Neutralità della rete: la Corte smantella le regole della FCC

by | 3 Gen 2025 | Legal

Tempo di lettura: 3 minuti

La scorsa notte tutti i più importanti siti americani hanno riportato la notizia secondo cui la Corte d’Appello del Sesto Circuito ha annullato le regole federali sulla net neutrality introdotte dalla Federal Communications Commission (FCC) durante l’amministrazione Biden.

Questo verdetto, basato sull’abolizione della dottrina Chevron, rappresenta una svolta notevole per il futuro di Internet negli Stati Uniti.

Cosa sono la neutralità della rete e la dottrina Chevron

La neutralità della rete è il principio secondo cui i fornitori di servizi Internet (ISP) devono trattare tutto il traffico online in modo uguale, senza discriminare o favorire determinati contenuti, applicazioni o piattaforme.

Questo concetto mira a garantire un Internet aperto e accessibile per tutti, impedendo pratiche come il rallentamento intenzionale di specifici siti o l’applicazione di tariffe maggiorate per l’accesso a determinati servizi.

Per realizzare questa visione, la FCC aveva tentato di riclassificare gli ISP come “common carriers” ai sensi del Titolo II del Communications Act, sottoponendoli così a una regolamentazione più rigida, simile a quella delle compagnie telefoniche. Questa scelta però si è scontrata con un ostacolo giuridico significativo: l’abolizione della dottrina Chevron.

La dottrina Chevron, introdotta nel 1984 dalla Corte Suprema, stabiliva che i tribunali dovessero deferire all’interpretazione di un’agenzia governativa in merito a leggi ambigue che essa era incaricata di applicare, purché tale interpretazione fosse ragionevole.

In parole semplici, se una legge non era chiara su un determinato punto e l’agenzia incaricata di applicarla forniva una propria interpretazione, i tribunali dovevano accettarla a meno che non fosse manifestamente irragionevole.

Ad esempio, nel caso della neutralità della rete, la FCC, come agenzia responsabile delle telecomunicazioni, poteva interpretare il Communications Act per giustificare la regolamentazione degli ISP come “common carriers”.

Con la dottrina Chevron in vigore, i tribunali avrebbero dato maggiore peso a questa interpretazione rispetto alla propria. Tuttavia, nel 2024, la Corte Suprema ha abolito la dottrina Chevron, riducendo drasticamente l’autonomia delle agenzie e dando maggiore peso all’interpretazione diretta dei giudici.

La decisione del Sesto Circuito

Sfruttando questa nuova libertà interpretativa, i giudici del Sesto Circuito hanno così invalidato le regole sulla neutralità della rete, sostenendo che la FCC non ha l’autorità di imporre tali norme agli ISP.

Secondo la corte, la riclassificazione degli ISP come “common carriers” non trova fondamento nel significato letterale del Communications Act.

Nel loro giudizio, i giudici hanno approfondito tecnicismi linguistici e filosofici, distinguendo tra “servizi di telecomunicazione” e “servizi di informazione”. Hanno argomentato che i servizi di telecomunicazione trasmettono semplicemente le informazioni create dall’utente, mentre i servizi di informazione elaborano o accedono ai dati stessi.

Questa distinzione è stata essenziale per sostenere che gli ISP non possono essere regolamentati come le compagnie telefoniche.

La corte ha anche sottolineato che, sebbene la FCC possieda una profonda competenza tecnica, tale capacità non può sovrascrivere il testo esplicito della legge.

Il futuro della neutralità della rete

La sentenza arriva in un momento delicato per la neutralità della rete. Già prima di questa decisione, le regole erano state sospese a seguito di una causa intentata dalle associazioni dell’industria della banda larga.

Col presidente eletto Donald Trump, che in passato aveva già smantellato la neutralità della rete, pronto a entrare in carica, appare improbabile che si verifichi un altro tentativo di reintrodurre queste norme a breve termine.

Jessica Rosenworcel, presidente della FCC, ha chiesto al Congresso di intervenire. “I consumatori vogliono un Internet veloce, aperto ed equo”, ha dichiarato, sollecitando i legislatori a sancire i principi della neutralità della rete nella legge federale.

Dall’altra parte, il commissario repubblicano Brendan Carr ha definito la decisione una “vittoria per il Paese,” accusando l’amministrazione Biden di aver tentato di espandere il controllo governativo su Internet.

La decisione del Sesto Circuito segna l’ennesima battuta d’arresto per la neutralità della rete negli Stati Uniti, evidenziando come il cambiamento dei principi giuridici possa alterare in modo significativo l’equilibrio di poteri tra legislatori, tribunali e agenzie regolatorie.

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