Amazon ha annunciato un sovrapprezzo del 3,5% su carburante e logistica per i venditori che utilizzano i suoi servizi di spedizione negli Stati Uniti e in Canada.
La nuova tariffa entrerà in vigore il 17 aprile per i clienti del servizio Fulfillment by Amazon, il sistema usato dalla maggior parte dei venditori indipendenti presenti sulla piattaforma.
Dal 2 maggio, il sovrapprezzo si estenderà anche agli articoli spediti da Amazon per conto di commercianti che vendono sui propri siti o presso altri rivenditori. Il motivo dichiarato è l’aumento dei costi del carburante, spinto verso l’alto dalla guerra in Iran.
Non è un caso isolato: anche il servizio postale statunitense ha annunciato la scorsa settimana un rincaro dell’8% su alcuni pacchi. Il settore logistico si muove all’unisono, e Amazon si accoda. Con una differenza sostanziale, però. Amazon non è un corriere.
Amazon e la leva del marketplace
È qui che il meccanismo si fa interessante. Oltre il 60% dei prodotti venduti su Amazon proviene da venditori indipendenti, che già pagano alla piattaforma commissioni sulle vendite, tariffe di stoccaggio e costi di consegna. Questo sovrapprezzo si aggiunge a una struttura di costi già stratificata, in un rapporto di dipendenza che lascia ai venditori margini di manovra ridotti.
Il modello della piattaforma consente ad Amazon qualcosa che un rivenditore tradizionale non potrebbe fare con la stessa disinvoltura: trasferire i costi crescenti ai propri partner commerciali senza toccare il prezzo visibile all’acquirente. Il consumatore non vede il sovrapprezzo. Il venditore, invece, lo subisce.
La tariffa, precisa Amazon, si applica al costo di spedizione dell’articolo e non al prezzo di vendita. Un dettaglio tecnico che suona come una rassicurazione. Ma che, nella pratica, cambia poco per chi quel costo lo deve comunque sostenere.
La retorica del “temporaneo”
Amazon presenta la misura come un intervento limitato nel tempo. “Finora abbiamo assorbito questi aumenti”, ha dichiarato la società, “ma come altri grandi vettori, quando i costi restano elevati implementiamo sovrapprezzi temporanei per recuperare parzialmente tali costi”. Amazon ha inoltre sottolineato che le sue tariffe sono “significativamente inferiori” a quelle imposte da altri corrieri.
La parola chiave è “temporaneo”, termine che indica una durata elastica. I sovrapprezzi introdotti come eccezione tendono a normalizzarsi. E una volta che il meccanismo è attivo, rimuoverlo diventa meno urgente di quanto non fosse introdurlo.
Il sovrapprezzo colpisce formalmente i venditori. Ma la catena economica non si ferma lì, perché i venditori che vedono aumentare i propri costi operativi hanno due opzioni: comprimere i margini, già sottili per molti di loro, oppure ritoccare i prezzi al dettaglio. La seconda opzione, nella maggior parte dei casi, è quella che prevale.
Il risultato è un aumento dei costi che il consumatore finale non percepisce come imposto da Amazon, ma che deriva direttamente dalla struttura della piattaforma. Amazon mantiene intatta la propria immagine di convenienza. Il conto, semplicemente, arriva ai consumatori per un’altra via.
Fonte: Bloomberg


