Fidji Simo, numero due di OpenAI dal maggio 2025, lascia il ruolo operativo in azienda. Lo ha comunicato lei stessa giovedì, in una nota interna ai dipendenti e poi su LinkedIn e X: la ricaduta della malattia cronica per cui era in congedo da tre mesi si è rivelata più lunga e complicata del previsto, e Simo ha deciso di passare a un incarico di consulente part time.
Sette anni di malattia per Simo
Simo aveva lasciato temporaneamente il suo posto in aprile, dopo quella che ha definito una grave riacutizzazione di una condizione cronica con cui convive da sette anni: la sindrome da tachicardia posturale ortostatica, diagnosticata nel 2019. Nel messaggio con cui annuncia l’addio scrive di aver passato “innumerevoli ore negli studi medici, alle prese con sintomi, terapie, assicurazioni, incertezza e tutto il lavoro invisibile che comporta essere un paziente”, definendo l’esperienza spiazzante: costruire il futuro dell’intelligenza artificiale mentre si convive con una malattia invalidante e senza cura.
Simo ammette di aver rimandato la decisione più volte. “Sto prendendo questa decisione solo ora perché ho fallito nel prenderla molte altre volte prima”, scrive, ricordando che già ai tempi di Meta aveva rifiutato un anno intero di congedo medico offerto da Mark Zuckerberg, che le aveva consigliato di giocare la partita lunga.
Da Instacart al fianco di Altman
Simo era entrata nel consiglio di amministrazione di OpenAI nel 2024 ed era approdata in azienda nel maggio 2025 come CEO of Applications, ruolo di nuova creazione con riporto diretto a Sam Altman, pensato per accorpare le operazioni business e prodotto della società. Nel corso del 2026 l’incarico è stato ribattezzato CEO, AGI Deployment. Con la sua nomina, anche il COO Brad Lightcap, la CFO Sarah Friar e l’allora chief product officer Kevin Weil, poi uscito dall’azienda, hanno iniziato a risponderle direttamente, mentre Altman si concentrava su ricerca, calcolo e sicurezza.
Prima di OpenAI, Simo aveva guidato Instacart dal 2021, portando l’azienda alla quotazione in borsa nel 2023, e in precedenza aveva trascorso oltre un decennio in ruoli di responsabilità in Meta, incluso quello alla guida dell’app Facebook.
Una squadra già in movimento
Il congedo di aprile aveva già scombinato gli equilibri ai vertici dell’azienda. Nello stesso messaggio con cui Simo annunciava la pausa per motivi di salute, OpenAI comunicava il passaggio di Lightcap a un ruolo dedicato a progetti speciali e l’uscita della chief marketing officer Kate Rouch, andata via per curare un tumore al seno. Da allora Greg Brockman, presidente dell’azienda, ha assunto la supervisione del prodotto, mentre Denise Dresser, chief revenue officer arrivata in azienda a dicembre dopo due anni alla guida di Slack e quattordici anni in Salesforce, ha ereditato la maggior parte delle responsabilità di Lightcap.
A inizio luglio si è aggiunta anche l’uscita di Joshua Achiam, a lungo chief futurist di OpenAI. Quest’anno l’azienda ha perso anche il responsabile del private equity, passato a Google, e un dirigente delle vendite, migrato verso Thrive Capital.
La ricerca di un successore mentre si avvicina la IPO
L’addio di Simo lascia ad Altman il compito di trovare un successore, proprio mentre OpenAI valuta una possibile quotazione in borsa: a giugno l’azienda ha depositato in via riservata i documenti presso la SEC, una settimana dopo che lo stesso passo era stato compiuto da Anthropic. Simo era considerata tra le candidate più accreditate ad assumere ancora più responsabilità una volta completata l’operazione, e la sua uscita apre un vuoto reale da colmare.
Il suo mandato si era concentrato sulla crescita del business consumer di OpenAI, inclusa la spinta pubblicitaria dell’azienda oltre gli abbonamenti a ChatGPT. La crescita di ChatGPT ha però rallentato verso la fine dello scorso anno, mancando gli obiettivi di fatturato interni, e questo ha spinto OpenAI a investire con più decisione sugli strumenti di coding, terreno sul quale l’azienda resta finora indietro rispetto ad Anthropic.
Mi dispiace davvero
Poco dopo che la notizia era stata riportata dal Wall Street Journal, Simo ha condiviso l’annuncio direttamente su X. Sam Altman ha risposto sulla stessa piattaforma: “Mi dispiace davvero per questo e sono molto grato per tutto quello che Fidji ha fatto per OpenAI, grato anche della sua amicizia e di chi è come persona. Le auguriamo tutti una pronta guarigione. Fa schifo.” Anche Rishi N. Reddy, collega e co-fondatore, ha commentato il post di Simo, definendola un caso più unico che raro: “a volte la cosa più difficile non è continuare a spingere, ma sapere quando dare priorità a te stessa.”
Una giornata intensa per OpenAI
L’annuncio di Simo arriva in una giornata già densa di notizie per OpenAI. Poche ore prima, giovedì, l’azienda aveva lanciato la nuova famiglia di modelli GPT-5.6, distinta nei tre livelli Sol, Terra e Luna, insieme a ChatGPT Work, il nuovo agente pensato per svolgere in autonomia attività d’ufficio come la stesura di documenti, fogli di calcolo e presentazioni. Entrambe le novità sono state presentate da OpenAI come una risposta diretta ad Anthropic.
Guardato dall’esterno, il vertice esecutivo di OpenAI appare piuttosto assottigliato per un’azienda che nell’ultima valutazione ha toccato gli 852 miliardi di dollari. Oltre ad Altman, Lightcap, Friar e Brockman, la squadra comprende appunto Dresser: non sarebbe una sorpresa vederla assumere un ruolo ancora più ampio nei prossimi mesi.
L’equity dei dipendenti sullo sfondo
La partenza di Simo arriva mentre OpenAI ha già ridisegnato il modo in cui gestisce l’equity dei dipendenti. Nell’aprile dello scorso anno, lo stesso mese in cui Simo era entrata in azienda, OpenAI aveva ridotto da 12 a 6 mesi il periodo di attesa prima che le azioni assegnate ai nuovi assunti iniziassero a maturare. A dicembre il periodo di attesa è stato eliminato del tutto per i nuovi assunti, che vedono ora l’equity maturare fin dal primo giorno.
La stessa Simo aveva descritto internamente la misura come un modo per permettere ai dipendenti di correre rischi senza il timore di perdere le proprie azioni in caso di uscita anticipata, in una fase di guerra dei talenti sempre più aggressiva nel settore dell’intelligenza artificiale. Nel solo 2025 OpenAI prevedeva di spendere 6 miliardi di dollari in compensi azionari. Nessuna delle uscite recenti risulta legata a motivi economici: i pacchetti retributivi dei dirigenti vengono negoziati singolarmente e possono prevedere condizioni di maturazione diverse rispetto al resto del personale.
Fonte: TechCrunch


