Alphabet entra nel club dei 4 trilioni di dollari, insieme a Nvidia

by | 12 Gen 2026 | Business

Tempo di lettura: 3 minuti

Alphabet ha superato la soglia dei 4 trilioni di dollari di capitalizzazione, entrando in un club esclusivo che oggi conta solo un altro membro: Nvidia.

Le azioni della società madre di Google sono infatti salite dell’1,66%, toccando un nuovo record storico. In un anno il titolo ha guadagnato il 65,4%, una performance che riflette la fiducia crescente degli investitori nelle capacità di Mountain View di competere, e vincere, nella corsa all’intelligenza artificiale.

Apple e Microsoft, che avevano raggiunto la stessa soglia lo scorso anno, sono nel frattempo scese rispettivamente a 3,8 e 3,6 trilioni di dollari. Il sorpasso è anche simbolico: Google, data per spacciata dopo l’esplosione di ChatGPT, è tornata a guidare la partita.

La rivincita di Mountain View

Due anni fa, il lancio di ChatGPT aveva scatenato il panico nei corridoi di Google. Sam Altman aveva colto tutti di sorpresa e la risposta iniziale di Mountain View era apparsa lenta, incerta, quasi impacciata.

Oggi la situazione si è capovolta. Gemini 3, l’ultimo modello di intelligenza artificiale di Google, ha ricevuto elogi unanimi per velocità, intelligenza e capacità creative. La piattaforma conta ora oltre 650 milioni di utenti mensili, in crescita dai 450 milioni dell’estate scorsa. È OpenAI, adesso, ad aver dichiarato il “code red”, l’allarme che segnala una minaccia esistenziale.

Gran parte del balzo di Gemini è arrivato dopo il lancio di Nano Banana, uno strumento di generazione immagini che ha conquistato soprattutto il pubblico giovane: la fascia 18-34 anni rappresenta la maggioranza dei nuovi utenti. Durante la conferenza sviluppatori di maggio, Google aveva già mostrato i muscoli con AI Mode, una versione conversazionale del motore di ricerca. Ma è stato l’autunno a segnare la svolta definitiva.

Apple alza bandiera bianca

L’annuncio più significativo è arrivato da Cupertino. Apple ha scelto Gemini per alimentare una versione potenziata di Siri, in arrivo entro la fine dell’anno. È una resa che cambia gli equilibri. Apple ha costruito il suo impero sul controllo totale dell’ecosistema, eppure nell’intelligenza artificiale generativa non è riuscita a tenere il passo.

Siri, un tempo simbolo di innovazione, è rimasta indietro rispetto ai chatbot della concorrenza. “Abbiamo avviato una collaborazione pluriennale con Google per utilizzare Gemini come base dei nostri modelli IA”, ha dichiarato l’azienda.

“Questi modelli contribuiranno ad alimentare le future funzionalità di Apple Intelligence, inclusa una Siri più personalizzata in arrivo quest’anno”. Per Google è la certificazione di un primato tecnologico che si estende ora a miliardi di dispositivi iPhone.

OpenAI e Anthropic sotto pressione

Se due anni fa era Google a tremare, oggi la pressione si è spostata sulle startup dell’intelligenza artificiale.

ChatGPT rimane il chatbot più popolare, e Claude di Anthropic è considerato tra i migliori per la programmazione. Ma i progressi di Gemini 3 hanno ampliato il raggio d’azione del modello Google, rendendolo competitivo su un ventaglio molto più ampio di applicazioni.

L’alleanza con Apple complica ulteriormente il quadro: OpenAI e Anthropic si trovano ora a competere non solo con un modello superiore, ma con un ecosistema integrato che abbraccia ricerca, cloud, mobile e pubblicità.

Il rischio di un mercato dominato dai giganti storici, a scapito del pluralismo dell’innovazione, si fa così sempre più concreto.

Alphabet e i segnali che contano

È da ricordare che a settembre un giudice federale ha deciso di non imporre sanzioni severe ad Alphabet, nonostante avesse riconosciuto l’esistenza di un monopolio illegale nel mercato della ricerca.

La motivazione è che la corsa all’IA ha già reso il settore più competitivo. Questa vittoria ha permesso a Google di consolidare la propria posizione senza vincoli strutturali.

Sul fronte finanziario, invece, i ricavi trimestrali hanno toccato il record, trainati da un business cloud in crescita del 34% anno su anno. E poi c’è Warren Buffett: la sua Berkshire Hathaway ha rivelato di aver acquistato azioni Alphabet per un valore superiore a 4,3 miliardi di dollari.

Quando l’oracolo di Omaha scommette su un titolo tech, il messaggio è chiaro: la partita è appena ricominciata, e Google è ora in testa.

Fonte: The Wall Street Journal

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