Niente schermo, ma una personalità pensata per sembrare umana. Il primo dispositivo hardware di OpenAI, secondo persone a conoscenza del progetto, sarà uno smart speaker mobile pensato per vivere in casa e comportarsi come un compagno intelligente.
L’azienda lo descrive internamente non come uno speaker qualunque ma come “il primo computer costruito per l’IA”: ha una fotocamera, sensori che leggono l’ambiente circostante e componenti meccaniche capaci di muoversi da sole, per dare la sensazione di un oggetto vivo.
L'”umanità” del dispositivo, nelle intenzioni di OpenAI, si gioca tutta sulla personalità e sulla capacità di interazione. Nella forma però resta un oggetto ed è l’utente a spostarlo di stanza in stanza, dalla lavanderia alla cucina, dal soggiorno alla camera da letto.
La causa Apple pende sul lancio
Lo sviluppo procede mentre OpenAI finisce in tribunale. La scorsa settimana Apple ha infatti citato in giudizio l’azienda di Sam Altman, accusandola di aver sottratto segreti industriali per accelerare lo sviluppo dell’hardware concorrente dell’iPhone.
Nel mirino c’è soprattutto Tang Tan, Chief Hardware Officer di OpenAI ed ex responsabile del design dell’iPhone, accusato di aver guidato una campagna per ottenere informazioni riservate sui futuri prodotti Apple. La causa coinvolge anche Chang Liu, altro ex dipendente Apple passato a OpenAI.
OpenAI, dal canto suo, respinge le accuse: “Pur prendendo sul serio queste accuse, non siamo a conoscenza di alcuna prova che questa causa abbia fondamento”, ha dichiarato l’azienda, aggiungendo di credere “nella concorrenza leale e nel garantire alle persone la libertà di lavorare dove scelgono”.
OpenAI però ha assunto oltre 400 persone provenienti da Apple e il tempismo della causa rischia di pesare sui piani per l’IPO attesa nei prossimi mesi.
In Borsa, l’effetto si è fatto sentire subito: le azioni di Sonos, produttore di dispositivi audio che vede in OpenAI un concorrente diretto, sono crollate di oltre il 10% in after-hours prima di recuperare parte del terreno perso, mentre Apple ha chiuso in leggero calo, sotto i 313,52 dollari.
La scommessa Ive
Dietro il progetto c’è un investimento enorme, ovvero 6,5 miliardi di dollari spesi lo scorso anno per acquisire io Products, la start-up co-fondata dal veterano del design Apple Jony Ive.
Come abbiamo scritto, Ive e il suo studio LoveFrom lavorano ora fianco a fianco con OpenAI, insieme a numerosi ex designer e ingegneri che hanno contribuito a costruire iPhone e Mac, tra cui Evans Hankey, ex responsabile del design industriale Apple, e Paul Meade, che ha guidato lo sviluppo del Vision Pro.
OpenAI conta sull’esperienza di questo team per distinguere il proprio dispositivo ma i precedenti non sono incoraggianti: sia l’AI Pin di Humane sia il Rabbit R1, entrambi lanciati nel 2024 con enorme entusiasmo, si sono rivelati fallimenti clamorosi.
Il dispositivo che legge le email
La componente più delicata riguarda i dati. Il dispositivo attingerà a informazioni personali, comprese le email, per costruire una comprensione sempre più profonda del proprietario e anticiparne i bisogni.
È il prezzo della personalizzazione promessa da OpenAI: più il sistema conosce l’utente, più diventa proattivo. Le sue capacità comunicative si baseranno su una versione più avanzata della modalità vocale di ChatGPT, capace di ascoltare e parlare nello stesso momento e di adattarsi in modo naturale durante la conversazione.
Apple prepara la risposta a OpenAI
Apple comunque non sta a guardare. Il primo dispositivo della sua futura linea smart-home, nome in codice J490, sarà un centro di comando con display quadrato da 7 pollici, videoconferenza e riconoscimento facciale, pensato anche come vetrina per la nuova Siri di iOS 27.
È allo studio pure una versione con schermo più grande montato su un braccio robotico, capace di riposizionarsi seguendo i comandi dell’utente.
OpenAI, intanto, che punta a presentare il proprio speaker entro l’anno per lanciarlo nel 2027, guarda già oltre allo smartphone e ha esplorato prodotti indossabili e robotica domestica.
Ma tutto, per ora, passa dall’esito della causa: Apple chiede un’ingiunzione che potrebbe rallentare l’intero piano.
Fonte: Bloomberg


