Trump e Musk, lo scontro si riaccende sul disegno di legge da 5 trilioni di dollari

da | 2 Lug 2025 | Politica

Tempo di lettura: 3 minuti

Musk attacca, Trump risponde, e il muro contro muro tra i due uomini più influenti d’America torna a infiammare la scena politica. Il copione pare lo stesso dell’altra volta, con la differenza di un crescendo retorico che lascia ormai ben poco spazio alla riconciliazione.

Tutto è iniziato col violento attacco di Elon Musk al nuovo maxi-disegno di legge federale promosso dalla Casa Bianca e sostenuto direttamente dal presidente.

Il testo, ribattezzato “Big, Beautiful Bill”, che alzerebbe il tetto del debito nazionale di 5 trilioni di dollari, è stato bollato da Musk come “follia pura” ed è stato il pretesto per ribadire la necessità di “un’alternativa politica che dia voce al popolo”.

I suoi post su X, che trovate qui di seguito, lasciano poco all’immaginazione: minacce di fondare un nuovo partito, attacchi ai parlamentari favorevoli al disegno di legge, e una dichiarazione di guerra aperta al sistema bipartitico americano.

A far infuriare Musk non è solo la spesa pubblica giudicata insostenibile, ma il principio stesso di un sistema “che non rappresenta più la gente comune”. In uno dei suoi post più taglienti, ha definito l’attuale assetto politico “il partito unico Democratici-Repubblicani”, accusandolo di agire come una macchina autoreferenziale che ignora i cittadini.

La replica di Trump: “senza sussidi, niente razzi né Tesla”

Il presidente Trump non si è fatto attendere. In un post pubblicato su Truth Social, ha colpito Musk nel suo punto più delicato: la dipendenza dai finanziamenti pubblici.

“Elon Musk sapeva, molto prima di sostenermi per la presidenza, che ero contrario all’obbligo dei veicoli elettrici”, ha scritto Trump, rivendicando la propria opposizione a uno dei pilastri della transizione ecologica. “Le auto elettriche vanno bene ma nessuno dovrebbe essere costretto a possederne una.”

Poi, l’affondo: “Elon potrebbe ricevere più sussidi di qualsiasi altro essere umano nella storia. Senza di essi, probabilmente dovrebbe chiudere tutto e tornarsene a casa in Sudafrica. Niente più lanci di razzi, satelliti o produzione di auto elettriche. Il nostro Paese risparmierebbe una fortuna.” Il messaggio si chiude con un suggerimento velenoso: “Forse dovremmo far dare al DOGE un’occhiata seria a tutto questo? Grandi soldi da risparmiare!”

Il riferimento al DOGE, l’agenzia federale per l’efficienza governativa che lo stesso Musk aveva contribuito a lanciare nella prima fase dell’amministrazione Trump, diventa così un rovesciamento simbolico: lo strumento creato da Musk potrebbe infatti diventare l’organo incaricato di indagare sulle sue stesse aziende.

Musk: un terzo partito all’orizzonte (ma con quali alleati?)

Nel pieno della polemica, Musk sta quindi lanciando l’idea di un terzo partito: l’“America Party”. Una forza “né democratica né repubblicana”, che secondo il fondatore di Tesla e SpaceX dovrebbe dare rappresentanza a chi si sente escluso dal duopolio tradizionale.

“È ora di un nuovo partito politico che si preoccupi davvero del popolo”, ha scritto. E ancora: “Il Paese ha bisogno di un’alternativa al partito unico Democratici-Repubblicani, affinché il popolo possa davvero avere una VOCE”.

È una mossa audace, che segnala un’ambizione politica crescente e una rottura definitiva con il trumpismo che aveva appoggiato in passato. Ma è anche un salto nel vuoto.

Come abbiamo scritto qualche settimana fa nella nostra newsletter su Substack, lo scontro frontale con Trump non è solo simbolico: è pericoloso.

Il presidente ha già dimostrato di saper usare tutto il peso dell’apparato federale contro chi osa sfidarlo, e Musk, nonostante la sua potenza industriale, è esposto su più fronti.

I sussidi, le licenze per i lanci spaziali, le autorizzazioni regolatorie, perfino la permanenza delle sue aziende in orbita e sulle strade americane: tutto potrebbe essere rimesso in discussione.

Sfidare Trump, oggi, è molto più di una questione ideologica: è una partita a scacchi in cui ogni mossa potrebbe costare miliardi. E per Musk, l’uomo che sogna Marte ma rischia di perdere la Terra, il margine d’errore pare più sottile che mai.

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