Secondo l’FMI, l’IA minaccerà il 40% dei posti di lavoro e aumenterà le disparità

da | 15 Gen 2024 | Tecnologia, Main

Tempo di lettura: 3 minuti

Nata a Sofia, classe 1953, Kristalina Georgieva è un’economista e politica bulgara. Ha lavorato come direttrice generale della Banca Mondiale dal 2017 al 2019, e ha ricoperto il ruolo di presidente facente funzione del gruppo Banca Mondiale per un paio di mesi nel 2019.

Durante la presidenza Barroso è stata Commissario Europeo per la cooperazione internazionale e gli aiuti umanitari; dal 2014 al 2016 ha ricoperto l’incarico di vicepresidente della Commissione Europea e Commissario Europeo per il bilancio e le risorse umane nella Commissione Juncker.

Il motivo per cui si interessa oggi, però, è che dal 1º ottobre 2019 è direttrice operativa del Fondo Monetario Internazionale, organizzazione internazionale che promuove la stabilità economica e finanziaria globale. È stata fondata nel 1944, ha sede a Washington, ed è composto da 190 paesi membri.

Tutto ciò per dire che se a dare certe notizie è cotanto personaggio, a capo di cotanta organizzazione, un minimo d’attenzione bisogna prestarla. Ebbene, l’IA colpirà mediamente il 40% dei posti di lavoro, secondo la Georgieva. Che ha poi aggiunto: “nella maggior parte degli scenari, l’AI probabilmente peggiorerà complessivamente le disuguaglianze“. La politica, a suo dire, dovrebbe affrontare questa “tendenza preoccupante” per “impedire che la tecnologia aumenti ulteriormente le tensioni sociali”.

Le analisi del FMI, che potete consultare qui in versione integrale, vengono poi rafforzate da un’altra considerazione: nelle economie avanzate l’IA influenzerà fino al 60% dei posti di lavoro. Con un doppio effetto: da un lato potenzierà la produttività di alcuni lavoratori, dall’altro ridurrà la domanda di manodopera, col rischio di una riduzione salariale e della perdita di posti di lavoro. Nei paesi a basso reddito l’impatto previsto è minore, interessando circa il 26% dei posti di lavoro.

Un rapporto di Goldman Sachs del 2023 aveva già sollevato preoccupazioni simili, suggerendo che l’AI potrebbe sostituire fino a 300 milioni di posti di lavoro a tempo pieno, pur creando nuove opportunità di lavoro e incrementando la produttività.

Georgieva ha sottolineato che molti paesi in via di sviluppo mancano dell’infrastruttura e delle competenze necessarie per trarre pieno vantaggio dall’AI, il che potrebbe esacerbare il divario di disuguaglianza tra le nazioni. Ha inoltre evidenziato come l’adozione dell’AI potrebbe beneficiare in modo sproporzionato i lavoratori più giovani e con redditi più elevati, mentre quelli più anziani e con redditi più bassi rischiano di rimanere indietro.

Per mitigare questi effetti, Georgieva ha enfatizzato la necessità di istituire solide reti di sicurezza sociale e programmi di riqualificazione per i lavoratori più vulnerabili. Questi passi sono cruciali per garantire una transizione all’AI più equa e inclusiva, proteggendo i mezzi di sussistenza e limitando l’incremento delle disuguaglianze.

Diverse nazioni stanno introducendo regolamentazioni più stringenti sull’utilizzo dell’AI, volte a un utilizzo più sicuro della tecnologia. Lo scorso mese, ad esempio, i funzionari dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo provvisorio sulle prime leggi volte a regolare l’uso dell’AI.

La Cina ha introdotto le prime regolamentazioni nazionali sull’IA, che includono regole su come gli algoritmi possono essere sviluppati e implementati. Lo scorso ottobre, infine, il Presidente Biden ha firmato un ordine esecutivo che obbliga gli sviluppatori a condividere con il governo degli Stati Uniti i risultati sulla sicurezza relativi all’AI.

A novembre invece il Regno Unito ha ospitato un vertice sulla sicurezza dell’IA, durante il quale è stata firmata da più paesi una dichiarazione sullo sviluppo sicuro della tecnologia. Siamo poi sicuri che l’IA sarà argomento di discussione da parte dei leader aziendali e dei politici globali alla 54esima edizione del World Economic Forum di Davos, iniziata in Svizzera.

Bisognerà vedere, però, se la politica riuscirà a muoversi con la stessa velocità con cui la tecnologia sta cambiando le nostre vite.

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