Guerra, tassi e paura dell’IA: perché Nvidia ha perso 800 miliardi di capitalizzazione

by | 30 Mar 2026 | Business

Riassunto IA
  • Le azioni Nvidia hanno perso quasi il 20% dai massimi di ottobre, portando il rapporto prezzo/utili a 19,6 volte, sotto la media dell’S&P 500.
  • A pesare sul titolo sono due fattori distinti: l’escalation militare in Medio Oriente, che alimenta timori inflattivi e prospettive di rialzo dei tassi, e i dubbi sul ritorno degli investimenti in infrastrutture IA da parte dei grandi clienti.
  • Con la crescita degli utili attesa oltre il 70% nell’anno fiscale in corso, Nvidia resta tecnicamente a sconto rispetto all’indice generale.
Tempo di lettura: 3 minuti

Nvidia capitalizza circa 4.000 miliardi di dollari, cresce a ritmi che la maggior parte delle aziende quotate può solo immaginare, e registra margini lordi al 75%. Eppure, da ottobre, le sue azioni hanno perso quasi il 20% rispetto al record storico, bruciando oltre 800 miliardi di capitalizzazione.

Il rapporto prezzo/utili, ossia il multiplo che misura quanto il mercato è disposto a pagare per ogni dollaro di guadagno futuro atteso, è sceso a 19,6 volte: il livello più basso dall’inizio del 2019, tre anni prima che il lancio di ChatGPT trasformasse Nvidia nel simbolo dell’era dell’IA.

Il dato che colpisce non è solo il numero in sé. È il confronto. L’S&P 500, l’indice che raccoglie le 500 principali società quotate americane, tratta attualmente a circa 20 volte gli utili attesi, più di Nvidia.

In condizioni normali, un’azienda con una crescita degli utili stimata oltre il 70% nell’anno fiscale in corso dovrebbe trattare con un premio sostanziale rispetto all’indice generale, dove la crescita media attesa si ferma al 19%. Che accada il contrario è, oggettivamente, un’anomalia.

Due pressioni che si sommano

Per capire come si sia arrivati qui, bisogna tenere distinte due forze che agiscono contemporaneamente ma su piani diversi.

La prima è geopolitica. La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha spinto i prezzi del petrolio verso l’alto, alimentando timori di una nuova ondata inflattiva. Se l’inflazione dovesse accelerare, le banche centrali si troverebbero costrette ad alzare i tassi di interesse.

Ma tassi più alti penalizzano in modo particolare i titoli cosiddetti ‘growth’, quelli il cui valore è concentrato soprattutto negli utili futuri attesi, proiettati su orizzonti temporali lunghi, piuttosto che nei flussi di cassa immediati.

Nvidia rientra pienamente in questa categoria. Il titolo ha perso il 2,2% solo nella seduta di venerdì, e nell’arco del primo trimestre dell’anno ha lasciato sul campo circa il 10%.

La seconda pressione è strutturale, e riguarda l’IA direttamente. Microsoft, Alphabet, Amazon e gli altri grandi clienti di Nvidia stanno spendendo cifre enormi in infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

Gli investitori si aspettavano che questi investimenti si traducessero rapidamente in ricavi e profitti aggiuntivi. Così non è stato, almeno non con la velocità sperata. E il dubbio, ossia quanto tempo ci vorrà prima che questa spesa generi ritorni concreti, è tuttora irrisolto.

Il rischio che il mercato sta prezzando

C’è però un terzo fattore, più difficile da quantificare ma probabilmente il più pesante nel lungo periodo. Dennis Dick, trader di Triple D Trading, lo ha formulato con chiarezza: “Qualsiasi tecnologia, non importa quale, compresa Nvidia, potrebbe potenzialmente essere sconvolta. Tutto sta cambiando così rapidamente, e penso che questa sia la preoccupazione generale del mercato”.

Il punto non è la situazione attuale di Nvidia, che resta solida. Il punto è la velocità del cambiamento tecnologico.

Per gran parte della sua storia, Nvidia ha progettato chip ad alte prestazioni per il mercato dei videogiochi. Solo nell’ultimo decennio è diventata il fornitore dominante per le applicazioni di IA, con un balzo del titolo superiore al 1.000% dal lancio di ChatGPT.

Ma quel percorso insegna anche che i monopoli tecnologici possono essere erosi in tempi rapidi. Google, Amazon e altri stanno sviluppando chip proprietari. La Cina spinge sull’acceleratore per ridurre la dipendenza dall’hardware americano.

Il software, del resto, ha già iniziato a pagare il prezzo di questa incertezza: le azioni delle società del settore hanno subito forti cali nei mesi scorsi, proprio per i timori che l’IA aumenti la concorrenza e comprima i margini. L’hardware potrebbe non essere immune.

Nvidia: affare o rischio?

Chi compra, per ora, non si fa scoraggiare. Art Hogan, chief market strategist di B. Riley Wealth, continua a raccomandare Nvidia ai propri clienti: “Se tratta a un multiplo inferiore a quello dell’S&P 500, penso che sia una scelta facile”. La logica è quella del valore relativo: un’azienda con fondamentali così solidi, a questo prezzo, è tecnicamente a sconto.

Ma il mercato, evidentemente, non vede solo i fondamentali. Vede la guerra in Medio Oriente, i tassi potenzialmente in rialzo, i ritorni degli investimenti in IA che tardano ad arrivare, e un settore tecnologico che si muove abbastanza velocemente da rendere obsoleto qualsiasi monopolio.

Nvidia vale ancora 4.000 miliardi di dollari. La domanda è se li varrà ancora tra tre anni e su quella domanda, per ora, il mercato non ha una risposta certa.

Fonte: Reuters

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