Dall’attivismo ai corridoi del potere: l’ascesa di Signal

da | 28 Mar 2025 | Tecnologia

Tempo di lettura: 3 minuti

Quando il vicepresidente degli Stati Uniti ti aggiunge per sbaglio a una chat segreta, ecco che la sicurezza digitale diventa una questione nazionale.

Ed è esattamente quello che è accaduto nei giorni scorsi, portando l’app Signal a un’improvvisa ondata di popolarità a Washington.

Il caso, che abbiamo riportato su queste pagine, è esploso quando The Atlantic ha pubblicato il contenuto di una chat di gruppo riservata tra alti funzionari dell’amministrazione Trump.

Tra questi c’erano il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il vicepresidente in carica, JD Vance, impegnati a condividere piani militari sensibili. Ma nel gruppo, per errore, c’era anche Jeffrey Goldberg, direttore della stessa rivista.

Il boom (inatteso) di Signal

La leggerezza ha messo in allarme l’apparato della sicurezza nazionale ma ha avuto anche un effetto secondario imprevisto: la consacrazione di Signal come strumento di comunicazione. Stavolta, però, da parte delle élite politiche statunitensi.

Secondo quanto riportato dalla fondazione che gestisce l’app, i download di Signal sono infatti raddoppiati nel giro di una settimana.

Una crescita fulminea per una piattaforma no-profit che, con un budget annuo di appena 50 milioni di dollari, compete con colossi come WhatsApp di Meta e iMessage di Apple.

“Ogni volta che c’è un errore clamoroso delle big tech o una violazione di dati, vediamo un’impennata nella crescita di Signal”, ha dichiarato in passato Meredith Whittaker, presidente della Signal Foundation.

Signal: dall’attivismo hacker alla politica

Dietro il successo di Signal c’è un’idea nata più di dieci anni fa nella mente di Moxie Marlinspike, pseudonimo di un hacker noto per le sue posizioni libertarie e il suo approccio radicale alla privacy digitale.

La sua ambizione, fin dal principio, è stata quella di fornire alle persone un software concreto per comunicare in modo sicuro e anonimo, proteggendosi dalla sorveglianza di governi e multinazionali.

Nel 2010, durante una conferenza di hacker a Las Vegas, Marlinspike ha descritto così la missione dei cypherpunk, nome che indica la corrente di attivisti pro-privacy a cui appartiene: “Ciò che volevamo era un software reale, che la gente potesse scaricare subito per comunicare in modo sicuro”.

Dopo anni di sviluppo indipendente e un’esperienza breve ma significativa in Twitter, ha lanciato Signal nel 2014, unendo messaggistica e chiamate cifrate in un’unica app.

Crittografia open-source e zero dati raccolti

Signal ha guadagnato negli anni la fiducia di utenti consapevoli e attenti alla privacy, grazie a una filosofia tanto radicale quanto trasparente.

Il suo codice è open-source, accessibile e verificabile da chiunque, e l’app non raccoglie alcun dato personale degli utenti. Ciò rende praticamente impossibile il tracciamento o la diffusione virale di contenuti, al contrario delle piattaforme tradizionali.

La fondazione Signal si finanzia esclusivamente tramite donazioni e prestiti da sostenitori privati, tra cui figura anche Brian Acton, cofondatore di WhatsApp, che ha investito oltre cento milioni di dollari nel progetto.

L’infrastruttura tecnica si appoggia comunque ai servizi cloud di aziende come Amazon Web Services, Google Cloud e Microsoft Azure. Si tratta di un paradosso che non è sfuggito ai più attenti, ma reso necessario dalla portata globale dell’app.

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L’app di tutti: da Elon Musk agli attivisti di strada

Nel tempo, Signal ha saputo cavalcare i momenti chiave della politica e della società per affermarsi come piattaforma affidabile e indipendente.

È stata consigliata da Edward Snowden dopo lo scandalo NSA ma è stata anche adottata dagli organizzatori di Black Lives Matter durante le proteste del 2020.

Ha ricevuto endorsement da Elon Musk, e oggi è l’app scelta da dissidenti, giornalisti, diplomatici. E, a quanto pare, anche dai vertici della Casa Bianca.

“Ci sono così tanti ottimi motivi per essere su Signal”, ha scritto Moxie Marlinspike su X. “Ora anche la possibilità che il vicepresidente degli Stati Uniti ti aggiunga per sbaglio a una chat segreta su operazioni militari.”

Il mix di rigore tecnologico e affinità culturale ha reso Signal molto più di un’app. Che oggi è un simbolo di indipendenza digitale in un’epoca dove ogni messaggio può essere letto, venduto o violato.

Meredith Whittaker lo dice chiaramente: “A volte mi sento come un drago davanti a una grotta, a proteggere questo gioiello che abbiamo. Dobbiamo difenderlo”.

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