Il nuovo pacchetto di dazi voluto da Donald Trump sta sconvolgendo l’e-commerce globale. E le sue conseguenze si stanno già facendo sentire su due fronti caldissimi.
Da un lato Amazon ha iniziato a cancellare in massa gli ordini diretti da fornitori asiatici, dall’altro TikTok Shop ha lanciato un piano d’emergenza per spostare i propri venditori verso il mercato europeo, dopo che la Casa Bianca ha colpito duramente le spedizioni dalla Cina con un aumento vertiginoso dei dazi doganali.
Amazon annulla gli ordini senza preavviso
Secondo fonti interne e documenti visionati da Bloomberg, Amazon ha improvvisamente annullato ordini per prodotti realizzati in Cina, Vietnam e Thailandia, fra cui sedie da spiaggia, condizionatori e monopattini.
La decisione è arrivata pochi giorni dopo l’annuncio del 2 aprile con cui Trump ha comunicato l’intenzione di imporre nuovi dazi a oltre 180 Paesi e territori. Nessun preavviso, nessuna spiegazione ufficiale: solo cancellazioni improvvise che hanno lasciato i fornitori con merce già prodotta e costi da assorbire.
A finire nel mirino sono stati in particolare gli ordini di “importazione diretta”, una pratica con cui Amazon acquista all’ingrosso direttamente nei Paesi di origine per poi importare i prodotti nei propri magazzini statunitensi.
In questi casi, l’azienda risulta l’importatore ufficiale e quindi paga i dazi. Cancellando questi ordini, Amazon si sottrae al nuovo regime tariffario e scarica il rischio sui venditori, che dovranno gestire in autonomia l’importazione in un contesto economico sempre più ostile.
TikTok Shop cambia rotta e punta sull’Europa
Nel frattempo, TikTok Shop (e-commerce di ByteDance di cui abbiamo scritto nell’articolo qui sotto), ha iniziato a notificare ai propri venditori la fine dell’esenzione de minimis, in vigore fino a oggi negli Stati Uniti.
Questa soglia permetteva di spedire merci di valore inferiore agli 800 dollari senza incorrere in dazi, facilitando lo sviluppo di un’economia basata su pacchi di piccolo valore venduti a costi ultra competitivi. È grazie a questa norma che piattaforme come Shein, Temu e la stessa TikTok Shop sono esplose sul mercato americano.
Ora però, tutto cambia: a partire da maggio, indipendentemente dal valore della merce, ogni pacco sarà soggetto a dazio.
Secondo la nuova struttura tariffaria voluta dall’amministrazione Trump, il tasso di imposizione salirà al 90% del valore dei pacchi fino a 800 dollari, contro il 30% precedente. La tariffa per ogni spedizione postale passerà da 25 a 75 dollari dopo il 2 maggio e raggiungerà i 150 dollari a partire dal 1° giugno.
La risposta di TikTok Shop è stata immediata: la piattaforma ha lanciato una campagna per reclutare merchant nei mercati europei, in particolare in Spagna, Germania, Italia e Francia, e ha iniziato a supportare anche i venditori statunitensi che vogliono operare su quei mercati.
L’obiettivo è chiaro: diversificare i canali di vendita e ridurre la dipendenza dal mercato statunitense, sempre più difficile da affrontare per le aziende cinesi.
Crollo delle vendite e fuga da Amazon
Le conseguenze non si sono fatte attendere. Secondo i dati di Bloomberg Second Measure, le vendite di Shein negli Stati Uniti sono crollate tra il 16% e il 41% nei cinque giorni successivi al 5 febbraio.
Temu, la piattaforma di e-commerce low-cost di PDD Holdings, ha registrato nello stesso periodo un calo fino al 32%. E mentre Amazon cerca di contenere i costi tagliando gli ordini internazionali, diversi suoi venditori, già penalizzati da commissioni elevate e margini risicati, stanno valutando seriamente di abbandonare la piattaforma o cercare canali alternativi.
Alcuni, come Temu, stanno già adottando modelli logistici alternativi basati su magazzini locali e sistemi “a custodia parziale”, che riducono la dipendenza dalle spedizioni dirette dalla Cina.
Altri, come i venditori Amazon, lamentano che con l’aggravarsi dei costi doganali non ha più senso sostenere il business.
E-commerce da capogiro: l’era d’oro dell’esenzione è finita
Il colpo assestato da Trump colpisce il cuore del modello economico cinese basato sull’e-commerce cross-border. Secondo la US Customs and Border Protection, nel 2024 sono entrati negli Stati Uniti circa 1,36 miliardi di pacchi sfruttando l’esenzione de minimis, più del doppio rispetto ai 637 milioni registrati nel 2020. Di questi, circa il 60% proveniva dalla Cina.
Nel frattempo, anche i dati ufficiali delle dogane cinesi confermano il contraccolpo: nei primi due mesi del 2025 le esportazioni di categorie come abbigliamento, mobili, giocattoli, scarpe, valigie e articoli per l’illuminazione — tutte trainanti per l’e-commerce — sono diminuite in modo significativo, con cali compresi tra il 6,9% e il 21,7%.
L’ondata protezionistica avviata da Washington sta cambiando radicalmente la geografia dell’e-commerce globale. E mentre le piattaforme corrono ai ripari, resta da capire quanto durerà la tempesta e chi, alla fine, riuscirà a restare a galla.


