TSMC ha annunciato oggi un nuovo investimento da 100 miliardi di dollari in Arizona. La cifra si aggiunge ai 165 miliardi già promessi per gli stabilimenti americani, e arriva accompagnata da una previsione tutt’altro che secondaria: secondo l’azienda taiwanese, la domanda trainata dall’intelligenza artificiale resterà forte fino al 2030.
L’annuncio conferma, in cifre, una traiettoria che l’azienda ha costruito trimestre dopo trimestre. “I nostri clienti e i clienti dei nostri clienti, principalmente i fornitori di servizi cloud, continuano a darci segnali molto forti”, ha detto il CEO C.C. Wei durante la conferenza sugli utili. La convinzione nel megatrend pluriennale dell’IA, ha aggiunto, resta molto alta.
I numeri che sostengono la scommessa
I risultati del secondo trimestre spiegano l’ottimismo. L’utile è salito del 77%, toccando un massimo record di 706,6 miliardi di dollari taiwanesi (22 miliardi di dollari), sopra le attese del mercato. È il nono trimestre consecutivo di crescita percentuale a doppia cifra, un ritmo che ormai si è consolidato nel tempo.
TSMC ha rivisto al rialzo anche le previsioni per il 2026: il fatturato in dollari dovrebbe crescere di poco più del 40%, contro una precedente stima di oltre il 30%. Per il trimestre in corso l’azienda si attende vendite tra 44,6 e 45,8 miliardi di dollari, contro i 33,1 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente.
La spesa in conto capitale per quest’anno è stata alzata fino al 14%, un segnale che il management legge la domanda IA come strutturale, non come picco temporaneo.
TSMC e il peso di Trump
L’Arizona non è una scelta casuale. Da anni Washington fa pressione sui grandi produttori asiatici perché spostino parte della capacità produttiva più avanzata fuori da Taiwan, un’isola che la Cina rivendica come proprio territorio.
Come abbiamo raccontato quando l’investimento era stato anticipato per la prima volta, il progetto nasce da un incontro diretto tra il CEO di TSMC e Donald Trump, e si inserisce in una strategia più ampia di riduzione della dipendenza americana dai semiconduttori prodotti in Asia.
Wei ha inquadrato la nuova spesa in questi termini: rafforzare la catena di approvvigionamento statunitense e sostenere posti di lavoro qualificati sul territorio americano. Probabilmente sorgeranno altri quattro stabilimenti in Arizona, compresi impianti per il confezionamento avanzato, che si aggiungerebbero agli otto già in costruzione o pianificati.
I tempi, però, dipenderanno dalla situazione di mercato: un modo elegante per dire che nulla è ancora scolpito nella pietra.
Un segnale che arriva da tutta la filiera
L’espansione di TSMC non è un caso isolato. Mercoledì l’olandese ASML, fornitore dominante delle macchine necessarie a produrre chip avanzati, ha alzato a sua volta le previsioni di vendita per il 2026 e ha promesso un aumento della capacità produttiva.
Se il produttore delle macchine e il produttore dei chip rivedono entrambi le stime verso l’alto nella stessa settimana, il segnale che arriva dal mercato è che il collo di bottiglia temuto da mesi, quello capace di rallentare l’intero boom dell’IA, potrebbe allentarsi.
I numeri hanno già prodotto un effetto tangibile in borsa. La capitalizzazione di TSMC, oggi la società più preziosa d’Asia, è vicina ai 1.970 miliardi di dollari, quasi il doppio della rivale sudcoreana Samsung Electronics.
Le azioni quotate a Taipei sono salite del 59% da inizio anno, un ritmo che riflette sostanzialmente quello del mercato più ampio, ma che consolida il ruolo di TSMC come indicatore principale dello stato di salute dell’intera industria dell’IA.
Fonte: Reuters


