A meno di ventiquattr’ore dall’ultima bufera abbattutasi su X, l’amministratrice delegata Linda Yaccarino ha annunciato le sue dimissioni con un post secco e senza appello: “Ho deciso di dimettermi da CEO di X”.
La piattaforma, ancora scossa dai contenuti antisemiti generati da Grok di cui abbiamo scritto ieri, si trova ora anche a dover fronteggiare un vuoto di leadership. E sebbene né l’ex dirigente né l’azienda abbiano fornito spiegazioni ufficiali sul perché della decisione, la tempistica appare quanto meno sospetta.
Soprattutto perché, nella serata precedente, Yaccarino era intervenuta pubblicamente per cercare di arginare i danni reputazionali e rassicurare gli inserzionisti sul proprio impegno per la sicurezza e l’affidabilità del servizio.
After two incredible years, I’ve decided to step down as CEO of 𝕏.
When @elonmusk and I first spoke of his vision for X, I knew it would be the opportunity of a lifetime to carry out the extraordinary mission of this company. I’m immensely grateful to him for entrusting me…
— Linda Yaccarino (@lindayaX) July 9, 2025
Il caso Grok riporta così al centro dell’attenzione le tensioni interne a un progetto, quello della “everything app” voluta da Elon Musk, sempre più ambizioso ma anche sempre più instabile.
Yaccarino-Musk, un equilibrio instabile (sin dall’inizio)
Yaccarino era entrata in X due anni fa con il compito di sanare il rapporto con il mondo della pubblicità, messo a dura prova dall’ondata di contenuti tossici che aveva travolto la piattaforma dopo l’acquisizione da parte di Musk.
Ex presidente della divisione advertising globale di NBCUniversal, era una figura nota e rispettata nel settore, scelta proprio per rassicurare i grandi brand. Ma fin dall’inizio si è trovata a muoversi su un terreno scivoloso, stretta tra le sue competenze manageriali e lo stile spesso incendiario del sua padrone.
Nel corso del mandato la Yaccarino ha cercato di spingere X verso nuove direzioni strategiche, promuovendo partnership con colossi come Visa e il lancio di una app per smart TV. Più di recente, secondo quanto riportato dal Financial Times, l’azienda avrebbe anche esplorato la possibilità di introdurre una carta di credito o debito targata X.
Ma queste iniziative si sono scontrate ciclicamente con crisi di reputazione, fughe di investitori e una gestione comunicativa sempre più problematica.
Nessuna delle parti coinvolte ha fornito ulteriori dettagli sulle dimissioni di Yaccarino. Né X, né la diretta interessata hanno risposto alle richieste di commento da parte dei media.
Un impero in affanno e dirigenti in fuga
Il caso Yaccarino non è isolato. Le sue dimissioni si inseriscono infatti in un quadro più ampio di difficoltà manageriali che riguardano anche altre aziende dell’universo Musk.
In Tesla, dove l’imprenditore mantiene il ruolo di CEO, si è registrato nelle scorse settimane l’abbandono di due figure chiave: Omead Afshar, considerato un fedelissimo di Musk, e Jenna Ferrua, direttrice delle risorse umane per il Nord America.
Secondo quanto riportato da Reuters, entrambi avrebbero lasciato l’azienda a giugno, segnalando un momento di discontinuità ai vertici del colosso dell’auto elettrica.
A tutto questo si somma la pressione di un debito importante che grava su X, e il peso costante delle controversie generate dallo stesso Musk, inclusi i botta e risposta velenosi con il presidente Donald Trump.
La piattaforma, che fino al 2023 si chiamava ancora Twitter, è diventata negli ultimi mesi un laboratorio instabile di esperimenti, alcuni tecnologici, altri ideologici, che rischiano di allontanare tanto i partner pubblicitari quanto il pubblico generalista.
Una sfida impossibile
Secondo Jasmine Enberg, vicepresidente di Emarketer, “Yaccarino doveva gestire l’azienda mentre spegneva costantemente incendi”, in un contesto che non le ha mai permesso una reale autonomia strategica.
Per Gil Luria, analista di D.A. Davidson, la rottura è il segnale di un’incompatibilità profonda tra il suo approccio professionale e lo stile decisionale di Musk. E a giudicare dall’effetto immediato in Borsa (le azioni Tesla hanno perso l’1% dopo l’annuncio), anche gli investitori sembrano iniziare a percepire questa instabilità come strutturale.
Il messaggio di congedo pubblicato da Musk è stato stringato: “Grazie per il tuo contributo”, ha scritto rispondendo al post di dimissioni. Ma a questo punto, più che ringraziamenti, servirebbero risposte. E un piano concreto per restituire stabilità a un’azienda sempre più nel caos.


