La fame di potenza di calcolo dell’IA generativa sta ridisegnando le strategie dei giganti tecnologici. E Microsoft, tra i protagonisti assoluti della corsa, ha deciso di puntare su una nuova categoria di player: i cosiddetti “neocloud”.
Questi fornitori emergenti, specializzati nell’affitto di infrastrutture pensate per l’intelligenza artificiale, stanno infatti diventando un alleato essenziale per superare la cronica scarsità di chip e capacità dei data center.
La mossa più significativa è l’accordo con Nebius Group, valutato fino a 19,4 miliardi di dollari, che garantirà a Redmond l’accesso a oltre 100.000 delle nuove GPU Nvidia GB300.
Un colpo che ha immediatamente scosso i mercati, spingendo al rialzo le azioni Nebius e consolidando l’immagine di Microsoft come pioniera di questa nuova fase infrastrutturale.
Liberare capacità per i clienti e per OpenAI
La logica è semplice: spostare parte dell’elaborazione su infrastrutture esterne, così da liberare i propri server per i clienti più remunerativi.
“Ci troviamo in una fase di vera e propria corsa all’accaparramento nell’IA”, ha spiegato a Bloomberg Scott Guthrie, responsabile cloud di Microsoft. “Abbiamo deciso di non voler essere limitati in termini di capacità”.
La collaborazione con i neocloud non riguarda soltanto i progetti interni ma anche l’ecosistema OpenAI. I primi modelli fondazionali guidati da Mustafa Suleyman, nuovo capo dell’IA consumer, sono ad esempio stati addestrati presso un data center di CoreWeave in Oregon.
Questo approccio consente a Microsoft di concentrare le proprie risorse sulla vendita di servizi basati sull’IA, mentre i partner esterni gestiscono parte del lavoro più pesante.
Nebius e la rete di partner emergenti
Microsoft non si è limitata a Nebius. Con oltre 33 miliardi di dollari di impegni complessivi, ha stretto accordi anche con CoreWeave, Nscale e Lambda.
Queste intese mostrano una netta apertura verso player emergenti, capaci di risolvere in tempi rapidi problemi logistici legati all’approvvigionamento di energia e chip, senza i vincoli delle mastodontiche strutture cloud tradizionali. Gli accordi con Nscale, per esempio, permetteranno di offrire servizi IA in Regno Unito e Norvegia, regioni strategiche per la penetrazione di Azure.
Non è la prima volta che Microsoft sceglie di esternalizzare: già all’inizio del boom dell’IA aveva annunciato la collaborazione con Oracle per alimentare la versione “potenziata” di Bing.
Un vantaggio sugli altri colossi
Se Amazon e Google hanno mostrato maggiore cautela nel rapportarsi coi neocloud, Microsoft sembra essere l’unica a crederci così fortemente. Secondo Guthrie, la ragione è semplice: la domanda di servizi IA legati a prodotti come GitHub Copilot e ChatGPT è di gran lunga superiore a quella dei concorrenti.
“Amazon non ha nemmeno lontanamente quella scala. E neppure Google, in termini di numero totale di utenti e intensità d’uso, soprattutto nelle ore lavorative”, ha sottolineato.
Il risultato è un vantaggio competitivo che potrebbe rivelarsi decisivo. Mentre gli investitori chiedono prove tangibili che i miliardi spesi nell’IA producano ritorni concreti, la strategia dei neocloud offre a Microsoft la possibilità di muoversi rapidamente, senza i vincoli di nuovi investimenti infrastrutturali troppo rigidi.
La nuova geografia del cloud
La scommessa di Microsoft non è solo tecnologica ma anche finanziaria. Affidarsi ai neocloud e, nello stesso tempo, continuare ad ampliare i propri data center significa moltiplicare gli investimenti. Il risultato è una strategia a doppio binario che accelera la corsa all’IA ma che espone l’azienda a costi imponenti.
Il problema è che sui ritorni economici dell’intelligenza artificiale molti analisti mantengono forti dubbi. Per ora la domanda è esplosiva, trainata da ChatGPT e da strumenti come GitHub Copilot, ma non è scontato che la spesa colossale in chip e infrastrutture si traduca in margini stabili nel lungo periodo.
Microsoft prova così a blindare la propria leadership globale ma lo fa al prezzo di un’esposizione economica che resta tutta da verificare.


