Due miliardi di dollari freschi in un momento in cui il titolo aveva perso quasi un terzo del suo valore. L’investimento di Nvidia in CoreWeave non è solo un’iniezione di liquidità ma un voto di fiducia che arriva nel momento più delicato per l’operatore neocloud.
Da ottobre le azioni CoreWeave sono infatti crollate del 30%, schiacciate dai timori degli investitori sul modello di business basato sul debito e da un ritardo importante in uno dei progetti di data center.
Le obbligazioni erano scivolate ai minimi di dicembre. Poi, ieri, l’annuncio: Nvidia rafforzerà la propria partecipazione, già intorno al 7%, rilanciando la partnership industriale.
È la conferma di quel modello di “accordi circolari” che a dicembre il CEO Michael Intrator aveva difeso al Fortune Brainstorm AI, sostenendo che “le aziende stanno cercando di affrontare un cambiamento violento nell’offerta e nella domanda. E lo si fa lavorando insieme”.
Nvidia chiude il cerchio
Il funzionamento è semplice da descrivere, più complesso da valutare. CoreWeave acquista chip Nvidia contraendo debito ad alto interesse, e usando le stesse GPU come collaterale. Poi affitta la capacità di calcolo ai grandi sviluppatori di intelligenza artificiale: Meta, OpenAI, Microsoft e altri.
È il modello che ha permesso a un’azienda nata per il mining di criptovalute di accumulare un portafoglio ordini da oltre 55 miliardi di dollari e contratti pluriennali con i protagonisti del settore.
Ma è anche un modello che solleva interrogativi sulla sostenibilità: a differenza dei giganti tech che generano flussi di cassa importanti, i neocloud come CoreWeave dipendono pesantemente dal denaro preso in prestito. Con questo investimento Nvidia chiude il cerchio: il produttore di chip diventa azionista dell’operatore che compra i suoi prodotti, garantendo di fatto la domanda per la propria tecnologia.
“Questa collaborazione ampliata sottolinea la forza della domanda che stiamo osservando nella nostra base clienti e i segnali più ampi del mercato mentre i sistemi di IA passano alla produzione su larga scala”, ha dichiarato Intrator.
Cinque gigawatt e la sfida dell’energia
L’accordo non si limita alla componente finanziaria. Le due aziende hanno annunciato la costruzione di nuove “AI factory” con l’obiettivo di raggiungere 5 gigawatt di capacità entro il 2030, un consumo energetico paragonabile a quello di una grande città. Ma l’elemento più importante è un altro: Nvidia si è impegnata a usare la propria solidità finanziaria per procurare terreni e forniture energetiche.
È un ruolo inedito per un produttore di semiconduttori, che segnala quanto il collo di bottiglia dell’intelligenza artificiale si sia spostato dai chip all’infrastruttura.
Solo pochi giorni fa, peraltro, Satya Nadella ha ammesso che Microsoft ha GPU “che giacciono in inventario” perché mancano i data center con sufficiente potenza elettrica. “Mi ritrovo con chip in magazzino che non ho dove collegare”, ha spiegato il CEO di Microsoft.
L’impegno di Nvidia sull’energia è quindi tutt’altro che secondario: senza corrente, i chip più potenti del mondo restano pezzi di silicio. “L’IA sta entrando nella sua prossima frontiera e sta guidando la più grande costruzione di infrastrutture nella storia dell’umanità”, ha dichiarato non a caso Jensen Huang, CEO di Nvidia.
Il termometro dei mercati
La reazione è stata immediata. Le azioni CoreWeave sono salite e le obbligazioni hanno registrato un balzo, con volumi di scambio che le hanno rese tra le più trattate del mercato corporate statunitense. È un segnale importante perché i bond CoreWeave sono diventati una sorta di indicatore per misurare la fiducia degli investitori nella spesa sull’intelligenza artificiale.
Il recupero dai minimi di dicembre, pur senza tornare ai picchi di ottobre, indica che il mercato ha accolto positivamente la mossa di Nvidia. Resta però la questione di fondo: quanto è sostenibile un ecosistema in cui fornitori, operatori cloud e sviluppatori di modelli investono l’uno nell’altro, creando una rete di interdipendenze finanziarie molto fragile secondo alcuni osservatori?
L’investimento in CoreWeave si inserisce in una strategia più ampia. Nvidia ha concluso altri due accordi miliardari solo nell’ultima settimana, configurando un pattern riconoscibile: il produttore di chip non si limita più a vendere hardware ma costruisce attivamente l’ecosistema che ne garantisce la domanda. CoreWeave, dal canto suo, ha già contratti con Meta per 14 miliardi di dollari, con OpenAI per quasi 12 miliardi estesi successivamente e con un importante hyperscaler rimasto anonimo.
L’azienda di Intrator è diventata, come avevamo scritto a dicembre, “uno dei laboratori più osservati del nuovo capitalismo dell’intelligenza artificiale: un modello sperimentale e iper-accelerato, in cui l’innovazione tecnologica e quella finanziaria crescono intrecciate”. L’investimento di Nvidia conferma che quel modello, con tutti i suoi rischi, ha trovato il suo garante più potente.
Fonte: The Wall Street Journal


