L’IA minaccia il business del software: prestiti più cari e creditori in allerta

by | 24 Feb 2026 | Business

Riassunto IA
  • Il mercato dei prestiti con leva destinati alle aziende software è di fatto bloccato negli Stati Uniti dalla fine di gennaio, con banche e investitori in attesa che i prezzi si stabilizzino prima di tornare a operare.
  • UBS prevede un aumento dei default nel settore fino al 5% in uno scenario di disruption accelerata dall’IA, contro l’1-2% atteso in condizioni normali; il 50% dei prestiti software ha già un rating creditizio ad alto rischio.
  • Le prossime operazioni di debito includeranno probabilmente condizioni più severe, con rendimenti più alti e clausole contrattuali più stringenti; l’operazione da 5,3 miliardi di Qualtrics sarà il primo vero test della disponibilità degli investitori.
Tempo di lettura: 3 minuti

Quando si parla di aziende software, non si parla di startup. Si parla di Salesforce, Oracle, SAP, ServiceNow, colossi da miliardi di dollari che vendono strumenti digitali alle imprese di mezzo mondo.

Sono loro, insieme a centinaia di società più piccole, al centro di una stretta silenziosa che sta cambiando le condizioni con cui il settore accede al credito. Il motivo è uno solo: i finanziatori temono che l’intelligenza artificiale stia per rendere obsoleti i loro prodotti, o almeno una parte rilevante di essi.

Il segnale più immediato è il blocco delle operazioni di debito. Dalla fine di gennaio, non risulta alcun prestito con leva (uno strumento finanziario usato dalle aziende per raccogliere capitali accettando condizioni più rischiose in cambio di tassi più bassi) verso società software sul mercato americano.

Le aziende e le banche si stanno guardando intorno prima di tornare a operare. Chi ha provato ad accedere ai mercati ha trovato condizioni decisamente peggiori rispetto a qualche mese fa.

Il software è il cuore del mercato del debito

Per capire la portata del problema, serve un dato: le aziende tecnologiche rappresentano il 17% dell’intero mercato dei prestiti con leva negli Stati Uniti, per un valore di 260 miliardi di dollari. Di questi, il 60% riguarda società software.

È la quota più alta di qualsiasi settore. In altre parole, il software non è solo un comparto industriale: è una delle colonne portanti del credito a rischio nell’economia americana.

Il problema è che questa colonna mostra crepe. Secondo le stime di Morgan Stanley, il 50% dei prestiti software ha un rating creditizio “B- o inferiore”, una valutazione che segnala un rischio di default elevato. Con questo termine s’intende la probabilità che l’azienda non riesca a rimborsare il proprio debito.

UBS prevede che i default nel settore possano salire tra il 3% e il 5% in uno scenario di stravolgimento del mercato del software, contro l’1-2% atteso in condizioni normali.

“Ci aspettiamo che il rischio di disruption da IA si rifletta sempre più nei mercati tra il 2026 e l’inizio del 2027, in particolare per i settori con rating più bassi e maggiori esigenze di rifinanziamento”, ha dichiarato Matthew Mish a Reuters, responsabile della strategia creditizia di UBS.

Il rischio è distribuito in modo asimmetrico: colpisce più duramente gli Stati Uniti che l’Europa, e più i prestiti con leva che le obbligazioni ad alto rendimento, un altro strumento di debito, generalmente rivolto a investitori con maggiore tolleranza al rischio.

Condizioni più dure, clausole più rigide

Le aziende che hanno provato a raccogliere capitali si sono trovate di fronte a istituti di credito più esigenti e investitori più scettici. Le banche chiedono rendimenti più alti sul nuovo debito e sconti più profondi su quello già emesso.

È probabile, secondo gli operatori, che le prossime operazioni includano anche clausole contrattuali più rigide. È una forma di protezione per chi presta, ma un limite alla flessibilità operativa per chi prende a prestito.

I casi concreti non mancano. Team.blue, fornitore europeo di servizi digitali, ha rinviato il rinnovo di un prestito da oltre un miliardo di euro. Negli Stati Uniti, il mercato osserverà con attenzione l’operazione di Qualtrics, società software che il mese prossimo dovrà raccogliere 5,3 miliardi di dollari per finanziare l’acquisizione di una concorrente: sarà un test reale sulla disponibilità degli investitori a rientrare nel settore.

Quando si sbloccherà il mercato?

Dipenderà dalla velocità con cui l’IA dimostrerà (o meno) di saper davvero sostituire i prodotti software esistenti. “La disruption si svilupperà nell’arco di due anni”, ha detto Mish di UBS.

Nel frattempo, le aziende con rating più bassi e scadenze di rimborso imminenti sono quelle più esposte: Moody’s ha già avvertito che nel 2026 potrebbero affrontare serie difficoltà di rifinanziamento.

Chi opera nel settore non nasconde il proprio scetticismo. “Non vedo il software come un settore caldo per le emissioni nel prossimo anno”, ha dichiarato Jeremy Burton, gestore del team leveraged finance di PineBridge Investments. “La tecnologia cambia così rapidamente che bisogna davvero essere sicuri di sé.”

Nei fatti, quella sicurezza oggi manca. E il mercato lo sa.

Fonte: Reuters

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