Donald Trump sta dimostrando ancora una volta la sua abilità nel trasformare situazioni controverse in vantaggi politici.
Con la promessa di salvare TikTok dal blocco impopolare voluto e firmato dall’amministrazione Biden, Trump ha ribaltato la narrativa e trasformato il ‘TikTok ban’ in un potente spot elettorale presso l’elettorato più giovane. Buona parte del quale, quattro anni fa, non avrebbe considerato il voto repubblicano come un’opzione percorribile.
Ma con la vicenda che ormai ha preso i contorni di una telenovela, è nel pieno della notte che apprendiamo dalle più importanti testate americane che TikTok ha iniziato a ripristinare i propri servizi.
Salvate il soldato Chew
“Francamente, non abbiamo scelta. Dobbiamo salvarla”, ha dichiarato Trump, annunciando un ordine esecutivo per oggi, giorno del suo insediamento, che esenterà le aziende americane coinvolte nel blocco da alcuna responsabilità legale.
Il fornitore di hosting Oracle e il partner CDN Akamai hanno quindi iniziato a riattivare la piattaforma, fidandosi delle garanzie del presidente. L’app però non è ancora disponibile su App Store e Google Play, con Apple e Google apparentemente riluttanti a rischiare pesanti sanzioni.

Il messaggio con cui TikTok annuncia il ripristino del servizio e ringrazia Donald Trump.
Nonostante queste limitazioni, TikTok si mostra ottimista: l’azienda ha informato gli inserzionisti che le campagne pubblicitarie riprenderanno a breve, seppur con alcune restrizioni.
Intanto, TikTok ha ringraziato Trump per “aver fatto chiarezza e fornito le garanzie necessarie” ai fornitori del servizio. Mentre il CEO, Shou Zi Chew, ha annunciato l’intenzione di partecipare all’inaugurazione presidenziale e al comizio di Trump.
Opposizioni e tensioni politiche
L’iniziativa di Trump sta però incontrando resistenze all’interno del Partito Repubblicano.
I senatori Tom Cotton e Pete Ricketts hanno dichiarato che “non esiste alcuna base legale” per posticipare l’entrata in vigore del divieto oltre il 19 gennaio, e hanno lodato aziende come Apple e Google per aver rispettato la legge.
Cotton ha inoltre avvertito le imprese che collaborano con TikTok del rischio di “centinaia di miliardi di dollari” di multe.
Any company that hosts, distributes, services, or otherwise facilitates communist-controlled TikTok could face hundreds of billions of dollars of ruinous liability under the law, not just from DOJ, but also under securities law, shareholder lawsuits, and state AGs. Think about… https://t.co/XamZ1qAk2K
— Tom Cotton (@SenTomCotton) January 19, 2025
Il ritorno di TikTok arriva in un momento delicato nei rapporti tra Stati Uniti e Cina. L’ambasciata cinese a Washington ha accusato gli Stati Uniti di “soppressione arbitraria” di TikTok, promettendo azioni per difendere gli interessi cinesi.
Trump, nel frattempo, ha dichiarato di voler negoziare una soluzione che permetta al governo americano di detenere il 50% delle quote in una joint venture.
TikTok, il capolavoro politico di Trump
La posizione del presidente rappresenta una netta inversione rispetto al 2020, quando aveva tentato di bandire TikTok per questioni di sicurezza nazionale. Ora, Trump attribuisce all’app il merito di aver conquistato il favore dei giovani elettori durante le elezioni del 2024, dichiarando di avere “un posto speciale nel cuore per TikTok”.
Col ripristino ancora parziale e le campagne pubblicitarie in fase di riattivazione, la questione TikTok rimane al centro di dibattiti politici e tecnologici. Senza dimenticare che altre app di ByteDance, come CapCut e Lemon8, al momento sono ancora offline.
Di sicuro però c’è il fatto che ci troviamo di fronte a un capolavoro politico di Trump, che unisce pragmatismo e opportunismo.
Il neo Presidente degli Stati Uniti ha osservato il ‘dramma’ consumarsi per 170 milioni di americani, salvo proporsi come salvatore della patria nientemeno che il giorno stesso del suo insediamento.
Napoleone amava dire “Non interrompere mai un tuo nemico mentre sta facendo un errore”, e questo The Donald pare averlo capito molto bene.


