CoreWeave ha firmato un accordo da 14 miliardi di dollari con Meta per fornire potenza di calcolo destinata ai suoi progetti di intelligenza artificiale. È una cifra impressionante, che rende l’idea della posta in gioco nella corsa globale all’IA, ma che dice anche molto sul ruolo crescente di un’azienda quasi sconosciuta al grande pubblico.
Nata nel New Jersey, CoreWeave non è un colosso del software né un nome che compare sulle app degli smartphone. La sua specialità è un’altra: gestisce data center negli Stati Uniti e in Europa, mettendo a disposizione delle big tech l’accesso privilegiato alle GPU Nvidia, i chip indispensabili per addestrare e far funzionare i grandi modelli fondazionali. È qui che si gioca la vera partita dell’IA, ed è qui che CoreWeave si sta ritagliando uno spazio sempre più centrale.
La notizia dell’accordo con Meta ha avuto un impatto immediato in Borsa: le azioni CoreWeave sono schizzate del 12% subito dopo l’annuncio. Un segnale che conferma come il mercato stia premiando non solo i grandi player del software ma anche chi si occupa di alimentarne la parte invisibile, quella infrastrutturale.
La corsa all’infrastruttura e il rischio bolla
Il fenomeno non riguarda solo Meta. Lo scorso marzo abbiamo raccontato su TechTalking che OpenAI aveva sottratto CoreWeave proprio a Microsoft. La dinamica è sempre la stessa: domanda di calcolo alle stelle, capacità limitata, e valutazioni di mercato che schizzano verso l’alto.
Oggi CoreWeave viene stimata 60 miliardi di dollari: un valore impressionante per un’azienda praticamente sconosciuta fino a pochi anni fa. Ma il boom solleva anche dubbi: non pochi osservatori parlano di un sistema “circolare”, in cui le aziende si finanziano e si riforniscono a vicenda, alimentando il rischio di una bolla speculativa.
Meta e la sfida ai giganti del cloud
Per Meta la mossa ha un significato strategico. Zuckerberg ha speso decine di miliardi in data center negli Stati Uniti e paga stipendi da campioni dello sport pur di attrarre i migliori ingegneri di intelligenza artificiale.
Ma per restare competitiva ha bisogno di alleati come CoreWeave, capaci di offrire accesso immediato alle nuove piattaforme Nvidia, comprese le attesissime GB300. Si tratta di sistemi hardware che promettono di alzare ulteriormente l’asticella nelle prestazioni di training e inferenza dei modelli fondazionali.
Dietro le quinte di questa guerra tecnologica, il dato interessante è proprio la centralità di attori fino a ieri sconosciuti.È il segno che la “nuova corsa all’oro” non si gioca solo tra i nomi in prima fila come Meta, OpenAI o Microsoft, ma passa da società capaci di mettere a disposizione la materia prima più preziosa: la capacità di calcolo.


