L’amministrazione Trump ha revocato le sanzioni contro tre persone associate a Predator, uno degli spyware commerciali più invasivi al mondo, capace di prendere il controllo totale di uno smartphone senza che la vittima se ne accorga.
La decisione, denunciata venerdì da Bloomberg ma in realtà presa lo scorso 30 dicembre dal Dipartimento del Tesoro, cancella parzialmente le prime sanzioni mai imposte dagli Stati Uniti contro produttori di software di sorveglianza commerciale.
Il paradosso è evidente: quelle stesse sanzioni erano state introdotte nel 2024 dall’amministrazione Biden proprio perché Predator era stato usato per colpire funzionari governativi americani, giornalisti ed esperti di politiche pubbliche.
Nessuna spiegazione pubblica è stata fornita, nessun briefing al Congresso è stato concesso prima della revoca.
Predator e il mercato dello spyware
Predator è prodotto dal consorzio Intellexa, un network internazionale fondato dal veterano dell’intelligence israeliana Tal Dilian.
Si tratta di software che opera in modo simile a Pegasus di NSO Group, lo spyware israeliano che ha fatto scandalo in tutto il mondo: una volta installato su un dispositivo, può accedere a messaggi, chiamate, fotocamera, microfono e dati di geolocalizzazione.
Il mercato degli spyware commerciali vale miliardi di dollari e vende questi strumenti a governi e agenzie di sicurezza senza controlli su chi siano i bersagli finali.
Settimane prima della revoca delle sanzioni, il Google Threat Intelligence Group aveva pubblicato un report in cui documentava come Intellexa “si è adattato, ha eluso le restrizioni e continua a vendere armi digitali”.
La tempistica merita una riflessione: l’amministrazione Trump ha cancellato le sanzioni non dopo una bonifica dimostrata ma mentre Google certificava la prosecuzione delle attività del consorzio.
La lettera del Senato e l’impotenza istituzionale
Cinque senatori democratici, guidati da Elizabeth Warren e Jeanne Shaheen, hanno inviato venerdì una lettera al Segretario al Tesoro Scott Bessent e al Segretario di Stato Marco Rubio, chiedendo spiegazioni formali.
Secondo quanto riportato da Bloomberg News, che ha visionato il documento, già il 10 dicembre uno staff bipartisan delle commissioni del Senato aveva richiesto un incontro per discutere del lavoro del governo contro la presunta elusione delle sanzioni da parte di Intellexa. Quell’incontro non si è mai tenuto.
Due settimane dopo, il Tesoro ha rimosso tre nomi dalla lista delle sanzioni senza fornire alcuna giustificazione alla commissione. “La nostra richiesta di briefing è ancora più critica alla luce di quella decisione”, scrivono i senatori, fissando come scadenza il 27 febbraio per ottenere chiarimenti.
Ma i democratici sono in minoranza al Senato e non possono forzare l’amministrazione a rispondere. Un portavoce del Dipartimento di Stato non ha rilasciato commenti.
La giustificazione fantasma
Quando nel 2024 l’amministrazione Biden impose le sanzioni contro diverse persone e aziende legate a Intellexa, il Dipartimento del Tesoro dichiarò che “la proliferazione di spyware commerciali pone rischi distinti e crescenti per gli Stati Uniti”. Era un riconoscimento esplicito: il mercato della sorveglianza digitale rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale.
Per giustificare la revoca, il Tesoro ha riferito a Reuters che ciascuna delle tre persone rimosse dalla lista aveva “dimostrato misure per separarsi dal consorzio Intellexa”. Nessuna prova di questa separazione è stata resa pubblica. Nessun documento è stato condiviso con il Congresso. L’agenzia non ha risposto a molteplici richieste di chiarimento inviate da Bloomberg.
Anche Tal Dilian e l’avvocato che rappresenta alcune delle persone sanzionate, non hanno commentato la lettera dei senatori.
Un precedente pericoloso
Questa è la prima volta che gli Stati Uniti revocano sanzioni imposte contro attori del settore spyware commerciale. Il precedente è preoccupante perché stabilisce che le sanzioni in questo campo possono essere cancellate senza trasparenza, senza verifiche indipendenti e senza consultazione parlamentare.
La decisione dell’amministrazione Trump contrasta nettamente con l’approccio europeo, che dopo lo scandalo Pegasus ha inasprito i controlli sull’export di tecnologie di sorveglianza.
Il risultato è un’industria miliardaria che opera senza un controllo democratico efficace, vendendo strumenti capaci di compromettere la privacy e la sicurezza di chiunque, compresi funzionari del governo che dovrebbero proteggerla.
Fonte: Bloomberg


