OpenAI chiude Atlas: il browser confluisce in ChatGPT

by | 10 Lug 2026 | IA

Riassunto IA
  • OpenAI chiude Atlas, il suo browser IA lanciato in ottobre, con dismissione fissata al 9 agosto.
  • Le funzioni di navigazione e agente confluiscono nella nuova app desktop di ChatGPT e in un’estensione per Google Chrome.
  • La chiusura segue la linea di Fidji Simo contro i progetti secondari, la stessa che aveva già portato alla chiusura di Sora a marzo.
Tempo di lettura: 2 minuti

OpenAI chiude Atlas, il browser basato su intelligenza artificiale che aveva lanciato lo scorso ottobre con ChatGPT al centro dell’esperienza di navigazione. Meno di un anno dopo il debutto, l’azienda guidata da Sam Altman ritira il prodotto autonomo e ne sposta le funzioni migliori su due fronti: un’estensione per Google Chrome e una versione rinnovata dell’app desktop di ChatGPT. L’annuncio è arrivato da James Sun, il dirigente che segue i progetti di navigazione in OpenAI, con una data di dismissione fissata al 9 agosto.

Dove vanno a finire le funzioni di Atlas

Il lavoro fatto su Atlas non sparisce, cambia solo casa. Insieme all’annuncio della chiusura, OpenAI ha presentato la nuova app desktop di ChatGPT, che integra un browser interno molto più completo di prima: si possono visitare siti, accedere ad account, scaricare file e interagire con le pagine senza mai uscire dall’app. Ad affiancarlo arriva anche un secondo browser, eseguito sui server dell’azienda, pensato per gli agenti che devono portare a termine compiti al posto dell’utente mentre lui fa altro.

Per chi resta fedele a Chrome, invece, debutta un’estensione ufficiale di ChatGPT che legge il contesto della pagina aperta, risponde a domande sui contenuti, riassume articoli o avvia attività più lunghe direttamente dalla barra laterale. È la risposta diretta al pannello Gemini che Google ha già integrato nel suo browser.

Perché Atlas paga la stretta sui progetti secondari

La chiusura arriva a pochi mesi da un’indicazione interna di Fidji Simo, la manager che in OpenAI guida le applicazioni: tagliare i progetti secondari, i cosiddetti “side quest”, poco centrali rispetto al prodotto principale. La stessa linea aveva già portato, a marzo, alla chiusura di Sora, lo strumento di generazione video dell’azienda, e pochi giorni prima la stessa OpenAI aveva ammesso di aver aperto troppi progetti senza una strategia chiara. Atlas diventa così il secondo caso in pochi mesi in cui una scommessa nata come prodotto a sé finisce riassorbita dentro ChatGPT.

Perché Atlas non ha sfondato

Atlas nasceva sul motore Chromium, lo stesso di Chrome, e portava con sé estensioni, segnalibri, cronologia e password salvate senza bisogno di configurazioni particolari. La modalità agente più ambiziosa permetteva di delegare compiti interi al browser, ma nella pratica il funzionamento restava spesso più lento di un utente che agisse manualmente, oltre a essere riservato agli abbonati a pagamento.

Nel frattempo la concorrenza si è affollata. Perplexity ha lanciato Comet, poi reso gratuito, The Browser Company ha portato avanti Dia, e sia Google che Microsoft hanno inserito funzioni di intelligenza artificiale molto simili direttamente dentro Chrome ed Edge. Google, in particolare, ha replicato in Chrome capacità come la consapevolezza delle schede aperte e le azioni su più schede che erano tra i punti di forza di Atlas, togliendogli buona parte del vantaggio.

A complicare il quadro si sono aggiunte le ricerche sulla sicurezza: diversi studi hanno mostrato come i browser basati su intelligenza artificiale, Atlas compreso, potessero essere indotti con tecniche di prompt injection a rivelare credenziali e dati personali degli utenti. Un problema che riguarda l’intero settore e che rende ancora rischioso affidare a un agente le chiavi di accesso ai propri account.

Fonte: TechCrunch

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