La Corte del Delaware restituisce a Musk il maxi-compenso da 56 miliardi

by | 20 Dic 2025 | Business, Automotive

Tempo di lettura: 2 minuti

La battaglia legale sul compenso record di Elon Musk si è chiusa con un colpo di scena che pesa ben più dei numeri. La Corte Suprema del Delaware ha infatti ripristinato il pacchetto retributivo da 56 miliardi di dollari assegnato nel 2018, ribaltando la decisione che lo aveva annullato e restituendo la validità a uno degli accordi più controversi della storia dei mercati pubblici.

È un passaggio che non riguarda solo Musk ma il rapporto di forza tra consigli di amministrazione e sistema giudiziario negli Stati Uniti.

La decisione arriva dopo quasi due anni di scontro giudiziario. In precedenza, la Court of Chancery del Delaware aveva stabilito che il piano fosse stato assegnato attraverso un processo viziato, ritenendo che Musk avesse esercitato un’influenza indebita e che il consiglio di amministrazione non fosse realmente indipendente.

Ora la Corte Suprema ha ribaltato quell’impostazione, sostenendo che l’annullamento del pacchetto avrebbe lasciato Musk “non compensato per il suo tempo e i suoi sforzi in un periodo di sei anni”.

È un punto non secondario, perché Musk non percepisce uno stipendio tradizionale in Tesla ma viene remunerato esclusivamente attraverso piani basati su stock option e obiettivi industriali. Alla fine, la Corte ha riconosciuto un risarcimento simbolico di un dollaro, chiudendo formalmente il contenzioso.

“Vindicated”

La reazione di Musk è stata immediata. Commentando la sentenza, ha parlato di una piena riabilitazione personale, scrivendo su X di essere stato “Vindicated” e aggiungendo: “Cerco di non iniziare le risse, ma le porto a termine”.

Parole che riflettono il tono dello scontro e chiariscono come la vicenda sia stata vissuta non solo come una questione legale ma come un conflitto diretto con l’establishment regolatorio del Delaware.

Non a caso, nei mesi successivi alla prima sentenza Musk aveva deciso di reincorporare alcune delle sue aziende fuori dallo Stato, spostando anche Tesla in Texas.

Una scelta che assume oggi un significato politico-industriale più ampio, un segnale di frizione con un sistema giuridico percepito come sempre meno allineato agli interessi delle big tech.

Un precedente che parla a tutte le Big Tech

Al momento della sua approvazione, il piano del 2018 era stato definito “senza precedenti” per dimensioni. Il giudice che lo aveva annullato aveva scritto che rappresentava “la più grande potenziale opportunità di compenso mai osservata nei mercati pubblici”, enormemente superiore sia alla retribuzione mediana di dirigenti con ruoli analoghi sia ai precedenti piani di Musk stesso.

Il ripristino del pacchetto rafforza ulteriormente la posizione di Musk all’interno di Tesla, dove detiene una partecipazione a doppia cifra e un controllo di fatto sull’indirizzo strategico dell’azienda.

Non è un dettaglio, soprattutto alla luce del voto con cui, all’inizio di quest’anno, gli azionisti hanno approvato un nuovo piano retributivo fino a 1.000 miliardi di dollari, legato al raggiungimento di determinati obiettivi di business e pensato per vincolare Musk alla guida del gruppo per il prossimo decennio.

In questo senso, la sentenza del Delaware non chiude solo una controversia: stabilisce un precedente. Segnalano che i risultati ottenuti da Tesla e il valore creato per gli azionisti sono stati più rilevanti delle criticità emerse sul piano della governance.

Fonte: The Washington Post

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