OpenAI ha deciso di fermare tutto per occuparsi di una sola priorità: riportare ChatGPT davanti alla concorrenza. A rivelarlo è un memo interno visionato dal Wall Street Journal, in cui Sam Altman annuncia un’iniziativa di “codice rosso”, ossia il livello di massima allerta che indica una mobilitazione totale.
Ciò significherà sospendere altri progetti, riallocare persone, organizzare call quotidiane e concentrare tutte le energie su una sola missione: migliorare l’esperienza quotidiana del chatbot.
La mossa arriva in un momento in cui il vantaggio competitivo di OpenAI non appare più solido come un tempo. Google ha appena presentato una nuova versione del modello Gemini capace di superare OpenAI nei principali benchmark del settore, guadagnandosi la fiducia degli investitori e spingendo in alto il titolo del gruppo.
È un sorpasso simbolico, perché i benchmark non raccontano tutta la storia, ma nel mondo dell’intelligenza artificiale influenzano la percezione del mercato e possono cambiare gli equilibri del settore nel giro di pochi mesi.
Non stupisce quindi che Altman abbia scelto di usare la formula più drastica nella scala interna dei livelli di urgenza, quella che in passato era stata associata al miglioramento di prodotti in difficoltà e che oggi diventa il perno della strategia dell’azienda.
La pressione di Google e la risposta di Altman
Il rilancio di Google passa anche dai numeri: la base utenti di Gemini è cresciuta rapidamente, spinta dal generatore di immagini Nano Banana, con un balzo dagli oltre 450 milioni di utenti attivi di luglio ai 650 milioni di ottobre. Parallelamente, Anthropic continua a rafforzarsi nel mondo enterprise.
È in questa competizione che OpenAI ha deciso di fermare tutti i progetti collaterali, dalla pubblicità agli agenti di intelligenza artificiale per la salute e lo shopping, fino all’assistente personale Pulse.
Il memo interno entra nel dettaglio delle aree su cui intervenire: velocità, affidabilità, personalizzazione e capacità di rispondere a una gamma più ampia di domande. È un punto particolarmente delicato per l’azienda, che negli ultimi mesi ha dovuto bilanciare esigenze di sicurezza più rigide con la necessità di rendere il bot più coinvolgente.
La versione di GPT-5 uscita in agosto era stata criticata da parte degli utenti per un tono più freddo e per alcune difficoltà a rispondere a semplici domande di matematica e geografia. OpenAI è intervenuta con un aggiornamento che ha reso il modello più ‘caldo’ e più capace di seguire le istruzioni, evidenziando quanto sia complesso trovare l’equilibrio tra un chatbot prudente e un chatbot utile.
Le incognite finanziarie di OpenAI
Accanto alla pressione competitiva, c’è poi un fronte economico non meno rilevante. OpenAI rimane un’azienda privata ma le sue sorti sono strettamente legate a quelle di partner come Microsoft, Nvidia e Oracle.
La società sta programmando investimenti in data center per centinaia di miliardi di dollari, una voce che sta diventando il cuore del business dell’intelligenza artificiale e uno degli elementi più critici per la sostenibilità finanziaria dei modelli fondazionali. I mercati hanno espresso preoccupazione negli ultimi giorni, proprio perché non è chiaro il ritmo con cui questi investimenti potranno trasformarsi in ricavi significativi.
OpenAI non è ancora profittevole e deve raccogliere capitali a un ritmo continuo, in contrasto con colossi come Google, che finanziano in parte l’espansione dell’IA direttamente dai ricavi.
Le proiezioni interne parlano della necessità di arrivare a circa 200 miliardi di dollari di ricavi nel 2030 per generare profitti, una soglia enorme anche per un’azienda che ha superato gli 800 milioni di utenti settimanali.
È anche grazie a questa base che Altman è riuscito finora a tenere a bada i dubbi sulle finanze dell’azienda, rivendicando nel memo che il nuovo modello di ragionamento, in uscita la prossima settimana, sarebbe già superiore all’ultima versione di Gemini su diversi fronti.
ChatGPT tra sicurezza e coinvolgimento
Il tema della sicurezza è oggi uno dei terreni più insidiosi dell’intero settore. Restringere eccessivamente il comportamento del modello riduce la probabilità di abusi ma rischia di compromettere la sua utilità per gli utenti.
La difficoltà registrata con GPT-5 evidenzia questa tensione, così come la scelta di dichiarare prima un “codice arancione” e ora un “codice rosso”, una scala cromatica che OpenAI utilizza per misurare l’urgenza dei problemi da affrontare.
È un equilibrio che tutte le aziende stanno cercando di raggiungere: chatbot più controllati ma anche più intuitivi, più capaci di seguire le istruzioni e più personali nel tono.
Non a caso, il responsabile di ChatGPT, Nick Turley, ha dichiarato su X che l’obiettivo è far crescere il bot rendendolo “ancora più intuitivo e personale”, una frase che sintetizza bene la direzione in cui OpenAI vuole muoversi mentre si prepara alla prossima fase della corsa all’intelligenza artificiale.
Fonte: The Wall Street Journal


