È arrivata nelle prime ore del mattino di ieri. Mittente: “Oracle Leadership”. Tono: formale, sbrigativo. “Dopo un’attenta valutazione delle attuali esigenze aziendali, abbiamo preso la decisione di eliminare il tuo ruolo”.
Per migliaia di dipendenti di Oracle (negli Stati Uniti, in India, in vari settori dell’azienda), ieri è stato l’ultimo giorno di lavoro. Nessuna riunione, nessun preavviso reale. Solo un’email.
Nello stesso periodo, Oracle dichiara che la domanda di intelligenza artificiale “continua a superare l’offerta”. L’azienda ha appena alzato le previsioni di vendita. I data center crescono e gli investimenti accelerano. I lavoratori, invece, vengono licenziati.
Il contrasto non è casuale. È piuttosto la logica stessa del modello che Oracle ha scelto.
Oracle, tra tagli e debiti
La portata esatta dei licenziamenti non è ancora nota ma le metriche interne citate dai dipendenti parlano già di migliaia di tagli.
Analisti di settore avevano previsto all’inizio dell’anno che Oracle avrebbe potuto ridurre l’organico fino a 30.000 unità (su un totale di circa 162.000 dipendenti globali), cedendo anche parte degli asset, proprio per finanziare l’espansione nell’IA.
Un documento regolatorio recente ha confermato che l’azienda prevede di spendere 500 milioni di dollari in più in costi di ristrutturazione nell’anno fiscale in corso, rispetto a quanto comunicato in precedenza.
I tagli, in altre parole, non sono il segnale di un’azienda in difficoltà. Sono uno strumento finanziario. La ristrutturazione dell’organico serve a liberare risorse da redirigere verso le infrastrutture. Chi viene licenziato non paga per una crisi: paga per una scelta strategica.
Gli investitori, dal canto loro, non sembrano convinti. Il titolo Oracle ha perso quasi il 50% del suo valore negli ultimi sei mesi, riflettendo le preoccupazioni sulla sostenibilità del piano di finanziamento dei data center.
Il rimbalzo del 6% registrato martedì, il giorno stesso degli annunci di tagli, dice molto su come i mercati leggono queste operazioni.
Stargate e il finanziamento circolare
Al centro di tutto c’è Stargate, il progetto con OpenAI che prevede la costruzione di una serie di data center nei prossimi anni. Il sito principale, ad Abilene, in Texas, è parzialmente operativo. I ricavi, però, tardano ad arrivare.
Il problema non è solo la tempistica. È la struttura dell’operazione. Oracle si sta indebitando per decine di miliardi di dollari per costruire infrastrutture destinate a un’azienda, ossia OpenAI, che non è ancora in utile.
È quello che avevamo già definito come finanziamento circolare dell’IA: i capitali girano tra i grandi attori dell’ecosistema, ognuno che scommette sulla crescita dell’altro, mentre i ricavi reali restano in larga parte una promessa futura.
OpenAI ha recentemente raccolto impegni per 110 miliardi di dollari di nuovi finanziamenti ma investitori e analisti continuano a considerare Stargate tra i progetti più rischiosi del settore proprio per questa ragione. Oracle è diventata, nei fatti, il termometro del dibattito: boom o fallimento dell’IA?
Fonte: Wall Street Journal


