Le accuse di Apple a OpenAI sono sorprendenti

by | 20 Lug 2026 | Legal

Sam Altman, CEO di OpenAI.
Riassunto IA
  • Apple accusa OpenAI in 41 pagine di aver sottratto documenti riservati sull’hardware attraverso tre ex dipendenti, tra cui il chief hardware officer Tang Tan.
  • La denuncia si regge su chat aziendali, un computer mai restituito e una falla di autenticazione usata per entrare nei server dopo l’uscita.
  • OpenAI respinge ogni addebito, mentre la discovery e le diffide ai quaranta ex dipendenti spostano lo scontro sulle prove.
Tempo di lettura: 3 minuti

“LOL, ho scoperto che posso accedere allo storage di rete, troppo divertente”. La risposta arriva immediata: “Sono pronta”. A scriversi sono Chang Liu, ingegnere elettrico dei sistemi per otto anni in Apple e da gennaio 2026 nello staff tecnico di OpenAI, e Yu-Ting “Alyssa” Peng, che in Apple lavorava ancora e che sarebbe passata a OpenAI in aprile.

Quella conversazione oggi sta dentro le 41 pagine depositate da Apple al tribunale federale del distretto nord della California, e mostra il livello di dettaglio su cui Cupertino ha costruito l’accusa. Restano accuse di una parte in causa, sia chiaro, e che OpenAI respinge.

Il computer che non è mai tornato indietro

Secondo la denuncia, quando Liu annuncia di voler lasciare Apple non risponde a nessuna delle richieste che accompagnano ogni uscita: firmare il promemoria sulla riservatezza, fissare il colloquio di uscita, confermare la restituzione dei dispositivi.

Apple scrive che Liu “non ha restituito almeno un computer di proprietà di Apple”, e che a Peng avrebbe detto di averne ancora “un altro”.

Settimane dopo aver lasciato l’azienda, sostiene la denuncia, Liu entra comunque nello storage di rete di Cupertino sfruttando una falla di autenticazione che Apple non conosceva.

Da lì avrebbe scaricato decine di file riservati: specifiche tecniche, documentazione su prodotti mai annunciati, presentazioni di ingegneria, tra cui una dedicata alla produzione e ai test delle schede logiche principali.

La terza persona nella denuncia

Il nome di Peng è l’elemento nuovo rispetto a quanto era emerso finora, e la sua posizione negli atti spiega perché Apple insista sulla parola “schema”.

Nei mesi successivi all’uscita di Liu, sostiene Cupertino, la collega rimasta dentro continua ad aggiornarlo su progetti, dettagli ingegneristici e rapporti con i fornitori. Il lavoro di Liu su un dispositivo concorrente sarebbe stato alimentato da “un flusso costante” di informazioni coperte da segreto industriale.

Il rapporto funziona anche nella direzione opposta. Apple sostiene che sia stato Liu a spiegare a Peng come copiare i file dai dispositivi aziendali “per evitare problemi con il team di sicurezza”, indicandole quali cartelle di progetto aprire. E che, per preparare il colloquio di lei, avrebbe scaricato “qualche informazione” usando l’accesso che ancora conservava.

OpenAI: i colloqui per raccogliere informazioni

Tang Tan, chief hardware officer di OpenAI, avrebbe usato i nomi in codice dei progetti riservati di Cupertino per interrogare i candidati che da Apple stavano arrivando, valutandoli anche su quello. Un ex dipendente, racconta Liu a Peng in una chat citata negli atti, avrebbe “esistato” davanti a una domanda su un prodotto non ancora uscito.

Poi c’è la richiesta più concreta. I messaggi trovati su un dispositivo di lavoro fornito da Apple mostrerebbero Tan che invita una dipendente a portare al colloquio “qualche componente” su cui aveva lavorato: batterie, schede logiche, schermature. Sessioni di “show and tell”, le chiama.

Ad altri candidati sarebbe stato chiesto di preparare presentazioni di approfondimento tecnico, con diapositive costruite sul lavoro fatto a Cupertino.

Non è la prima volta che Tan compare in una vicenda simile: l’anno scorso aveva ammesso di aver ricevuto informazioni riservate su una startup di hardware per l’IA prima di entrare in io, la società di Jony Ive poi acquisita da OpenAI.

Il manuale per uscire da Cupertino

Apple sostiene che Tan conservasse un documento interno con le procedure di uscita dei dipendenti, e che OpenAI lo abbia usato per preparare chi stava arrivando.

I consigli attribuiti all’azienda sono operativi: non rivelare il nuovo datore di lavoro, non firmare nulla al colloquio di uscita e avvisare OpenAI “al più presto” se qualcuno chiede una firma, evitare il temuto accompagnamento all’uscita che taglia l’accesso ai sistemi per le due settimane di preavviso.

Nella denuncia Cupertino aggiunge che le tattiche “sembrano avere l’effetto desiderato”, perché sempre più dipendenti in partenza ora ignorano le convocazioni del personale di sicurezza.

L’accusa si estende infine ai fornitori: OpenAI avrebbe convinto un partner di Apple a eseguire per sé una tecnica proprietaria di finitura dei metalli, lasciandogli credere di avere il permesso di Cupertino, e ne avrebbe avvicinato almeno un altro che lavora su alimentazione e batterie, ponendo domande mirate costruite sui nomi in codice interni.

Drew Pusateri, portavoce di OpenAI, ha risposto che l’azienda “non ha alcun interesse nei segreti industriali di altre società” e resta concentrata sulla costruzione di tecnologie innovative.

Intanto quaranta persone hanno ricevuto le diffide degli avvocati di Apple, e la fase della discovery deve ancora cominciare.

Fonte: The Verge

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