OpenAI ha avviato colloqui con l’amministrazione Trump per cedere al governo americano una quota del 5% della società, un modo per disinnescare le tensioni politiche che circondano l’azienda di Sam Altman a Washington. Lo riporta il Financial Times, secondo cui la proposta è nata dallo stesso Altman, convinto che dare al pubblico una partecipazione finanziaria sia il modo migliore per condividere i guadagni generati dall’intelligenza artificiale. Con la valutazione da 852 miliardi di dollari raggiunta a marzo, una quota simile varrebbe circa 42,6 miliardi di dollari.
OpenAI e il modello del fondo sovrano
L’idea, discussa da Altman e da altri dirigenti di OpenAI, prevede che ciascuna delle principali aziende di IA americane trasferisca il 5% delle proprie azioni a un veicolo simile all’Alaska Permanent Fund, il fondo che dagli anni Settanta investe le entrate petrolifere dello stato e distribuisce dividendi annuali ai residenti. Nei piani di Altman il meccanismo dovrebbe coinvolgere anche Anthropic, Google e Meta, anche se non è chiaro se questi gruppi siano disposti ad aderire. Coinvolgere più aziende renderebbe la misura più equa agli occhi del pubblico, ma anche più complicata da negoziare, dato che ogni azienda ha una struttura societaria e un calendario di quotazione diversi.
I colloqui di Altman con la Casa Bianca
Le trattative restano in una fase definita concettuale e un eventuale accordo richiederebbe probabilmente un atto del Congresso per essere attuato. Altman ha discusso la questione della partecipazione pubblica con Trump, con il segretario al Commercio Howard Lutnick e con il segretario al Tesoro Scott Bessent. Nelle ultime settimane l’amministratore delegato di OpenAI ha sentito anche il senatore democratico Bernie Sanders, che da tempo chiede una proprietà pubblica ben più ampia, vicina al 50% di ogni azienda di IA statunitense, gestita tramite un fondo sovrano.
Il precedente Intel
Il modello a cui guarda la Casa Bianca ha già un precedente. Dopo settimane di attacchi pubblici all’amministratore delegato di Intel, Trump ha cambiato tono nei confronti del produttore di chip quando il governo ne ha rilevato una quota del 10%. Lo stesso schema è stato poi applicato ad altre tecnologie considerate strategiche, come il quantum computing. La disponibilità di OpenAI a seguire una strada simile arriva mentre l’azienda prepara una quotazione in borsa che, secondo indiscrezioni, potrebbe non concretizzarsi prima del prossimo anno, e che allargherebbe la base azionaria generando forti guadagni per gli investitori attuali.
Le pressioni di Washington su OpenAI
Il contesto politico è diventato via via più complicato per i grandi laboratori di intelligenza artificiale, con l’opinione pubblica e una parte del Partito Repubblicano sempre più preoccupate per la costruzione di enormi data center, per l’impatto dell’IA sull’occupazione e per i rischi legati alla cyber security. OpenAI ha rinviato il lancio pubblico completo di GPT-5.6 su richiesta del governo, mentre Anthropic ha dovuto sospendere temporaneamente l’accesso ai modelli Fable 5 e Mythos 5 per gli utenti stranieri per motivi di sicurezza nazionale, restrizione poi rimossa. Entrambe le aziende hanno inoltre depositato in forma riservata la richiesta per una quotazione negli Stati Uniti.
OpenAI e Anthropic avevano già ipotizzato in passato, nei loro documenti di proposta di policy economica, che strumenti come i fondi pubblici o sovrani potrebbero rendersi necessari per distribuire al pubblico i benefici dell’IA. Ad aprile OpenAI aveva presentato l’idea di un fondo pubblico capace di garantire a ogni cittadino, anche a chi non investe nei mercati finanziari, una quota della crescita economica generata dall’intelligenza artificiale. Anthropic, dal canto suo, sta valutando un dividendo digitale finanziato con una tassa sul settore. La OpenAI Foundation, il braccio no profit dell’azienda, ha scritto a maggio che la società avrà probabilmente bisogno di nuovi strumenti per garantire alle persone una partecipazione stabile nei sistemi che generano valore, oltre a una voce in capitolo su come gestire questo cambiamento.
Fonte: Financial Times


