WhatsApp chiede a un giudice statunitense di dichiarare NSO Group e il suo software Pegasus in oltraggio alla corte. Attenzione, non parliamo di una nuova causa: l’accusa è di aver violato un ordine già emesso.
Un anno fa Meta aveva infatti ottenuto un risarcimento da 168 milioni di dollari e il divieto permanente per la società israeliana di prendere di mira i suoi utenti per veicolare Pegasus, lo spyware di sorveglianza di NSO Group.
Secondo quanto dichiarato ieri, l’azienda avrebbe ripreso a farlo. Stavolta i clienti si avvarrebbero un sistema “one-click”, un link di solito recapitato via SMS o messaggio WhatsApp, che basta toccare perché Pegasus si installi in background.
Chi finisce davvero nel mirino di Pegasus
WhatsApp non ha precisato le tecniche ma i casi documentati in passato dagli attivisti per i diritti digitali raccontano un copione preciso. Messaggi che fingono di arrivare da banche o servizi di consegna. Avvisi allarmanti su un parente portato in ospedale. L’esca cambia, l’obiettivo invece no.
Le indagini condotte da WhatsApp hanno confermato quanto già emerso da Citizen Lab: molti dei bersagli dei clienti di NSO (tra cui regimi autoritari come Arabia Saudita e Ruanda, ma anche l’India e decine di altri governi) non erano criminali né terroristi, ma giornalisti, dissidenti e oppositori politici.
“NSO Group si comporta esattamente come i dittatori che serve: tratta i tribunali americani come qualcosa da aggirare, sperando che nessuno se ne accorga”, accusa John Scott-Railton, ricercatore di Citizen Lab. “Continua a farci favori comportandosi male e facendosi poi scoprire. Si è guadagnata il ruolo di simbolo del perché l’industria dello spyware mercenario vada messa sotto controllo”.
Pegasus intercetta anche i messaggi di Signal o WhatsApp ma non ne rompe la crittografia. La aggira a monte copiando l’intero contenuto del telefono prima che il messaggio venga cifrato, e ne trasmette una versione speculare al cliente.
La promessa di privacy delle app di messaggistica, di fatto, non protegge da uno strumento del genere. Ed è il motivo per cui i committenti pagano decine di milioni di dollari per una tecnologia messa a punto da veterani delle unità d’élite dell’intelligence dei segnali militari israeliana.
Lista nera a Washington, benedizione a Tel Aviv
La vicenda ha anche un risvolto diplomatico. Sotto l’amministrazione Biden, il Dipartimento del Commercio statunitense ha inserito NSO nella entity list, vietandole ogni affare con aziende americane, dopo che il suo spyware è stato trovato sui telefoni di diplomatici statunitensi.
“Permettendo che la propria tecnologia colpisse diplomatici americani, e per come si è comportata in questa causa, NSO dimostra di eludere ogni responsabilità”», nota Natalia Krapiva di Access Now. “E sono aziende statunitensi quelle che prende di mira”.
Il blacklisting ha quasi fatto crollare quella che era la stella della sorveglianza privata israeliana, valutata oltre un miliardo di dollari in un’acquisizione sostenuta dal management. Ma l’azienda è sopravvissuta.
Ciò è avvenuto grazie anche alla benedizione del ministero della Difesa israeliano, che ha classificato Pegasus come un’arma autorizzandone quindi l’export. Il lobbying di NSO per uscire dalla entity list, finora, non ha comunque avuto successo.
Un precedente che ci riguarda
La vittoria del 2024 ha colpito un’industria che prospera vendendo exploit per minuscole falle nelle piattaforme, comprese quelle che promettono riservatezza.
“Dal 2019 la nostra causa dimostra che NSO continua a costruire strumenti per colpire i dispositivi delle persone”, ribadisce WhatsApp. “Quando un’azienda della Entity List continua a sfidare i tribunali americani, le restrizioni devono restare in vigore”.
Come avevamo raccontato un anno fa, lo spyware Graphite della israeliana Paragon ha infettato i telefoni di giornalisti italiani, da Ciro Pellegrino di Fanpage a Francesco Cancellato, proprio dopo una notifica partita da WhatsApp. Stessa industria, stesso copione.
Fonti: Financial Times


