La guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina sta avendo ripercussioni sulle strategie di Tencent. Il colosso di Shenzhen, noto per gestire la più grande attività di videogiochi al mondo per ricavi e per possedere la piattaforma WeChat, ha infatti scelto di spingere con decisione sull’adozione di chip domestici per l’intelligenza artificiale.
È una mossa che risponde alle restrizioni imposte da Washington e, al tempo stesso, rafforza l’agenda di autosufficienza tecnologica lanciata da Pechino.
A rendere ufficiale la svolta è stato Qiu Yuepeng, presidente di Tencent Cloud, durante il Global Digital Ecosystem Summit. “Tencent si è pienamente adattata ai chip domestici mainstream” e “partecipa alla comunità open-source”, ha dichiarato.
L’annuncio arriva mentre altre realtà, come la start-up DeepSeek, hanno già presentato modelli ottimizzati per le prossime generazioni di chip nazionali.
Un’industria che si riorganizza attorno al silicio cinese
La scelta di Tencent non è isolata. A luglio un gruppo di aziende cinesi di semiconduttori e intelligenza artificiale ha creato la Model-Chips Ecosystem Innovation Alliance, con l’obiettivo di promuovere processori sviluppati interamente in patria.
Lo scopo è evidente: ridurre la dipendenza da marchi come Nvidia e costruire un ecosistema alternativo che permetta alla Cina di sviluppare modelli fondazionali sempre più avanzati senza il vincolo delle esportazioni americane.
Tencent Cloud ha precisato di supportare “chip domestici mainstream” nella propria infrastruttura di calcolo per l’IA, senza però citare marche specifiche. La scelta di non nominare alcun produttore lascia intendere che il gruppo stia collaborando con più aziende locali, calibrando l’hardware a seconda delle diverse esigenze applicative.
Dowson Tong Tao-sang, responsabile della divisione Cloud and Smart Industries Group, ha spiegato ai media che l’approccio punta a individuare “l’hardware più adatto per i diversi scenari”.
Parallelamente, l’azienda ha avviato investimenti strategici a lungo termine per integrare al meglio hardware e software, così da garantire una capacità di calcolo economica e scalabile.
La pressione delle restrizioni americane
Il contesto non è secondario. L’industria cinese dei semiconduttori sta vivendo un’accelerazione forzata a causa delle politiche statunitensi, che limitano l’export di chip avanzati verso Pechino. Una pressione che ha costretto i giganti tecnologici del Paese a rivedere le proprie strategie di approvvigionamento, spingendo a soluzioni domestiche anche se ancora in fase di consolidamento.
Proprio di fronte agli analisti, Martin Lau, presidente di Tencent, ha rassicurato sugli approvvigionamenti, sottolineando come l’azienda disponga di abbastanza processori per l’addestramento e di “molte opzioni per i chip di inferenza”.
Tencent, ha aggiunto, sta anche lavorando sul software, con miglioramenti capaci di ottimizzare le prestazioni degli attuali chip, riducendo la necessità di hardware importato.
Tencent, nuove frontiere per il cloud e l’IA made in China
Oltre alla partita dei chip, Tencent Cloud ha presentato al summit una nuova versione del suo sistema Hunyuan per la generazione 3D e ha celebrato i risultati di Yuanbao, il proprio assistente di intelligenza artificiale che oggi rientra tra le prime tre app native cinesi per utenti attivi giornalieri.
L’azienda punta anche all’internazionalizzazione, con piani concreti per la costruzione di data center in Arabia Saudita e in Giappone.
Secondo i dati di Omdia, Tencent Cloud detiene oggi il 7% del mercato cinese dei servizi cloud per l’IA, posizionandosi al quarto posto dietro Alibaba, Volcano Engine (di ByteDance) e Huawei.
Nonostante il ritardo rispetto ai primi tre player, l’azienda sembra intenzionata a usare la leva dei chip domestici come strumento competitivo, differenziandosi sia sul piano tecnologico sia su quello geopolitico.


