Quando si parla di “fonderia” nel settore dei semiconduttori, non si fa riferimento alla tradizionale lavorazione dei metalli, ma alla produzione di chip su larga scala per conto terzi.
Le aziende che operano come fonderie, come la taiwanese TSMC o Samsung Electronics, realizzano processori per altre società, che si occupano solo della progettazione.
Intel, storicamente un produttore integrato che progetta e fabbrica i propri chip, ha deciso di entrare in questo mercato con Intel Foundry Services, ma il percorso si è rivelato più accidentato del previsto.
La causa a Intel
Tra i tanti problemi incontrati dalla società di Santa Clara negli ultimi tempi c’è la causa intentata da un gruppo di azionisti che l’hanno accusata di aver nascosto in modo fraudolento i problemi proprio della sua divisione fonderia.
Secondo i querelanti, la mancata trasparenza di intel avrebbe portato a tagli di posti di lavoro e alla sospensione dei dividendi, con una perdita di oltre 32 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato in un solo giorno.
Il giudice distrettuale Trina Thompson, con sede a San Francisco, ieri ha però respinto le accuse, stabilendo che Intel non ha ingannato gli investitori.
Il cuore della disputa era una perdita operativa di 7 miliardi di dollari nel 2023, che la società aveva rivelato solo nell’aprile 2024, dopo aver modificato il modo in cui riportava i risultati finanziari.
Gli azionisti sostenevano che questa perdita fosse imputabile interamente a Intel Foundry Services, ma secondo il tribunale non c’erano prove che la società avesse effettivamente nascosto informazioni o fuorviato il mercato.
Le dichiarazioni di Gelsinger
Un altro punto chiave dell’accusa riguardava le dichiarazioni rilasciate nel marzo 2024 dall’allora CEO Patrick Gelsinger, che aveva parlato di una “significativa trazione” e di una “crescente domanda per la nostra offerta di fonderia”.
Secondo gli azionisti, queste parole sarebbero state fuorvianti, dato il contesto di perdite. Il giudice Thompson, però, ha ritenuto che Gelsinger si riferisse a specifici clienti e non all’andamento complessivo del business, che in effetti era in difficoltà.
La causa sosteneva che Intel avesse gonfiato artificialmente il prezzo delle proprie azioni tra il 25 gennaio e il 1° agosto 2024. Tant’è che il giorno che l’azienda ha rivelato una perdita trimestrale di 1,61 miliardi di dollari e annunciato il licenziamento di oltre 15.000 dipendenti, il titolo è crollato del 26%, bruciando 32 miliardi di dollari di valore di mercato.
Si è trattato di un colpo durissimo per la società, già impegnata in una difficile competizione con rivali come Nvidia, AMD, TSMC e Samsung.
Intel, che da tempo cerca di reinventarsi nel settore delle fonderie per ridurre la dipendenza dalla sola vendita di processori, sta attraversando un momento di grandi cambiamenti.
Lo scorso dicembre, il consiglio di amministrazione ha deciso di rimuovere Gelsinger dalla guida dell’azienda, segno che la strategia intrapresa finora non ha dato i risultati sperati. Ed è tutto da vedere se Intel riuscirà a risollevarsi e a ritagliarsi uno spazio in un mercato dominato dai colossi asiatici.


