L’UE si prepara al razionamento del carburante: “Questa crisi durerà a lungo”

by | 3 Apr 2026 | Tecnologia

Il commissario europeo per l'energia, Dan Jørgensen. | Foto: Wikimedia Commons
Riassunto IA
  • Il commissario UE per l’energia Dan Jørgensen avverte che la crisi energetica innescata dalla quasi chiusura dello Stretto di Hormuz sarà “lunga e strutturale”, con prezzi più alti “per molto, molto tempo”.
  • Bruxelles valuta misure d’emergenza che includono il razionamento di diesel e jet fuel, un nuovo rilascio delle riserve strategiche e possibili modifiche legislative agli standard sul carburante per aviazione.
  • L’UE non si dichiara ancora in crisi di approvvigionamento, ma il linguaggio del commissario segnala un cambio di registro rispetto alle settimane precedenti.
Tempo di lettura: 2 minuti

“Questa sarà una crisi lunga. I prezzi dell’energia resteranno più alti per molto, molto tempo”. A dirlo non è un analista di mercato ma Dan Jørgensen, commissario europeo per l’energia, che ha parlato al Financial Times con un tono che, per sua stessa ammissione, è più pesante di quello usato nelle settimane precedenti.

“La retorica che stiamo usando e le parole che impieghiamo sono oggi più gravi di quanto lo fossero all’inizio della crisi”, ha dichiarato. E ha poi aggiunto: “La nostra analisi è che si tratterà di una situazione prolungata”. Bruxelles, insomma, ha smesso di minimizzare.

Lo Stretto che ha fermato il mondo

La causa scatenante è nota: la guerra in Iran con la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz, il passaggio attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale e una quota rilevante del gas naturale liquefatto globale. I raid sulle infrastrutture energetiche del Golfo hanno fatto il resto.

Il risultato è quello che la stessa Agenzia Internazionale per l’Energia ha definito “la più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale”. I prezzi del gas in Europa sono saliti del 70%, quelli del petrolio del 50%, con un costo aggiuntivo stimato di 13 miliardi di euro sulla bolletta europea delle importazioni di combustibili fossili.

In questo quadro, il mese scorso i paesi dell’UE hanno partecipato al più grande rilascio di riserve strategiche di petrolio mai realizzato nella storia, nel tentativo di contenere la corsa dei prezzi. Non sarà però sufficiente per una crisi che Jørgensen definisce esplicitamente “strutturale”.

Razionamento, riserve, normative

L’UE, dice Jørgensen, sta valutando “tutte le possibilità”. Incluso il razionamento di prodotti critici come il diesel e il carburante per aerei. “Meglio essere preparati che pentirsene”, ha dichiarato, precisando però che il blocco “non è ancora lì” sul piano dell’emergenza concreta.

Sul tavolo c’è anche la possibilità di un nuovo rilascio delle riserve strategiche. Jørgensen “non lo esclude” se la situazione dovesse peggiorare ma è cauto sui tempi: “Deve essere fatto nel momento esatto giusto, e deve essere proporzionato”.

C’è poi la questione delle normative sul carburante per aviazione. Le compagnie aeree hanno espresso preoccupazione crescente per le forniture di jet fuel, e si discute se allentare gli standard europei per permettere più importazioni dagli Stati Uniti.

Il punto è tecnico ma non secondario: il carburante per aerei certificato in Europa ha un punto di congelamento di -47°C, quello americano di -40°C. Sono standard incompatibili, e cambiarli richiederebbe intervento legislativo.

Jørgensen su questo punto è stato esplicito: “Non siamo ancora al punto di aver modificato nessuna delle nostre regole attuali.” Ma ha aggiunto che “più la situazione si aggrava, più dovremo prendere in considerazione anche strumenti legislativi.”

Non ancora in crisi. Ma…

La formula che Jørgensen ripete con variazioni è sempre la stessa: “non ancora”, “se necessario”, “quando e se”. È il linguaggio di chi vuole evitare il panico senza nascondere la gravità.

L’UE “non è in una crisi di sicurezza degli approvvigionamenti, ancora”, ha precisato, con quell'”ancora” che pesa quanto tutto il resto della frase. Nel frattempo, lo shock si propaga. Governi di tutto il mondo stanno elaborando piani di sostegno ai consumatori.

Alcuni paesi hanno già riacceso le centrali a carbone. Lo spettro che si allunga sui mercati non è solo quello dei prezzi alti: è quello di un’inflazione strutturalmente più elevata e di una crescita che rallenta in un momento già fragile. Jørgensen non lo dice con queste parole ma è esattamente quello che lascia intendere.

Fonte: Financial Times

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