“Non possiamo perdere questo momento perché siamo distratti da missioni secondarie.” Fidji Simo, CEO delle applicazioni di OpenAI, ha scelto parole nette per descrivere la situazione dell’azienda davanti ai dipendenti riuniti in un meeting la settimana scorsa. E ha aggiunto: “Stiamo agendo come se fosse un codice rosso.”
Non è un’ammissione banale. Significa che OpenAI, l’azienda che ha dato il via all’era dell’IA generativa e che conta oggi oltre 900 milioni di utenti attivi settimanali su ChatGPT, si sta ritrovando sulla difensiva. La causa, secondo i suoi stessi vertici, è una strategia che ha cercato di fare tutto contemporaneamente, disperdendo risorse e attenzione.
Sam Altman aveva paragonato questo approccio a “scommettere su una serie di startup” interne. Nell’arco dell’ultimo anno, OpenAI ha così annunciato il generatore video Sora, un browser chiamato Atlas, un dispositivo hardware e funzionalità di e-commerce per ChatGPT.
Prodotti diversissimi tra loro, lanciati in rapida successione. Il risultato, raccontano dipendenti attuali ed ex, è stato una struttura organizzativa complicata, con risorse di calcolo che passavano da un team all’altro all’ultimo momento e una direzione strategica difficile da leggere.
Il team di Sora, ad esempio, era inserito nella divisione ricerca nonostante fosse responsabile di uno dei prodotti più visibili dell’azienda, un’anomalia che la dice lunga sulla confusione interna.
Sora è diventata il caso emblematico di questa dispersione. Lanciata a settembre come app autonoma abbinata a un social dedicato, ha conquistato brevemente il primo posto sull’App Store di Apple. Poi l’utilizzo si è sgonfiato. Oggi OpenAI sta cercando di integrarne le funzionalità direttamente in ChatGPT, un passo indietro che equivale a un’implicita ammissione di errore.
Anthropic: il rivale che non si è distratto
Mentre OpenAI ha scommesso su molti fronti, Anthropic ne ha scelti pochissimi. Nessuna generazione di immagini, nessun browser, nessun hardware. Solo modelli, coding e mercato enterprise.
Una scommessa che si è rivelata vincente: Claude Code è diventato lo strumento di riferimento per gli ingegneri del software nelle grandi aziende tecnologiche, con un miliardo di dollari di ricavi annualizzati raggiunti entro sei mesi dal lancio. Simo lo ha detto esplicitamente ai dipendenti: il successo di Anthropic deve essere un “campanello d’allarme”.
Il vantaggio di Anthropic non è solo commerciale. È strutturale. L’azienda ha costruito una reputazione di affidabilità e focus tra gli sviluppatori, una reputazione che si conquista nel tempo e non si recupera con un annuncio.
Molti programmatori hanno trascorso le ultime vacanze natalizie a testare intensivamente Claude Code, e da allora non sono più tornati indietro. Nel segmento dove si decide chi fornirà l’infrastruttura cognitiva alle imprese del prossimo decennio, OpenAI si è trovata a inseguire.
La risposta: meno prodotti, più profondità
Il piano che Simo sta finalizzando con Altman e il chief research officer Mark Chen punta a concentrare le risorse su due assi principali: il coding e il mercato enterprise.
Non è solo una questione di prodotti, è una revisione del modello operativo. Simo, arrivata in agosto con un mandato ampio che copre prodotto e finanza, sta spingendo per una maggiore integrazione tra i team di ricerca e quelli di prodotto, storicamente separati.
Sul fronte coding, OpenAI ha già mosso passi concreti. Il lancio di una nuova versione di Codex e del modello GPT-5.4, pensato specificamente per il lavoro professionale, ha generato risultati misurabili: l’utilizzo delle API è cresciuto del 20% nella settimana successiva al lancio. Codex conta oggi oltre due milioni di utenti attivi settimanali, quasi quattro volte in più rispetto all’inizio dell’anno, secondo quanto dichiarato dalla stessa Simo in un post pubblico su X.
This news came out a little earlier than we planned; we’re excited to be building a deployment arm and will share more details soon.
Companies have a ton of urgency to deploy AI in their organizations and we’re sprinting to meet that demand. More than 1 million businesses run on…
— Fidji Simo (@fidjissimo) March 16, 2026
Sul fronte enterprise, la risposta si chiama Frontier. La piattaforma, lanciata il mese scorso per aiutare le aziende a costruire, distribuire e gestire agenti IA capaci di svolgere compiti reali, sta registrando una domanda superiore alla capacità di risposta.
Per scalare, OpenAI ha lanciato Frontier Alliances, una rete di partner tecnologici e consulenziali, e sta avviando un braccio operativo dedicato, i cosiddetti Forward Deployed Engineers, ingegneri da integrare direttamente all’interno delle aziende clienti per accelerarne l’adozione.
“Siamo ancora nelle fasi iniziali,” ha scritto Simo, “ma la velocità di adozione è un segnale chiaro di dove stiamo andando.”
La posta in gioco per OpenAI: borsa e Pentagono
Dietro questo cambio di rotta c’è una pressione che va oltre la competizione con Anthropic. Sia OpenAI che Anthropic stanno lavorando verso una quotazione in borsa che potrebbe avvenire già quest’anno. Quando si apre quella finestra, i fondamentali contano: quota di mercato enterprise, ricavi ricorrenti, crescita degli sviluppatori. Non il numero di prodotti annunciati.
C’è poi una variabile che lavora a favore di OpenAI. Il Pentagono ha recentemente designato Anthropic un rischio per la catena di fornitura, una mossa dell’amministrazione che ha reso alcune aziende, soprattutto nel settore pubblico americano, più caute nell’adottarne la tecnologia.
Anthropic ha annunciato che farà ricorso contro questa decisione. Nel frattempo, OpenAI beneficia indirettamente di un vantaggio competitivo che non ha conquistato sul mercato, ma che il contesto politico le ha consegnato.
È un’arma a doppio taglio: segnala quanto la battaglia per l’IA enterprise abbia ormai una dimensione che supera i confini della Silicon Valley.
Fonte: Wall Street Journal


