Quando il CEO di Walmart, Doug McMillon, ha preso la parola a Bentonville, la sua sede storica in Arkansas, il messaggio è stato inequivocabile: “È chiaro che l’IA cambierà letteralmente ogni lavoro”.
Il che non è un dettaglio tecnico o una previsione a lungo termine, ma una presa di posizione netta. Per il più grande datore di lavoro privato degli Stati Uniti, con oltre 2,1 milioni di dipendenti, l’intelligenza artificiale non è solo un tema di efficienza o innovazione. È un fattore che ridisegnerà la composizione stessa della forza lavoro, costringendo milioni di persone a rivedere mansioni, competenze e prospettive.
McMillon ha voluto essere chiaro: alcuni ruoli scompariranno, altri nasceranno. L’unica certezza è che nulla resterà uguale.
Stabilità numerica, trasformazione profonda
Nonostante i piani di crescita, Walmart ha annunciato che il numero complessivo di dipendenti rimarrà stabile nei prossimi tre anni, ma con una composizione diversa rispetto a quella attuale. “Dobbiamo fare i compiti, e quindi non abbiamo ancora tutte le risposte”, ha spiegato Donna Morris, Chief People Officer del gruppo.
Dietro questa apparente calma, si nasconde una rivoluzione silenziosa. Già oggi, molte attività di magazzino sono state automatizzate grazie a tecnologie legate all’IA, con conseguenti tagli di posti.
Allo stesso tempo, però, si stanno creando nuove figure come gli agent builders, dipendenti incaricati di sviluppare strumenti di intelligenza artificiale per supportare i team commerciali. Una professionalità inesistente fino a pochi mesi fa, che oggi è parte integrante della strategia aziendale.
Accanto a loro, Walmart prevede di assumere in aree che richiedono ancora una forte presenza umana, dal servizio clienti alla panetteria interna, fino alla consegna a domicilio. È un processo di redistribuzione che riflette un equilibrio delicato: dove l’IA toglie, spesso l’azienda reinveste in ruoli a maggiore contatto con le persone.
Walmart: chatbot, agent e nuove leadership
Il colosso della distribuzione ha già implementato degli agenti IA per clienti, fornitori e dipendenti. Sono strumenti che semplificano interazioni e flussi operativi e che allo stesso tempo offrono al management una visione più dettagliata delle tendenze della supply chain.
Per dare peso a questo percorso, Walmart ha ingaggiato Daniel Danker, ex dirigente di Instacart, con il compito di guidare le ambizioni legate all’IA. La sua presenza è un segnale della volontà del gruppo di collocare l’intelligenza artificiale non ai margini, ma al cuore delle scelte strategiche.
La sperimentazione non riguarda solo la tecnologia ma anche la gestione del capitale umano. L’azienda vuole capire quali mansioni diminuiranno, quali cresceranno e quali resteranno stabili, per intervenire con formazione mirata. McMillon ha sintetizzato così l’obiettivo: “Il nostro scopo è creare l’opportunità per tutti di arrivare dall’altra parte”.
Robot umanoidi? “Serviamo persone”
Il discorso di Bentonville ha affrontato anche una suggestione sempre più presente nel dibattito tecnologico: i robot umanoidi.
Secondo McMillon, diverse aziende hanno già proposto a Walmart prototipi e soluzioni. La sua risposta è stata netta: “Fino a quando non serviremo robot umanoidi e loro non avranno la capacità di spendere denaro, serviremo persone. Metteremo persone davanti a persone”.
È un messaggio che fa da contrappeso all’automazione spinta: Walmart non vuole sostituire i clienti ma comprenderli meglio. E per farlo, la mediazione umana resta insostituibile.
La formazione e il mercato del lavoro
Il tema della formazione è il vero terreno di scontro. Walmart, insieme a OpenAI e ad altre aziende, ha annunciato la creazione di un programma di certificazione sull’IA.
L’obiettivo è dotare i lavoratori di competenze aggiornate, non solo per mantenere un impiego ma per trasformarsi in “agenti del cambiamento” all’interno dell’organizzazione.
Il quadro si inserisce in un contesto più ampio. Negli Stati Uniti cresce il timore di licenziamenti legati all’automazione ma diversi osservatori ricordano che la storia dell’innovazione tecnologica mostra come i lavoratori abbiano sempre trovato nuovi spazi attraverso la riqualificazione. Walmart sembra voler giocare un ruolo centrale in questa transizione, combinando automazione e formazione per evitare un impatto sociale troppo duro.
Alla fine, il messaggio che trapela dai vertici del gruppo è quello di un’azienda che vuole abbracciare la trasformazione, senza nascondere le difficoltà. Il futuro della forza lavoro di Walmart non sarà una fotocopia del passato: sarà una combinazione di automazione, nuove professionalità e capacità di resilienza. In tal senso, McMillon non lascia spazio a illusioni: “Forse esiste un lavoro al mondo che l’IA non cambierà, ma io non l’ho ancora immaginato”.


