Google sfida l’egemonia di OpenAI con Gemini 3

by | 19 Nov 2025 | IA

Tempo di lettura: 3 minuti

Google ha deciso di alzare il tiro. Dopo anni in cui si è parlato soprattutto dei successi di OpenAI e dell’ascesa di Anthropic, il colosso di Mountain View torna sotto i riflettori con Gemini 3, il modello fondazionale più avanzato mai rilasciato dall’azienda.

Il lancio si colloca in un momento in cui la competizione fra i laboratori di frontiera ha raggiunto una velocità quasi innaturale, ovvero appena sette mesi dopo Gemini 2.5, meno di una settimana dopo GPT 5.1 e a due mesi da Sonnet 4.5. Un segnale chiaro di quanto questo mercato sia diventato un braccio di ferro sull’innovazione continua.

Secondo Google, il salto compiuto da Gemini 3 riguarda soprattutto il ragionamento. Tulsee Doshi, responsabile prodotto del modello, lo ha sintetizzato in modo netto: “Con Gemini 3 stiamo assistendo a un enorme balzo nel ragionamento. Sta rispondendo con un livello di profondità e sfumature che non avevamo mai visto prima”.

Quel balzo trova riscontro nelle prove indipendenti: Gemini 3 ha stabilito il nuovo record su Humanity’s Last Exam, uno dei test più citati per valutare la capacità di deduzione generale, con un punteggio di 37,4 contro il 31,64 detenuto da GPT-5 Pro. Anche su LMArena, un benchmark guidato da valutazioni umane sulla soddisfazione degli utenti, il modello ha raggiunto la vetta.

Sono risultati che non sorprendono in un settore dove i modelli fondazionali sono sempre più giudicati sulla loro capacità di collegare concetti, verificare ipotesi, costruire catene logiche: il terreno dove si gioca la vera supremazia.

Google scopre le carte

La forza di Gemini 3 non sta solo nella potenza grezza del modello ma nell’ecosistema che Google sta costruendo intorno a esso.

A partire da Antigravity, la nuova interfaccia di coding agentico che fonde prompt stile ChatGPT, terminale e browser in un unico ambiente di lavoro. Una risposta diretta alla crescente domanda di strumenti per lo sviluppo autonomo, dove i modelli non si limitano a suggerire codice ma operano come agenti capaci di modificare file, eseguire comandi e verificare i risultati in tempo reale.

“L’agente può lavorare con il vostro editor attraverso il terminale e attraverso il browser per assicurarsi di aiutarvi a costruire quell’applicazione nel miglior modo possibile”, ha spiegato Koray Kavukcuoglu, CTO di DeepMind. È un posizionamento molto preciso: agganciare il mercato degli sviluppatori, un importante driver di adozione dell’IA generativa nelle aziende.

Il modello sarà disponibile nell’app Gemini e nella modalità AI Mode di Google Search, dove già oggi rappresenta uno dei tentativi più ambiziosi di trasformare il motore di ricerca da elenco di link a strumento conversazionale.

L’azienda sostiene che Gemini 3 sia accurato al 72% su un benchmark standard, con un margine di miglioramento quando il modello viene collegato direttamente al motore di ricerca per recuperare informazioni e verificare dati.

La pressione di Gemini su OpenAI e Anthropic

Il lancio di Gemini 3 non è un semplice aggiornamento. È un evento che sta già generando onde d’urto nei corridoi dei due rivali più diretti di Google: OpenAI e Anthropic.

All’interno delle aziende, secondo fonti citate dal New York Times, serpeggia il timore che il vantaggio di Google nella distribuzione (Search, Android, Chrome, YouTube), possa trasformare Gemini in un acceleratore di market share capace di ostacolare la crescita dei concorrenti, soprattutto nei campi più sensibili come il coding autonomo e la generazione di immagini.

Non è un’ansia immotivata: Mike O’Rourke, chief market strategist di JonesTrading, ha spiegato che “a causa delle dimensioni di Google e del loro vantaggio di first mover nella ricerca, Gemini potrebbe conquistare quote di mercato e far rimanere indietro OpenAI e altri”.

Questo scenario non riguarda solo la competizione fra modelli. Ha implicazioni dirette per aziende come Microsoft e Oracle, che negli ultimi due anni hanno costruito piani industriali multimiliardari basati sulle richieste di calcolo di OpenAI.

Se il pendolo dell’innovazione dovesse spostarsi in modo consistente verso Google, l’intero mercato dell’IA di frontiera potrebbe entrare in una nuova fase, con effetti a catena sulle partnership e sulle strategie cloud.

L’app Gemini nel frattempo ha raggiunto 650 milioni di utenti attivi mensili e l’azienda ha deciso di rendere gratuito il suo abbonamento AI Pro per gli studenti universitari statunitensi. Numerose aziende starebbero già sperimentando Gemini 3 per analizzare dati, trascrivere riunioni multilingue e integrare l’IA nelle operazioni quotidiane.

La scelta di spingere sulla distribuzione, ancora più che sulla pura potenza del modello, sembra essere il tratto distintivo della nuova strategia di Google.

Fonti: The New York Times, TechCrunch

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