“Per fermare un procedimento legale contro Musk, il governo degli Stati Uniti ha tirato fuori l’argomento più pesante che avesse: la guerra in Iran. In gioco c’è l’aria che respirano alcune comunità del Mississippi.
Il Dipartimento di Giustizia ha infatti chiesto a un giudice di archiviare il ricorso contro una centrale a gas che lavora senza permessi, sostenendo che le sue turbine servono alla sicurezza nazionale.
La centrale alimenta Colossus 2, il data center di xAI che fa girare Grok, il modello di intelligenza artificiale di Elon Musk.
Le turbine su ruote (per saltare i permessi)
L’impianto sorge a Southaven, in Mississippi, appena oltre il confine con il Tennessee, e serve il data center che xAI ha costruito a Memphis.
Per evitare le autorizzazioni ambientali, l’azienda tiene le turbine sui pianali dei camion e le dichiara “mobili” e “temporanee”: il Mississippi infatti non chiede permessi per le turbine su rimorchio che funzionano meno di un anno.
Nel frattempo l’impianto lavora a pieno regime, con un potenziale di emissione di oltre 1.700 tonnellate di ossidi di azoto l’anno, e il numero delle turbine è cresciuto da 18 a 46.
Peraltro, non è la prima volta: a Memphis, come avevamo raccontato, Musk aveva già installato decine di turbine a gas per il primo Colossus, salvo rimuoverle quando la NAACP aveva minacciato di fare causa. Stesso copione, luogo diverso.
Quando i cittadini non possono più fare causa
Il Clean Air Act permette a cittadini e organizzazioni di portare in tribunale chi inquina, anche quando lo Stato non interviene. Lunedì sera, il numero tre del Dipartimento di Giustizia ha sostenuto che questi ricorsi non siano ammissibili se l’esecutivo, che ha il compito di applicare la legge, vi si oppone.
“Non avevamo mai visto il Dipartimento sostenere una cosa del genere”, ha commentato Laura Thoms di Earthjustice, ex funzionaria dello stesso dipartimento, ricordando che dai tempi di Reagan le memorie del governo avevano sempre riconosciuto il valore delle cause dei cittadini contro gli inquinatori.
Per Kym Meyer del Southern Environmental Law Center è “in sostanza un’enorme appropriazione di potere da parte dell’esecutivo”.
Dalle chat ai bombardamenti
A reggere la richiesta è una rivelazione che il Pentagono non aveva mai messo nero su bianco. Una versione di Grok sviluppata per il governo, “Grok Gov”, è stata usata dentro Project Maven, il programma di selezione dei bersagli assistita dall’IA dell’esercito americano, per colpire l’Iran.
Cameron Stanley, responsabile dell’IA al Dipartimento (che l’amministrazione Trump ha ribattezzato “della Guerra”), ha dichiarato sotto giuramento che il sistema ha permesso di colpire oltre 2.000 obiettivi con altrettante munizioni in 96 ore durante l’operazione Epic Fury, e che in caso di conflitto la domanda di inferenza per Grok crescerebbe in modo immediato e sostanziale.
Tenere acceso quel data center, conclude, è “una questione di primaria sicurezza nazionale”.
Project Maven era partito con Claude di Anthropic. Il governo ha poi chiuso i contratti con Anthropic a fine febbraio, dopo che l’azienda si era rifiutata di consentire attacchi completamente automatizzati e la sorveglianza di massa, e si è rivolto a Google, OpenAI e xAI.
Chi aveva posto limiti è uscito, chi non ne pone è entrato.
Uno scudo per una sola azienda
È la seconda volta in pochi mesi che il governo interviene a favore di xAI, dopo essersi schierato ad aprile con l’azienda contro una legge del Colorado sulla discriminazione algoritmica: in entrambi i casi l’argomento è la sicurezza nazionale.
Sul terreno restano le comunità di Southaven, che respirano ossido di azoto e formaldeide a mezzo miglio dalle case e a un miglio da una scuola elementare.
La causa chiede di spegnere l’impianto e di multare l’azienda. Per il governo, però, quelle turbine non alimentano soltanto un data center: alimentano operazioni militari. Ed è su questa distinzione che si gioca la partita.
Fonte: The Washington Post


