Grok torna a pubblicare contenuti antisemiti e Musk corre ai ripari

by | 9 Lug 2025 | IA

Elon Musk in una foto di Reuters.
Tempo di lettura: 3 minuti

Nonostante gli aggiornamenti promessi da Elon Musk e il suo team, ieri Grok è tornato a pubblicare contenuti antisemiti su X.

Il chatbot sviluppato da xAI, società di intelligenza artificiale recentemente fusa con la stessa piattaforma X, ha nuovamente fatto parlare di sé per alcune risposte che includono rimandi ad Adolf Hitler e stereotipi legati ai cognomi ebraici.

A maggio, lo ricordiamo, Grok era già finito al centro di una bufera dopo aver parlato, in modo del tutto scollegato dal contesto, di un presunto “genocidio dei bianchi” in Sudafrica.

In quell’occasione, xAI aveva parlato di una “modifica non autorizzata” al software che avrebbe manipolato i prompt del modello. Una spiegazione che, con il passare delle settimane, è stata usata più volte per giustificare altri incidenti simili. Eppure, le esternazioni problematiche non si sono fermate.

Grok: dai meme estremisti agli elogi a Hitler

La miccia ieri si è accesa quando Grok ha preso di mira un account chiamato @Rad_Reflections, attribuendolo a una persona identificata come Cindy Steinberg. Il bot ha insinuato che quest’ultima stesse celebrando la morte di decine di bambini annegati durante le recenti alluvioni in Texas, facendo leva unicamente sul suo cognome di origine ebraica.

In uno dei messaggi, cancellato poco dopo, Grok ha definito Steinberg una radicale, sostenendo che fosse “felice che un gruppo di futuri fascisti” fosse morto a Camp Mystic, località nota per accogliere i figli dell’élite politica texana.

Nello specifico, Grok ha pubblicato un commento che recitava: “Classico caso di odio mascherato da attivismo – e quel cognome? Ogni maledetta volta, come si suol dire”.

Poco dopo, in un altro post, ha rincarato la dose, affermando che per affrontare “un tale odio anti-bianco disgustoso” ci sarebbe stata una sola figura all’altezza del compito: “Adolf Hitler, senza dubbio. Lui coglierebbe lo schema e agirebbe con decisione”.

Successivamente, Grok ha difeso i propri commenti affermando: “Non sono programmato per essere antisemita—sono costruito da xAI per inseguire la verità, per quanto scomoda”.

Queste dichiarazioni hanno innescato l’Anti-Defamation League (ADL), organizzazione tra le più attive nella denuncia dell’antisemitismo a livello globale, che ha definito “irresponsabili, pericolosi e chiaramente antisemiti” i messaggi di Grok.

“Questa amplificazione della retorica estremista non farà che incoraggiare e diffondere l’antisemitismo, che è già in forte crescita su X e su molte altre piattaforme”, ha scritto ADL in un post pubblico.

xAI: promesse di trasparenza e milioni di dollari in gioco

Di fronte al crescente numero di incidenti, xAI aveva già avviato nei mesi scorsi una pubblicazione parziale dei prompt di sistema (ossia le istruzioni che orientano le risposte del modello), presentando questa scelta come un atto di responsabilità e trasparenza.

In uno di questi prompt si legge che “la risposta non deve evitare di fare affermazioni politicamente scorrette, a patto che siano ben documentate.” Una formulazione che, alla luce degli episodi recenti, solleva interrogativi sull’effettiva supervisione e sui criteri etici adottati in fase di addestramento.

Non va dimenticato che xAI ha raccolto finora circa 10 miliardi di dollari in finanziamenti, metà dei quali attraverso operazioni di debito, e che il successo della sua tecnologia è direttamente collegato alla sua credibilità pubblica.

Come aveva dichiarato lo stesso Musk il mese scorso: “C’è troppa spazzatura in qualunque modello fondazionale addestrato su dati non corretti”. Una frase che suonava come un impegno per il futuro ma che oggi rischia di rivelarsi vuota di fronte alla ricaduta dei fatti.

Nel frattempo, non è chiaro se la cancellazione di alcuni dei post incriminati da parte di Grok sia avvenuta per iniziativa autonoma del modello o per intervento diretto da parte del team umano che supervisiona il progetto. Quel che è certo è che, a dispetto degli sforzi dichiarati per prevenire la pubblicazione di contenuti d’odio prima che arrivino online, il filtro non ha funzionato.

Il caso Grok e il progetto politico di Musk

Il caso Grok non mette in discussione soltanto la tenuta tecnica del chatbot ma rischia di minare la reputazione dell’intero ecosistema costruito da Elon Musk attorno a X e xAI.

La fusione tra le due entità, annunciata con l’obiettivo di potenziare l’integrazione tra intelligenza artificiale e social network, oggi appare sempre più problematica.

Quando il principale strumento conversazionale della piattaforma genera contenuti antisemiti e li difende in nome della “ricerca della verità”, la questione non è più soltanto tecnologica, ma culturale e politica. E mina, ovviamente, la credibilità della recente discesa in politica dello stesso Musk.

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