OnlyFans cerca acquirenti ma il prezzo è crollato. La piattaforma britannica nota per i contenuti per adulti è in trattative esclusive con Architect Capital, fondo di San Francisco, per vendere il 60% del capitale in un’operazione che valuterebbe l’azienda 3,5 miliardi di dollari.
È meno della metà rispetto agli 8 miliardi ipotizzati appena un anno fa, quando il proprietario Leonid Radvinsky aveva iniziato a sondare il mercato.
La struttura finanziaria proposta prevede 2 miliardi di debito aggiuntivo, portando il valore complessivo dell’operazione a 5,5 miliardi. Il rapporto debito/equity è importante: per ogni dollaro di capitale proprio, l’acquirente dovrebbe caricare circa 57 centesimi di debito.
È una leva finanziaria considerevole, che rende l’operazione più rischiosa e riflette la difficoltà di attrarre capitale “pulito” verso un business percepito come controverso. Le trattative, peraltro, sono in fase embrionale e potrebbero non concludersi affatto.
OnlyFans, il business che nessuno vuole toccare
Il paradosso è evidente: OnlyFans è straordinariamente redditizia ma fatica a trovare acquirenti disposti a pagarne il valore pieno. Nel 2023 la piattaforma ha distribuito 701 milioni di dollari in dividendi a Radvinsky, un record che porta il totale incassato dal proprietario ucraino-americano a 1,8 miliardi dal 2021.
Il modello è semplice: OnlyFans trattiene il 20% di ogni transazione sulla piattaforma, che si tratti di abbonamenti, video, foto o chat private. I creator vendono contenuti direttamente ai fan, prevalentemente pornografici, e la piattaforma incassa la sua percentuale senza produrre nulla.
Eppure, questa macchina da profitti è tossica per il sistema finanziario tradizionale. I processori di pagamento come Visa e Mastercard mantengono politiche restrittive verso i contenuti espliciti, le banche sono riluttanti a finanziare il settore, e i regolatori guardano con sospetto piattaforme che lucrano sulla pornografia.
Il risultato è che OnlyFans, pur generando cash flow miliardari, rimane isolata dal mercato dei capitali convenzionale e vulnerabile a pressioni esterne che potrebbero paralizzarne le operazioni.
Architect Capital e la scommessa sull’infrastruttura finanziaria
Chi è disposto allora a scommettere su OnlyFans? Architect Capital è un fondo fondato nel 2020 da James Sagan, che in precedenza ha lavorato per un family office e co-fondato Arc Labs, un fondo di credito in fase iniziale.
Si autodefinisce specializzato nella “costruzione di infrastrutture finanziarie attraverso classi di asset”, una formula vaga che copre investimenti nel finanziamento ai consumatori e nell’e-commerce nelle Americhe.
La visione presentata agli investitori, secondo il Wall Street Journal, punta a offrire servizi finanziari ai creator di OnlyFans, un mercato potenzialmente vasto ma inesplorato proprio per le barriere che abbiamo descritto, e a portare la piattaforma in borsa entro il 2028.
L’IPO sarebbe il test definitivo e dimostrerebbe che OnlyFans può essere normalizzata agli occhi del mercato pubblico. Ma per un fondo giovane e relativamente oscuro come Architect Capital, puntare su un asset così complesso e reputazionalmente rischioso rappresenta un salto nel vuoto.
La scommessa è che le infrastrutture finanziarie alternative possano aggirare i veti del sistema tradizionale ma resta da vedere se questo approccio possa davvero scalare.
Radvinsky e l’exit impossibile
Leonid Radvinsky è un imprenditore riservato, che rifugge i riflettori ma che ha costruito una fortuna colossale. Ha acquisito la maggioranza di OnlyFans nel 2018 dai fondatori britannici Guy e Tim Stokely, padre e figlio che avevano lanciato la piattaforma nel 2016. Da allora ha trasformato il sito in una miniera d’oro, incassando dividendi miliardari mentre la pandemia accelerava la crescita dei contenuti digitali per adulti.
Sul suo sito personale, Radvinsky ha scritto che il suo obiettivo è “un giorno essere nella posizione di firmare il Giving Pledge”, l’impegno pubblico di alcuni miliardari a donare la maggior parte del proprio patrimonio. È un tentativo di riabilitazione reputazionale, il desiderio di essere ricordato per la filantropia piuttosto che per la pornografia online.
Ma finora l’exit si è rivelata impossibile: i potenziali acquirenti tradizionali si tirano indietro, spaventati dalle complessità normative e dallo stigma sociale. E il dimezzamento della valutazione è la cartina di tornasole di questa difficoltà.
La diversificazione che non convince
Negli ultimi anni OnlyFans ha tentato di diversificare, promuovendo creator focalizzati su fitness, cucina e altri contenuti mainstream. L’obiettivo è evidente: diluire la percezione della piattaforma come sinonimo di pornografia e renderla più appetibile per investitori e regolatori. Ma la strategia non ha convinto.
La stragrande maggioranza dei ricavi continua a provenire da contenuti espliciti e il tentativo di rebranding appare meramente cosmetico. Le pressioni regolamentari, intanto, si intensificano: in Europa e negli Stati Uniti crescono i controlli sulle piattaforme di contenuti per adulti, con richieste di maggiore trasparenza sulla verifica dell’età dei creator e sulla prevenzione di abusi.
L’ipotesi di quotazione in borsa entro il 2028 sarà il banco di prova finale: se OnlyFans riuscirà a passare attraverso il vaglio degli investitori istituzionali e dei regolatori dei mercati pubblici, avrà dimostrato che anche un business costruito sulla pornografia può essere normalizzato.
Ma al momento la contraddizione resta irrisolta: profitti miliardari che non si traducono in valore di mercato perché il denaro, inaspettatamente, a quanto pare ha ancora dei tabù.
Fonte: The Wall Street Journal


