CoreWeave, il CEO difende gli accordi circolari dell’IA

da | 11 Dic 2025 | IA, Business

Michael Intrator, CEO di CoreWeave. | Foto: Columbia Business School

Per CoreWeave il 2025 è stato un anno da montagne russe. Il debutto in Borsa di marzo, una delle IPO più attese del settore tecnologico statunitense, non ha mantenuto appieno le aspettative.

Il successivo tentativo di acquisire il partner Core Scientific si è arenato davanti allo scetticismo dei suoi azionisti, confermando quanto possa essere accidentato il percorso di un’azienda che sta cercando di riposizionare la propria identità industriale.

Eppure, nel mezzo di questi problemi, CoreWeave ha continuato a espandersi. Ha comprato nuove startup, ha visto il suo titolo salire molto oltre il prezzo di debutto per poi riassestarsi bruscamente, ed è finita al centro di un dibattito che unisce finanza, infrastrutture e politica industriale dell’intelligenza artificiale.

Un dibattito che ruota intorno a un punto, ossia la rapidità con cui CoreWeave è diventata un nodo importante della nuova economia dell’IA.

Il CEO di CoreWeave risponde alle critiche

Al Fortune Brainstorm AI di San Francisco, il co-fondatore e CEO, Michael Intrator, ha difeso con decisione la traiettoria della sua società.

Ha ricordato che l’IPO è avvenuta in un clima economico incerto, a ridosso dei dazi imposti dal presidente Trump, e che l’instabilità del titolo non dovrebbe sorprendere in una fase in cui l’intero settore vive tensioni strutturali tra domanda e offerta di potenza computazionale.

“Penso che spesso le persone siano miopi”, ha dichiarato Intrator. E a proposito del titolo altalenante ha aggiunto: “Sì, oscilla”. Ma il messaggio centrale del CEO è un altro: secondo lui CoreWeave non si limita a crescere, bensì sta tentando di riscrivere le regole della computazione distribuita.

La sua ‘collezione’ di GPU Nvidia, così preziosa da essere usata come garanzia per finanziare l’espansione, è la base di un modello operativo che punta a trasformare il cloud in un’infrastruttura molto più flessibile e specializzata per l’IA.

Questa visione spiega anche perché la società stia accelerando sulle acquisizioni, dalla piattaforma per sviluppatori Weights & Biases a OpenPipe, fino alle startup Marimo e Monolith, tasselli che rafforzano ulteriormente il posizionamento nel ciclo di sviluppo dei modelli.

Tra debito, volatilità e accuse di “meme stock”

Proprio la velocità del percorso di CoreWeave ha alimentato perplessità tra alcuni investitori, che hanno paragonato il titolo a una “meme stock” per l’abilità con cui alterna impennate e picchi improvvisi. L’andamento degli ultimi mesi, con un balzo da 40 a oltre 150 dollari e un successivo ritorno attorno ai 90, ha contribuito a questa percezione.

La volatilità si è intensificata quando l’azienda ha annunciato un nuovo collocamento di debito per finanziare l’espansione dei data center. La reazione del mercato, un calo immediato dell’8%, è il segnale dei timori riguardo ai livelli di indebitamento, che restano elevati per una realtà in piena espansione.

Ma in un settore senza metriche consolidate e dove la sostenibilità economica dei modelli fondazionali è ancora tutta da dimostrare, la volatilità può essere considerata parte integrante della fase pionieristica in cui si trovano molti operatori.

In difesa della “circolarità”

Intrator ha affrontato anche un tema sempre più ricorrente nel dibattito pubblico sull’IA: la “circolarità” dei rapporti finanziari tra i grandi player del settore. Un sistema in cui fornitori di GPU, cloud provider e sviluppatori di modelli investono l’uno nell’altro, sollevando dubbi sulla stabilità complessiva del mercato.

Il CEO ha liquidato le preoccupazioni come eccessive: “Le aziende stanno cercando di affrontare un cambiamento violento nell’offerta e nella domanda. E lo si fa lavorando insieme”.

Con questo, però, lasciando intuire che il successo dell’azienda dipende da una risorsa, le GPU Nvidia, che alimentano timori sui rischi sistemici del settore.

Dalla crypto al cloud federale

La trasformazione di CoreWeave rimane una delle storie più interessanti dell’ultimo decennio tecnologico. Nata come società di mining crypto, si è ritrovata nel giro di pochi anni al centro della filiera mondiale dell’infrastruttura IA, partner di Microsoft, OpenAI, Meta, Nvidia e altri attori di prima fascia.

Oggi guarda non solo all’ecosistema dei data center per l’IA, ma anche al mercato federale statunitense, al quale intende fornire infrastrutture cloud per le agenzie governative e la difesa. Una mossa che segnala la volontà di entrare nella fascia più alta, e politicamente sensibile, del cloud americano.

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CoreWeave sta allora diventando uno dei laboratori più osservati del nuovo capitalismo dell’intelligenza artificiale: un modello sperimentale e iper-accelerato, in cui l’innovazione tecnologica e quella finanziaria crescono intrecciate. E, talvolta, si sostengono a vicenda così strettamente da sembrare una cosa sola.

Fonte: TechCrunch

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