I miliardari cinesi e la scorciatoia della maternità surrogata negli USA

by | 17 Dic 2025 | Tecnologia

Tempo di lettura: 3 minuti

L’allarme non è partito da un’indagine federale né da una denuncia, ma da un’aula di tribunale.

Quando una corte californiana si è trovata davanti alla richiesta di un miliardario cinese che rivendicava la genitorialità su quattro bambini non ancora nati, scoprendo che lo stesso uomo aveva già avuto o stava per avere almeno altri otto figli tramite maternità surrogata, è scattato l’allarme.

La decisione della giudice Amy Pellman di respingere la richiesta di Xu Bo è stata una presa di posizione rara in un settore che, negli Stati Uniti, vive da anni in una zona grigia normativa. E purtroppo non è un caso isolato ma il primo segnale visibile di un fenomeno che finora si era mosso lontano dai riflettori.

Le élite cinesi e la scorciatoia per la maternità surrogata

Dietro ilcaso giudiziario  appena descritto si cela una tendenza più ampia. Quello cioè di uomini d’affari e super-ricchi cinesi che aggirano il divieto assoluto di maternità surrogata in Cina rivolgendosi al mercato statunitense. Forse ispirandosi, chissà, a Elon Musk, che di figli ne ha 14, un paio dei quali nati proprio con questa tecnica.

Xu Bo, produttore di videogiochi fantasy, si è autodefinito “il primo padre della Cina” e sui social la sua azienda sostiene che avrebbe più di cento figli nati tramite surrogata negli Stati Uniti.

Non è un’eccezione. Altri dirigenti cinesi avrebbero pianificato famiglie numerose, arrivando a commissionare decine di nascite attraverso più agenzie.

Cittadinanza automatica e vuoti normativi

La questione è prima di tutto giuridica. I bambini nati negli Stati Uniti ottengono automaticamente la cittadinanza americana in virtù del 14° Emendamento, un principio che da anni alimenta scontri politici sul cosiddetto “turismo della nascita”.

Le recenti mosse di Washington, dall’inasprimento dei visti fino all’ordine esecutivo firmato da Donald Trump che nega la cittadinanza ai figli di genitori non cittadini o residenti permanenti, non chiariscono però se e come queste regole si applichino alla maternità surrogata con madri americane.

In questo spazio grigio si è formata un’industria transnazionale che consente ai genitori di non mettere mai piede negli Stati Uniti. Bastano il proprio materiale genetico spedito all’estero e gravidanze gestite da surrogate americane, per ottenere bambini “consegnati” a cifre che possono arrivare a 200.000 dollari a nascita.

Un’industria invisibile sotto osservazione

A sostenere questo business c’è un ecosistema fatto di agenzie di surrogata, studi legali, cliniche per la fecondazione assistita e servizi di supporto che operano quasi sempre lontano dallo sguardo pubblico.

Investitori statunitensi, tra cui Peter Thiel, stanno scommettendo sulla crescita strutturale di questo mercato, convinti che gli Stati Uniti resteranno la destinazione privilegiata per chi dispone delle risorse necessarie.

Ma qualcosa sta cambiando. L’FBI e il Dipartimento per la Sicurezza Interna hanno iniziato a interrogare alcune surrogate che hanno lavorato con genitori cinesi, mentre è in corso un’indagine federale per tratta di esseri umani su una coppia sino-americana con oltre due dozzine di figli nati quasi tutti tramite maternità surrogata.

La mancanza di trasparenza rende difficile persino stabilire quante gravidanze facciano capo allo stesso committente e i procedimenti giudiziari, quasi sempre riservati, contribuiscono a mantenere il fenomeno sotto traccia.

Il costo reputazionale in Cina

In Cina la maternità surrogata resta illegale e fortemente stigmatizzata. Sebbene la legge non vieti esplicitamente di ricorrervi all’estero, le autorità hanno più volte criticato la pratica, e i casi emersi hanno spesso generato scandali pubblici.

Wang Huiwu è un dirigente e un imprenditore cinese, attivo nel settore dell’istruzione privata. Ed diventato noto al grande pubblico non tanto per la sua attività imprenditoriale quanto per le polemiche scoppiate quando è emerso che aveva fatto ricorso alla maternità surrogata negli Stati Uniti, per avere numerosi figli.

L’attrice Zheng Shuang e il compagno sono stati invece pubblicamente censurati dal Partito comunista, esclusi da collaborazioni commerciali e indagati per evasione fiscale, dopo che il loro ricorso alla maternità surrogata negli Stati Uniti è diventato di dominio pubblico.

Un mercato nascosto

La vicenda raccontata dal Wall Street Journal mostra come la maternità surrogata sia diventata molto più di una scelta individuale. È una struttura giuridica globale che mette in contatto capitali, vuoti normativi e sistemi di cittadinanza, trasformando la nascita in un atto transnazionale.

Il caso californiano non chiude la partita ma segnala che anche negli Stati Uniti qualcosa sta iniziando a muoversi. E quando un sistema che vive di silenzio attira l’attenzione dei tribunali e delle agenzie federali, significa che la fase dell’invisibilità è finita.

Fonte: The Wall Street Journal

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