I ricavi annualizzati di Anthropic hanno superato quelli di OpenAI. Non è un’indiscrezione, è un dato che circola tra gli investitori e che ha costretto Sam Altman a fare i conti con una realtà che, fino a pochi mesi fa, sembrava impensabile.
A fine marzo, la startup guidata da Dario Amodei ha raggiunto 30 miliardi di dollari di ricavi annualizzati, partendo da 9 miliardi alla fine del 2025. Un balzo verticale, trainato quasi interamente dagli strumenti di coding, il mercato aziendale ad alta marginalità che OpenAI ora dichiara di voler conquistare. OpenAI, dal canto suo, ha raggiunto 25 miliardi a febbraio.
Il confronto diretto è complicato da metodi contabili diversi, tanto che Denise Dresser, nuova chief revenue officer di OpenAI, ha accusato Anthropic di gonfiare i propri ricavi “di circa 8 miliardi” contabilizzando al lordo la quota generata attraverso Amazon e Google. Ma sui mercati secondari il giudizio è già arrivato: per la prima volta, gli investitori stanno pagando un premio per le azioni di Anthropic rispetto a quelle di OpenAI.
Un’azienda su troppi fronti
La risposta di OpenAI alla pressione competitiva è stata una ridefinizione strategica ampia, rapida e, secondo diversi suoi stessi finanziatori, caotica. L’obiettivo dichiarato: difendere ChatGPT tra i consumatori e aggredire il mercato aziendale, con il tool di coding Codex come potenziale erede del prodotto di punta.
Nella pratica, gli ultimi mesi hanno prodotto una sequenza di mosse difficile da interpretare come disegno coerente. Altman ha emesso un “codice rosso” ai dipendenti per chiedere focus sul core business. La CEO delle applicazioni Fidji Simo ha invitato i dipendenti ad abbandonare le “side quest”.
Due settimane dopo, l’azienda ha speso qualche centinaio di milioni per acquisire TBPN, un talk show tecnologico. “Francamente non lo capisco, non ha alcun senso per me,” ha detto un investitore di OpenAI al Financial Times. “È una distrazione e mi irrita.”
Nel frattempo, l’investimento da un miliardo di Disney è evaporato con la chiusura di Sora, il servizio di generazione video. OpenAI ha sospeso anche un chatbot per contenuti per adulti, progetto su cui aveva puntato per diversificare l’offerta consumer. Il progetto Stargate UK, annunciato in pompa magna a settembre 2025 con Nvidia e Nscale, presentato come infrastruttura sovrana per l’IA britannica, è stato sospeso, con OpenAI che cita i costi energetici tra i più alti d’Europa e l’incertezza normativa.
Microsoft ha fatto sapere che potrebbe procedere per vie legali se il nuovo accordo da 50 miliardi con Amazon violasse il contratto cloud esclusivo già in essere. “L’azienda stava facendo troppe cose, aveva troppe scommesse,” ha ammesso un grande investitore. “Come azienda non puoi competere su 30 fronti diversi.”
La valutazione che scotta
852 miliardi di dollari è la cifra a cui OpenAI è oggi valutata, dopo aver chiuso lo scorso mese un round da 122 miliardi, il più grande nella storia del capitale privato, con investitori come SoftBank, Amazon, Nvidia, Andreessen Horowitz e Sequoia.
La CFO Sarah Friar ha difeso la solidità della posizione: il round è stato sottoscritto in eccesso e concluso in tempi record. Ma la matematica dell’IPO, prevista entro l’anno, racconta un’altra storia. Secondo un investitore che ha partecipato al round, per giustificare quella quota si dovrebbe ipotizzare una valutazione all’offerta pubblica di almeno 1.200 miliardi.
Il confronto con Anthropic, valutata 380 miliardi, con ricavi in crescita verticale e un posizionamento più nitido, rende quella ipotesi sempre più difficile da sostenere. “C’è spazio per entrambe, ma c’è fondamentalmente una dinamica tra numero 1 e numero 2, e il numero 1 vince in modo sproporzionato. Noi abbiamo scelto. Abbiamo investito molto in Anthropic,” ha dichiarato Roy Luo, partner di Iconiq Capital. OpenAI, ha aggiunto, rischia di trovarsi in una “terra di nessuno”.
L’unico vantaggio che conta per OpenAI
C’è un fronte su cui OpenAI mantiene un vantaggio strutturale difficile da colmare: l’infrastruttura computazionale. L’azienda ha comunicato agli investitori di aver garantito accesso a 8 gigawatt di capacità di calcolo, un traguardo che, secondo OpenAI, Anthropic non raggiungerà prima della fine del 2027, con l’obiettivo di arrivare a 30 GW entro il 2030.
Anthropic ha già subito interruzioni e vincoli di rete elettrica e il suo CFO, Krishna Rao, ha parlato di un “approccio disciplinato alla scalabilità dell’infrastruttura”: formulazione che descrive, nei fatti, una crescita più lenta per scelta o per necessità.
“Anche se il nostro modello è meno buono, possiamo semplicemente erogarlo,” ha detto una persona coinvolta negli sforzi infrastrutturali di OpenAI. In un mercato in cui la disponibilità di capacità computazionale è diventata una variabile competitiva tanto quanto la qualità dei modelli, questo non è un dettaglio.
La Netscape dell’IA?
OpenAI prevede di quasi raddoppiare l’organico fino a 8.000 persone entro fine anno e punta a generare metà dei ricavi dalle imprese, rispetto all’attuale 40%. Codex potrebbe diventare il prodotto centrale, scalzando ChatGPT: diversi dirigenti ritengono che il mercato aziendale, a margini più alti e con risorse computazionali più facilmente spostabili dal consumer, sia la scommessa giusta.
Ma la frequenza dei cambi di rotta preoccupa chi guarda dall’esterno. Jai Das, presidente di Sapphire Ventures, ha definito OpenAI “la Netscape dell’IA”, un riferimento al browser che dominò internet negli anni Novanta prima di essere travolto da Microsoft e poi acquisito da AOL.
La storia non si ripete ma a volte fa rima. E in questo momento, gli investitori di OpenAI stanno ascoltando con attenzione.
Fonte: Financial Times


