Donald Trump era pronto a firmare un ordine esecutivo per approvare l’accordo che avrebbe evitato il bando di TikTok dagli Stati Uniti.
L’intesa, raggiunta dopo mesi di trattative, prevedeva la creazione di una nuova versione americana dell’app, con una proprietà a maggioranza statunitense e il drastico ridimensionamento della quota della cinese ByteDance, che sarebbe scesa sotto il 20%.
Il piano, che aveva già ottenuto il via libera sia da ByteDance che dagli investitori coinvolti, doveva essere ufficializzato entro oggi, data di scadenza per evitare la messa al bando della piattaforma.
La Cina ora dice no
Ma l’accordo si è arenato non appena Trump ha annunciato un nuovo pacchetto di dazi che ha portato al 54% l’imposizione su molte importazioni cinesi.
Secondo fonti vicine al dossier e riprese da Bloomberg, Pechino ha reagito bloccando ogni possibile autorizzazione all’intesa su TikTok fino a quando non verranno avviati colloqui sulle tariffe americane, considerate provocatorie e dannose per gli interessi cinesi.
È un ritorno alla guerra commerciale, che ora rischia di travolgere anche un’app diventata centrale nella comunicazione digitale, soprattutto tra i più giovani.
Di fronte all’impasse, Trump ha deciso di concedere una nuova proroga di 75 giorni per trovare un’intesa. È la seconda estensione concessa dal presidente ma questa volta si spinge oltre i margini previsti dalla legge, che prevedeva un’unica proroga fino a un massimo di 90 giorni.
La nuova finestra temporale servirà a cercare un compromesso politico con Pechino e a consolidare l’interesse degli investitori americani.
Chi vuole TikTok (e il suo algoritmo)?
Come abbiamo riportato più volte in questi giorni, sono in molti ad essersi fatti avanti per TikTok. L’offerta più solida sul tavolo arriva da un consorzio di investitori statunitensi composto da Oracle, Blackstone e dalla società di venture capital Andreessen Horowitz.
Il progetto prevede che nuovi investitori esterni detengano il 50% delle attività USA di TikTok, con gli attuali soci americani di ByteDance che manterrebbero circa il 30%. ByteDance, a quel punto, scenderebbe sotto la soglia del 20%, come richiesto dalla legge statunitense.
Oracle assumerebbe anche un ruolo strategico, garantendo la sicurezza dei dati degli utenti americani. Cosa che oggettivamente fa già dal 2022, cioè da quando ByteDance ha avviato un’iniziativa nota come “Project Texas”, che ha visto appunto il trasferimenti di tutti i dati degli utenti americani ai server cloud di Oracle situati negli Stati Uniti.
Ma c’è un nodo ancora irrisolto: l’algoritmo, cuore tecnologico dell’app, resterebbe di proprietà di ByteDance.
Si tratta di una scelta che ha fatto storcere il naso a più di un osservatore, visto che potrebbe consentire un accesso indiretto da parte cinese ai dati sensibili o favorire una manipolazione dei contenuti.
“Consentire alla Cina di mantenere l’algoritmo non risolve affatto il problema della propaganda”, sostengono i critici. Accuse che Pechino e ByteDance hanno già respinto al mittente in passato.
Alternative e outsider
Oltre al consorzio guidato da Oracle, anche altri attori si sono fatti avanti.
Amazon ha inviato una proposta ufficiale alla Casa Bianca, ma secondo fonti vicine all’amministrazione non è stata presa particolarmente sul serio.
Tra gli altri pretendenti ci sono offerte curiose e composite, come quella del miliardario Frank McCourt insieme al cofondatore di Reddit Alexis Ohanian, o quella che coinvolge il tech entrepreneur Jesse Tinsley e la star di YouTube, MrBeast.
In corsa ci sarebbero anche Perplexity AI, start-up di San Francisco, e AppLovin, società attiva nel mondo mobile advertising. Oltre al consorzio guidato da Tim Stokely, fondatore della piattaforma OnlyFans, che ha presentato una proposta di acquisizione coinvolgendo la Hbar Foundation, un’organizzazione legata alla criptovaluta Hedera.
L’app che Trump non vuole spegnere
L’approccio di Trump a TikTok è cambiato radicalmente rispetto al suo primo mandato.
Nel 2020, aveva tentato di vietare l’app per motivi di sicurezza nazionale. Oggi, invece, la considera uno strumento utile per comunicare con gli elettori più giovani, al punto da attribuirle un ruolo chiave nella sua vittoria elettorale dello scorso novembre.
“Non vogliamo che TikTok ‘si oscuri’”, ha scritto su Truth Social. “Speriamo di continuare a lavorare in buona fede con la Cina, che capisco non sia molto felice dei nostri dazi reciproci. Non vediamo l’ora di chiudere l’accordo”.
Intanto, da Pechino arriva una dichiarazione ufficiale diramata dall’ambasciata cinese a Washington: “La Cina ha sempre rispettato e tutelato i diritti legittimi delle imprese e si è opposta alle pratiche che violano i principi dell’economia di mercato”, ha affermato il portavoce Liu Pengyu. “La nostra opposizione ai dazi aggiuntivi è sempre stata chiara e coerente”.


