CoreWeave ha registrato un raddoppio dei ricavi nel terzo trimestre, spinta da una domanda “senza precedenti” per la potenza di calcolo necessaria all’intelligenza artificiale. Ma il segnale di forza del neocloud più celebre della Silicon Valley si accompagna a un campanello d’allarme: la corsa alle infrastrutture potrebbe presto superare la capacità di monetizzazione del settore.
Nata come piattaforma di GPU cloud, CoreWeave è oggi l’emblema di quella che gli analisti chiamano “neocloud revolution”: un’ondata di nuovi operatori specializzati che sfidano i colossi del cloud tradizionale (Amazon, Microsoft e Google), puntando tutto sull’ottimizzazione per l’intelligenza artificiale.
Nel trimestre chiuso a settembre, l’azienda ha raggiunto 1,36 miliardi di dollari di ricavi, più del doppio rispetto all’anno precedente, e ha ridotto la perdita netta a 110 milioni. Ancora più impressionante è il portafoglio ordini, salito a 55,6 miliardi di dollari, grazie a contratti pluriennali con i giganti dell’IA.
Tra gli accordi più rilevanti spiccano quello da 14,2 miliardi con Meta, un’estensione del patto da 6,5 miliardi con OpenAI e un contratto con un “importante hyperscaler” rimasto anonimo.
Nvidia, che possiede circa il 7% di CoreWeave, è il perno tecnologico di questo ecosistema: i suoi chip H100 e A100 alimentano migliaia di server nei data center del neocloud, diventati ormai il motore invisibile della nuova economia dell’intelligenza artificiale.
La strategia del debito
CoreWeave si è distinta per un modello di espansione estremamente aggressivo. Per finanziare la costruzione di nuovi data center ha contratto miliardi di dollari di debito privato, garantito dai chip Nvidia stessi usati come collaterale.
È una scelta che molti economisti leggono come simbolo della finanziarizzazione estrema dell’IA: le GPU sono diventate una forma di moneta, un asset che consente di ottenere credito per costruire altre infrastrutture che, a loro volta, serviranno per addestrare nuovi modelli.
Il CEO, Michael Intrator, respinge però i timori di una bolla. Secondo lui, “l’intelligenza artificiale farà crescere l’economia a un ritmo sufficiente per coprire i costi degli investimenti che oggi la alimentano”.
Non tutti però condividono questo ottimismo. Gli investitori di Wall Street hanno reagito con cautela, e il titolo CoreWeave ha perso terreno dopo l’annuncio di ritardi in uno dei progetti di espansione, dovuti a un partner esterno nella costruzione dei data center.
CoreWeave e l’ombra della bolla
Dietro i numeri record si nasconde una tensione che attraversa l’intero ecosistema tecnologico, con gli analisti che iniziano a chiedersi se i trilioni di dollari riversati nell’IA, in gran parte destinati a data center e infrastrutture cloud, genereranno davvero rendimenti sostenibili.
CoreWeave è oggi l’emblema della corsa sfrenata all’infrastruttura dell’intelligenza artificiale: una scommessa a leva sul futuro tecnologico, finanziata con le GPU messe in pegno. Il suo successo racconta la potenza del boom ma anche la fragilità di un sistema che cresce più in fretta della propria sostenibilità.
Fonte: The Wall Street Journal


