Flock Safety è una startup con sede ad Atlanta che produce lettori di targhe automobilistiche. Le sue telecamere fotografano le targhe di tutti i veicoli in transito, registrando dove si trovano e quando. Quasi 80.000 dispositivi disseminati negli Stati Uniti alimentano un database centralizzato consultabile dalle forze dell’ordine locali.
È un sistema nato, almeno nelle intenzioni dichiarate, per combattere il crimine (furti, veicoli rubati, indagini su reati violenti, persone scomparse). Ne abbiamo parlato nel video che trovate qui sotto, raccontando come però Flock sia diventata una delle più grandi reti di sorveglianza pubblico-privata del Paese.
Il problema è emerso con la stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Trump. L’Agenzia per l’immigrazione e il controllo doganale, l’ICE, fa sempre più affidamento sui dati per localizzare e arrestare persone nelle comunità. E la rete Flock, con le sue decine di migliaia di telecamere, è diventata uno strumento prezioso in questo contesto.
Flock nega di condividere i propri dati direttamente con l’ICE. La smentita, però, non chiude la questione. Le polizie locali, che hanno accesso legittimo al sistema, hanno infatti condiviso le proprie credenziali con le autorità federali, trasformandosi di fatto in intermediarie.
Il risultato pratico è lo stesso: l’ICE ottiene i dati e la distinzione formale tra accesso diretto e indiretto non cambia la sostanza.
La rabbia contro Flock
Alcune comunità hanno risposto per vie istituzionali, chiedendo ai propri comuni di rescindere i contratti con Flock. Decine di città lo hanno già fatto. Alcuni dipartimenti di polizia hanno bloccato l’accesso delle autorità federali alle proprie risorse. Ma altri residenti hanno scelto una strada più diretta.
Brian Merchant, su Blood in the Machine, documenta una serie di episodi di vandalismo contro le telecamere Flock in tutto il Paese. A La Mesa, in California, alcune telecamere sono state rotte e distrutte poche settimane dopo che il consiglio comunale aveva approvato il rinnovo del contratto con Flock (nonostante la maggioranza dei presenti all’assemblea si fosse espressa contro).
Visualizza questo post su Instagram
Altri episodi si sono registrati in Connecticut, Illinois, Virginia. In Oregon, sei telecamere su pali sono state abbattute e almeno una è stata verniciata con spray. Alla base dei pali qualcuno ha lasciato anche un biglietto.
È una risposta rozza, certo. Ma racconta la distanza tra le decisioni prese nelle sale consiliari e la percezione di chi vive nei quartieri sorvegliati. Quando i canali formali sembrano non funzionare, o ignorano il dissenso, una parte della popolazione sceglie la via più immediata.
Il cortocircuito che nessuno sa risolvere
Il caso di Redmond, nello stato di Washington, illustra bene il problema strutturale.
La città aveva installato ventiquattro telecamere Flock e aveva disabilitato la condivisione nazionale dei dati. Dopo che agenti ICE avevano arrestato tre persone in città, tutte vicine alle telecamere, il consiglio comunale aveva votato all’unanimità per spegnere tutto. Il capo della polizia aveva protestato: il suo dipartimento non aveva mai condiviso nulla con l’ICE.
Non è bastato. Il punto non è se Redmond avesse condiviso i dati. È che Flock li possiede. Se arriva un mandato direttamente all’azienda, il comune non può fare nulla per impedirne la consegna. La sovranità locale sul sistema è, nei fatti, limitata.
È questo il cortocircuito che alimenta la sfiducia. Flock vende un servizio alle amministrazioni locali, ma i dati prodotti da quel servizio risiedono in un’infrastruttura privata su cui le città hanno un controllo parziale. Qualsiasi garanzia operativa (“non condividiamo con l’ICE”, “la condivisione nazionale è disabilitata”), può essere aggirata da un atto giudiziario o dalla polizia che fa da tramite.
Resistenza civica
Accanto al vandalismo esiste anche una risposta più strutturata. DeFlock è un progetto che mappa la posizione dei lettori di targa negli Stati Uniti, rendendo visibile un’infrastruttura che di solito opera nell’invisibilità. Sapere dove si trovano le telecamere è il primo passo per discuterne pubblicamente, per contestarle in consiglio comunale, per costruire una pressione politica.
Le due risposte (quella del martello e quella della mappa) non si escludono. Raccontano entrambe la stessa cosa: una parte crescente della società americana non si fida più della narrativa con cui queste tecnologie vengono vendute.
La promessa era la sicurezza di quartiere. La realtà è una rete che può essere usata per scopi che le comunità non hanno scelto e non controllano.
Fonte: TechCrunch


