Musk verso il trilione (ma lui crede sia una simulazione)

by | 5 Gen 2026 | Tecnologia

Illustrazione: Numerama
Tempo di lettura: 4 minuti

Il patrimonio netto di Elon Musk ha chiuso il 2025 a circa 726 miliardi di dollari, più che raddoppiato rispetto all’anno precedente.

Se SpaceX dovesse quotarsi in borsa con una valutazione di 1.500 miliardi di dollari, l’uomo più ricco del mondo diventerebbe il primo trilionario della storia, come suggerisce The Wall Street Journal. Il paradosso è che questo traguardo arriva mentre Tesla registra il secondo anno consecutivo di calo nelle consegne di veicoli elettrici.

Eppure gli investitori hanno approvato in autunno un pacchetto retributivo da 1.000 miliardi di dollari per Musk, subordinato al raggiungimento di obiettivi che trasformerebbero l’azienda automobilistica in un’impresa di robotica entro il prossimo decennio.

La scommessa non è basata sui numeri di vendita attuali ma su una visione: produzione di massa del robot umanoide Optimus, Cybercab in circolazione su scala industriale, commercializzazione degli impianti neurali Neuralink e piena riutilizzabilità di Starship per missioni lunari e marziane.

Musk e la narrazione come asset strategico

“Ho questa teoria sulla previsione del futuro, secondo cui l’esito più interessante è il più probabile”, ha dichiarato recentemente Musk in un podcast.

Può sembrare filosofia da bar, in realtà è strategia comunicativa radicata in una convinzione che Musk ribadisce da almeno un decennio: la probabilità che viviamo nella “realtà di base” è molto bassa.

La sua argomentazione si fonda sull’evoluzione tecnologica dei videogiochi: in appena cinquant’anni siamo passati da Pong a simulazioni quasi indistinguibili dal reale. Se una civiltà avanzata ha già percorso questa traiettoria, è statisticamente probabile che la nostra realtà sia una delle infinite simulazioni generate.

Pensate a Matrix, o a un videogioco fantascientifico, o ancora a degli esseri superiori che ci stanno guardando. “Siamo come una serie Netflix aliena che continua solo se gli ascolti sono buoni”, ha spiegato Musk. “Abbiamo un solo obiettivo: mantenerla interessante”.

Il problema non è se la simulation theory sia vera o meno, quanto che questa narrazione sta diventando la giustificazione per decisioni aziendali da migliaia di miliardi.

Quando l’amministratore delegato di una major tecnologica usa teorie pseudofilosofiche per vendere agli investitori obiettivi audaci presentandoli come “inevitabili” perché “interessanti”, siamo di fronte a un cortocircuito tra razionalità economica e narrazione che prescinde dai fatti. Eppure funziona.

Matrix come metafora politica

Musk non usa il riferimento a Matrix solo in chiave filosofica. L’anno scorso il film dei Wachowski è diventato la sua arma retorica preferita per attaccare establishment politico e burocrazia federale, adottando un linguaggio tipico della destra social americana.

Con la creazione del Department of Government Efficiency (DOGE), Musk ha dichiarato al CPAC 2025 di voler “riprogrammare il codice di base della Matrix” eliminando sprechi e sistemi di controllo prestabiliti.

L’anno appena concluso ha curiosamente seguito l’arco narrativo che teorizza. Primo atto: Musk diventa “First Buddy” alla Casa Bianca accanto a Trump, guida il DOGE con l’obiettivo di tagliare la spesa federale. Secondo atto: il rapporto con Trump esplode pubblicamente. Terzo atto: sulla scia dell’omicidio dell’attivista conservatore Charlie Kirk, Musk ricuce i rapporti e si prepara a finanziare i repubblicani alle elezioni di medio termine del 2026.

“Guardate la storia del presidente Trump”, ha detto Musk. “È più interessante che sia passato dalla sconfitta alle elezioni intermedie alla vittoria per il secondo mandato; è il classico arco narrativo: su, giù, di nuovo su”. L’instabilità per Musk non è un difetto del sistema, è il sistema stesso. Mantiene alta l’attenzione, alimenta la narrazione, giustifica ex-post qualsiasi sviluppo.

L’impero che costruisce la simulazione

SpaceX sta cercando una valutazione di 800 miliardi di dollari in una vendita di azioni secondarie, il doppio rispetto alla valutazione precedente di 400 miliardi. Musk detiene circa il 42% della società: il balzo di valutazione ha quindi contribuito in modo determinante alla crescita esponenziale del suo patrimonio personale.

L’azienda flirta con l’IPO mentre Musk parla di aprire data center di intelligenza artificiale nello spazio e costruire una fabbrica sulla Luna. Nel frattempo xAI, la sua ultima creatura nel campo dell’AI, sta raccogliendo miliardi per competere con OpenAI e Google nella corsa alla super intelligenza artificiale.

Musk ha previsto che entro la fine di quest’anno vedremo i primi videogiochi generati interamente dall’AI, un passo ulteriore verso mondi virtuali indistinguibili dal reale. E poi c’è Neuralink: l’interfaccia cervello-computer che collegherà direttamente la mente umana a reti digitali, esattamente come nel film che Musk cita ossessivamente.

Non è solo teoria: è un piano industriale da migliaia di miliardi per costruire materialmente gli elementi di una realtà ibrida. Il social network X ha vissuto momenti imbarazzanti (di uno dei quali abbiamo appena scritto) ma le varie gaffe sono state rapidamente dimenticate nel flusso continuo della narrazione di Musk.

La strategia è evidente: saturare lo spazio mediatico, spostare costantemente l’attenzione, rendere ogni crisi obsoleta prima che possa sedimentarsi.

Chi controlla la simulazione?

Musk non è solo un CEO, è un brand, una visione, per alcuni un culto. Gli investitori non comprano azioni delle sue aziende, comprano l’accesso alla sua narrazione. Il risultato è una concentrazione di ricchezza, potere economico e influenza politica senza precedenti storici e senza contrappesi efficaci.

Quando Musk chiede retoricamente “se foste me, pensereste che la mia vita sia reale o una simulazione?”, la domanda che dovremmo porci è un’altra: quando la narrazione diventa più importante dei fatti, il mercato premia le storie invece dei risultati, e un uomo solo accumula il capitale per materializzare la propria visione del futuro, chi ha davvero preso la pillola rossa?

Musk che vede la Matrix ovunque, o il mondo che continua a finanziare la sua visione?

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