“Uber con le armi”: ecco Protector, l’app che fa leva sulla paura

by | 2 Mar 2025 | Tecnologia

Tempo di lettura: 3 minuti

Due uomini in completo scuro e cravatta rossa camminano con aria imponente, stringendo in mano due matcha latte freddi. Un SUV di lusso è parcheggiato al centro di una strada di New York. Sullo schermo, una scritta recita: “le nostre guardie del corpo ci hanno preso il matcha.”

Il video, pubblicato su TikTok, ha superato i tre milioni di visualizzazioni ed è solo uno dei contenuti virali che hanno accompagnato il lancio di Protector, la nuova app che permette di assumere guardie del corpo armate su richiesta.

Concepita come una sorta di Uber per la sicurezza, Protector è stata lanciata a metà febbraio a Los Angeles e New York. Il servizio permette a chiunque di prenotare una scorta armata composta da ex agenti di polizia o militari, con una tariffa minima di 1.000 dollari per cinque ore di servizio, oltre a una quota annuale di 129 dollari.

L’app ha suscitato enorme curiosità iniziale, conquistando oltre 97.000 download nella prima settimana e raggiungendo il terzo posto nella classifica Travel dell’App Store.

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La rapida discesa in 70esima posizione ha però sollevato dubbi sulla reale domanda per un servizio di questo tipo. Chi sono, infatti, i clienti disposti a spendere cifre così elevate per una protezione personale in stile Secret Service?

Un’operazione di marketing costruita a tavolino

Dietro il successo virale di Protector non c’è solo la necessità di sicurezza ma una precisa strategia di marketing. I video che hanno contribuito a far conoscere l’app non sono nati in modo spontaneo, ma sono stati realizzati da influencer pagati per promuoverla.

Tra questi c’è la coppia di creatrici digitali Fuzz e Fuzz, che ha dichiarato di aver prodotto 14 contenuti per l’azienda, totalizzando 15 milioni di visualizzazioni e oltre 30.000 download.

Anche Camille Hovsepian, protagonista di un altro video promozionale, non ha promosso l’app in modo genuino: il suo fidanzato, Nikita Bier, è uno degli advisor di Protector.

Bier, noto per le sue strategie di crescita aggressive, è lo stesso imprenditore che ha consigliato a un’app di salute di cambiare nome in Death Clock e di aggiungere un test per prevedere la data di morte degli utenti.

Il risultato? Un boom di download e persino una menzione nel Late Show with Stephen Colbert.

Sicurezza o business della paura?

Al di là delle strategie pubblicitarie, Protector ha puntato su una narrazione precisa per giustificare la sua esistenza.

Dopo l’omicidio di Brian Thompson, CEO di UnitedHealthcare, l’azienda ha impartito lezioni di stile pubblicando un video su X in cui si sostiene che “se un agente di Protector fosse stato presente, la crisi avrebbe potuto essere evitata.”

Il target sembra essere quello dei dirigenti aziendali spaventati dai crescenti episodi di criminalità. Eppure, chi ha davvero bisogno di sicurezza privata in genere dispone già di servizi corporate ben strutturati.

Così come nei videogiochi si vestono i propri personaggi, ecco la schermata di Protector in cui impostare l’outfit della guardia del corpo da affittare.

La domanda, quindi, resta: Protector risponde a una reale esigenza o sta semplicemente cavalcando la paura?

L’app non è la prima a cercare di monetizzare l’insicurezza urbana. BlackWolf, lanciata nel 2023, offre un servizio simile con autisti armati in Arizona, Florida, Georgia, Tennessee e Texas. Anche Citizen, il controverso social network per la sicurezza pubblica, ha introdotto un servizio premium che permette agli utenti di connettersi con guardie private per 20 dollari al mese.

La storia di Citizen dimostra però i rischi di questo modello di business: nel 2021, l’app ha scatenato una caccia all’uomo per un sospetto piromane, offrendo una ricompensa di 30.000 dollari, solo per poi scoprire di aver preso la persona sbagliata.

Il futuro di Protector: Patrol

Il progetto di Protector non si ferma qui. L’azienda ha annunciato che sta lavorando a una seconda app, Patrol, che permetterà agli utenti di finanziare collettivamente la presenza di guardie armate nei loro quartieri.

Maggiore sarà la somma raccolta, più sofisticata sarà la protezione, fino ad arrivare all’uso di droni e robot per la sorveglianza delle strade.

L’idea è destinata a sollevare polemiche, specialmente in un periodo in cui la fiducia del pubblico nelle forze dell’ordine è stata scossa da episodi di violenza e abusi di potere.

In un video promozionale, una delle guardie di Protector dichiara: “Non siamo guardie di sicurezza da centro commerciale. Siamo veri poliziotti”.

Il futuro dirà se Protector rappresenta l’inizio di una nuova era per la sicurezza privata o solo l’ennesimo esperimento tech destinato a svanire dopo un picco iniziale di notorietà.

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