il gruppo continuerà invece a puntare su aziende mature che non stanno già vincendo sul proprio mercato. Con la quotazione, Bending Spoons potrà inoltre valutare più facilmente operazioni pagate in azioni, dopo anni in cui aveva evitato la diluizione del capitale in attesa di una valutazione più alta. Ferrari ha definito questa maggiore flessibilità un vantaggio aggiuntivo, non la motivazione principale dello sbarco in borsa.

Fonte: Financial Times

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